• GUERRA INFINITA

Isis, ultimo atto. Ma la Siria è ancora una polveriera

L'Isis tracolla militarmente in Siria con la caduta dell’ultima roccaforte del Califfato a Baghouz, ma sta progettando nuovi attacchi in Europa secondo quanto rivelato ieri dal Times. E anche nella stessa area dell'ex Califfato, fra Siria e Iraq, le milizie jihadiste sono disperse e il Califfo Al Baghdadi è tuttora introvabile. 

Forze Democratiche Siriane issano la bandiera a Baghouz

L'Isis tracolla militarmente in Siria con la caduta dell’ultima roccaforte del Califfato a Baghouz, ma sta progettando nuovi attacchi in Europa secondo quanto rivelato ieri dal Times, che sostiene di aver ottenuto dei documenti da un'area liberata nel nord della Siria. Gli attacchi, scrive il Times, prevedono il sostegno alle cellule già create in Europa, mentre delle vere e proprie “squadre di assassini” sono state formate in Siria per colpire diversai obiettivi.

I documenti sarebbero contenuti in un hard disk abbandonato nel corso di un conflitto a fuoco tra elementi dell'Isis e le Forze Democratiche Siriane (FDS), le milizie curde e arabe sostenute dalla Coalizione a guida Usa.

Le FDS hanno già festeggiato la vittoria contro l'Isis nel sud-est della Siria con una cerimonia nella base allestita nel campo petrolifero di al-Omar ma la fretta di dichiarare conclusa la guerra aumenta gli interrogativi ancora aperti. Da un lato la sconfitta militare dell’Isis è un dato importante poiché, a differenza di al-Qaeda, il Califfato è riuscito a costituire un vero e proprio Stato con tanto di amministrazione, scuole, polizia e welfare. La battaglia di Baghuz ha però dimostrato ancora una volta che i combattenti jihadisti non hanno perso combattività, hanno inflitto severe perdite al nemico (dal 2014 solo i curdi hanno registrato per loro ammissione 11mila caduti e il doppio di feriti) e hanno resistito oltre ogni limite nell’ultima roccaforte contro forze soverchianti. Meglio attendere per festeggiare specie se teniamo conto che il comando americano e l’Onu valutano che l’Isis disponga ancora di molte migliaia di combattenti tra la Siria Orientale e l’Iraq settentrionale.

Forze probabilmente disperse per non offrire bersagli al nemico ma potrebbero presto tornare a issare la bandiera nera in qualche zona remota dell’Iraq o di una Siria ancora frammentata e quindi più di quest’ultima continuerà infatti a rappresentare un terreno fertile per l’insorgenza. Il governo di Damasco controlla stabilmente la Siria centrale e occidentale ma la regione di al-Tanf, tra le frontiere giordana e irachena, è ancora in mano a ribelli addestrati dagli statunitensi e protetti dalle forze americane basate in Giordania. Nel nord ovest qaedisti dell’ex Fronte al-Nusra controllano ancora parte della provincia di Idlib, circondate dalle truppe di Assad e “protette” a nord da truppe turche in base a una fragile tregua garantita dalle intese tra Mosca e Ankara. Nell’est, l’imminente ritiro (o forse solo dimezzamento) dei 2mila militari americani obbligherà i curdi a fare i conti con la pretesa di Damasco di riprendere il controllo di quei territori scarsamente popolati ma ricchi di gas e petrolio, il cui sfruttamento è prioritario per Assad. Un contesto instabile, cui aggiungere i raid israeliani in territorio siriano, che potrebbe offrire occasioni di rivincita allo Stato Islamico i cui vertici potrebbero essere vivi e operativi. Incluso il califfo, Abu Bakr al-Baghdadi, dato più volte per morto o ferito. Secondo i servizi segreti iracheni sarebbe nascosto nel deserto lungo il confine tra Siria e Iraq usando i tunnel per muoversi e sfuggire a droni e aerei da ricognizione che gli danno la caccia. "Non usa nessun telefono né internet per evitare di essere individuato dagli aerei della Coalizione", ha detto un ufficiale iracheno. "Quando vuole incontrare qualcuno dell'organizzazione, queste persone vengono portate in auto a circa due ore di distanza da dove Baghdadi si trova, poi vengono trasportati in moto". Un colonnello sottolinea che gli statunitensi hanno di recente iniziato a prendere di mira persone del suo entourage, come la moglie della sua guardia del corpo, e sono convinti che "questi obiettivi li porteranno presto a Baghdadi".

Una ipotetica “resurrezione” dell’Isis nelle aree in mano ai curdi o ai governativi di Assad potrebbe far comodo a potenze arabe o ai turchi che negli anni scorsi hanno già finanziato e armato i jihadisti per far cadere Assad il cui regime è oggi (piaccia o meno) l’unico credibile elemento di stabilità in Siria. Oggi sarebbe nell’interesse dell’Europa sostenere la ricostruzione postbellica della Siria anche per aiutare il governo di Assad ad emanciparsi maggiormente dalla “tutela” di Russia e Iran, veri vincitori del conflitto civile siriano. Del resto meglio non dimenticare che proprio i servizi segreti di Assad hanno fornito alle intelligence dei paesi europei molte informazioni circa i “nostri” foreign fighters.