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Iran, cristiani arrestati per aver celebrato il Natale

“Victor Bet-Tamraz, Shamiram Issavi, Amin Afshar-Naderi e Hadi Asgari sono stati presi di mira unicamente per l’esercizio pacifico dei loro diritti alla libertà di religione" scrive Amnesty International di questi quattro cristiani iraniani. Sono stati arrestati durante un raduno natalizio privato e rischiano pesanti pene carcerarie.

Teheran

“Victor Bet-Tamraz, Shamiram Issavi, Amin Afshar-Naderi e Hadi Asgari sono stati presi di mira unicamente per l’esercizio pacifico dei loro diritti alla libertà di religione e credo, espressione e associazione”, scrive Amnesty International, nell’appello alla raccolta firme per cercare di annullare la condanna a pesanti pene carcerarie, per questi quattro cittadini iraniani, arrestati a Teheran. Sono stati condannati, cumulativamente a 45 anni di carcere, solo perché cristiani. Questa volta Amnesty International richiama l’attenzione dell’opinione pubblica su una realtà troppo spesso trascurata: la sorte della minoranza cristiana nella Repubblica Islamica dell’Iran.

L’Iran è sottoposto a un regime islamico sciita che, almeno ultimamente tendiamo a considerare più tollerante rispetto ai suoi vicini sunniti. Questo per due motivi di percezione: perché è già meno oppressivo rispetto ai totalitarismi religiosi dello Stato Islamico, o dell’Afghanistan talebano. Secondo: perché è governato da un presidente che consideriamo riformatore, Hassan Rouhani. Ma si tratta di errori di percezione. Perché in Iran la persecuzione dei cristiani è sempre peggiore, anche sotto il governo di Rouhani. Il caso esemplare che spiega come stanno funzionando le politiche religiose in Iran è proprio quello dei quattro cristiani arrestati da agenti in borghese durante un raduno natalizio privato. In casa loro, dunque, nemmeno in pubblico.

La sezione 26 del tribunale rivoluzionario di Teheran, nel luglio del 2017, ha spiccato la sentenza a 10 anni di carcere per ciascuno dei cristiani imputati, accusati di “formare un gruppo composto da più di due persone allo scopo di interrompere la sicurezza nazionale”. Amin Afshar-Naderi è stato condannato a ulteriori cinque anni di prigione, dunque 15 in tutto, per “aver offeso le santità islamiche” con un post satirico su Facebook. Il motivo reale della condanna è che: celebravano messe in casa e viaggiavano fuori dai confini iraniani per prender parte a seminari religiosi. Sono infatti tutti e quattro membri della chiesa pentecostale assira. Victor Bet-Tamraz conduceva la comunità di Teheran, in una chiesa che è stata chiusa d’autorità nel 2009. Anche la sua famiglia è nel mirino, suo figlio è stato arrestato nel 2016.

Chiaramente, non solo i protestanti, ma anche i cattolici sono perseguitati nel regime sciita. Benché formalmente riconosciuta, la Chiesa cattolica è sotto pressione, specialmente negli ultimi anni. Secondo il rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre, Perseguitati e Dimenticati 2017, “Nonostante il riconoscimento costituzionale della minoranza cristiana, sono in aumento notizie sul trattamento oppressivo nei confronti dei cristiani da parte dello Stato negli ultimi due anni, anche in connessione con le elezioni presidenziali nel maggio del 2017. Vi sono anche notizie sul sequestro di proprietà della Chiesa nel marzo del 2017, la prima volta che una cosa simile avviene dalla Rivoluzione Islamica del 1979. Ciò ha alimentato nei cristiani la paura per ulteriori persecuzioni”.

Secondo la Commissione statunitense per la Libertà di Religione Internazionale, citata dal rapporto Acs, in Iran sono circa 90 i cristiani in carcere “per il loro credo e le loro attività religiose”.