a cura di Stefano Fontana
  • IL CASO

La Sea Watch3, Antigone e la Dottrina sociale della Chiesa

La Dottrina sociale della Chiesa non è mai stata tenera verso lo Stato, anche nella sua forma di “Stato di diritto” (Rule of Law) nel quale governa la legge. Ciò però non vuol dire che entrare in acque territoriali di uno Stato sovrano come l’Italia, non obbedire alle intimazioni della Guardia costiera e, anzi, speronare una imbarcazione della stessa Guardia siano atti da apprezzare.

Le critiche della Chiesa allo Stato riguardavano la sua forma di Stato moderno, accentrato e burocratico, e soprattutto “sovrano”. Questa parola vuol dire lo Stato non riconosce sopra di sé alcuna altra autorità, ossia che si fonda su se stesso. In questo caso lo Stato diventa il Leviatano di cui scriveva Hobbes nel XVII secolo. Esso si sovrappone alla comunità politica, alla quale non viene riconosciuta nessuna originaria autorità propria, sicché il regime finisce per comandare in modo totatlizzante sulla comunità. La comunità politica non è più in grado di appellarsi a delle ragioni superiori, sia di ordine naturale che soprannaturale, per valutare e giudicare l’opera dello Stato, che quindi finisce per avere sempre ragione.

Queste critiche della Chiesa allo Stato moderno, ben presenti nelle encicliche preconciliari, sono applicabili non solo agli Stati assoluti o dittatoriali o totalitari, ma anche alle forme di “Stato di diritto” liberali, costituzionali, democratiche, repubblicane. E infatti il  magistero della Chiesa postconciliare ha esteso la critica anche a queste forme. Anche uno “Stato di diritto” può essere dittatoriale e anche una democrazia può essere totalitaria. Il decreto inappellabile di un Sovrano assoluto come Napoleone ha in fondo le stesse caratteristiche di una legge approvata a maggioranza, se pretende di esse fondamento di se stessa. In tutti e due i casi la validità della legge dipende da un atto di volontà, individuale nel primo caso e collettivo nel secondo. La differenza non è qualitativa ma quantitativa, ossia non c’è differenza alcune, perché la quantità non può produrre differenze di qualità dato che il più non viene dal meno.

In questo quadro, però, la Chiesa ha cominciato ad “apprezzare” lo Stato di diritto, intendendolo non come sovrano, ma come sottomesso alla legge. Per legge si intende non solo la legge positiva, quella in vigore per volontà del Legislatore, ma anche la legge naturale e, a fondamento dei questa, la legge eterna. Per la Dottrina sociale della Chiesa, lo Stato di diritto va apprezzato quando non si fonda sui diritti, ma fonda i diritti sul diritto, ossia sull’ordine oggettivo della realtà da cui promana la legge naturale. Per Stato di diritto va allora inteso lo Stato che non si ritiene fondamento assoluto e sovrano della legge, ma si intende come sottoposto ad una legge morale prima di tutto e giuridica poi a carattere universale. 

Per questo motivo, la Dottrina sociale della Chiesa da un lato invita a non considerare lo Stato la fonte ultima ed unica del diritto, e dall’altro invita a rispettare le leggi dello Stato a meno che esse non contrastino in modo evidente con aspetti fondamentali della legge naturale e del diritto divino perché in questo caso meriterebbero l’obiezione della coscienza. In questo senso, Benedetto XVI, nella Caritas in veritate (2009), ha invitato a “non proclamare troppo affrettatamene la fine dello Stato” (41). Gli stessi aiuti internazionali devono tenere conto dell’importanza degli Stati e, nei Paesi in cui l’apparato statale è debole, esso va rafforzato. La cosiddetta “società civile internazionale” – alla quale di solito vanno ascritte le attività delle Ong - non può avere la preminenza rispetto agli Stati, perché non detiene una superiore autorità politica. Essa può vantare una legittima autonomia, ma non il diritto di infrangere le leggi degli Stati, ove queste sono finalizzare, per esempio, alla difesa del territorio nazionale. 

Per questi motivi, la nota vicenda della nave “Sea Watch 3”, al di là di tutti gli aspetti particolari che semmai aumentano l’illiceità morale e giuridica del fatto, non rientra minimamente nelle direttive della Dottrina sociale della Chiesa e non può essere difesa a partire da essa. Il caso in questione non può essere contemplato come l’atto di una nuova Antigone che preferisce, a proprio danno, seguire la legge degli Dei alla legge dello Stato.