• IL BELLO DELLA LITURGIA

La cupola della Pentecoste, conferma della promessa di Gesù

Tra le cinque cupole che caratterizzano la basilica veneziana di San Marco c'è quella detta "della Pentecoste". Lo Spirito Santo ci appare sotto forma di colomba, assisa su un trono regale, e i cui raggi si irradiano realizzando la promessa che Nostro Signore aveva fatto agli apostoli prima di ascendere al Cielo. Fondata su un "per sempre".

Cupola della Pentecoste - Basilica di San Marco, Venezia

Lo Spirito del Signore ha riempito l’universo, egli che tutto unisce, conosce ogni linguaggio (Sap 1,7).

Le cinque cupole che caratterizzano la fisionomia di San Marco a Venezia, distribuite lungo gli assi della basilica, narrano, con tessere dorate e preziosamente smaltate, la storia della salvezza. Il loro splendore è frutto del lavoro di maestranze greco-bizantine, attive in Laguna dal XII secolo; da allora continuano a trasmettere, per chi sa leggerlo, il messaggio evangelico, custodendone il cuore lungo la navata centrale. Qui si susseguono le tre calotte maggiori che, cominciando dal presbiterio, ci parlano del Padre (cupola dei Profeti), del Figlio (cupola dell’Ascensione) e dello Spirito Santo. Oltrepassato il nartece, la cupola detta "della Pentecoste" è la prima che s’incontra una volta entrati.

Il Paraclito ci appare sotto forma di colomba, assisa su un regale trono che occupa il centro esatto di nimbi concentrici racchiusi, a loro volta, dentro un’iscrizione latina che così recita: “Lo Spirito, in forma di lingue di fuoco, scende su di loro come un fiume, riempiendo i cuori, li fortifica e li unisce in vincoli d’amore. Per questo, genti diverse, vedendo i prodigi, divengono credenti, percependo la potenza della parola".

Raggi d’argento che s’irradiano e raggiungono i Dodici traducono il testo in immagine. Nel gruppo i maestri musivi hanno incluso Paolo, accanto a Pietro, e gli evangelisti Marco e Luca. Le loro figure colpiscono per la monumentalità, per la ricchezza cromatica delle vesti e per la varietà delle espressioni, accentuata dalle pose diverse che ciascuno assume, seduto sul proprio seggio. Sono, a due a due, ovvero come Gesù li aveva inviati a predicare per essere testimoni credibili di quanto avevano visto e udito, in dialogo tra loro; solo quattro, gli evangelisti, guardano diritto davanti a sé, tenendo saldo tra le mani il libro della buona novella che la Chiesa è chiamata a diffondere in tutto il mondo.

Ed ecco, infatti, che sui loro capi i raggi argentei si trasformano in fiammelle. Il fuoco è la potenza dello Spirito grazie alla quale saranno in grado di parlare a tutte le genti, qui rappresentate a coppie lungo la base della calotta della cupola. Ci vengono presentati come Parti, Medi, Elamiti, Romani, Giudei, Cretesi, Arabi, Asiatici e provengono dalla Mesopotamia, dalla Giudea e dalla Cappadocia, dal Ponto e da Frigia, Panfilia, Egitto e Libia. Ci tengono a precisarlo i mosaicisti che fanno loro indossare i costumi nazionali, perché la fede s’incarna nella cultura di ciascuno, senza annullarla. Dai pennacchi, quattro elegantissimi angeli assistono all’evento.

La cupola della Pentecoste ci conferma, e rinnova, la promessa che Cristo fece ai suoi amici: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,16). L’oro delle tessere del mosaico di San Marco sembra volere evidenziare quel “per sempre”.