• GIUSTIZIA E STORIA

In balia dei giudici: ragioni per un foro ecclesiastico

Un cardinale di Santa Romana Chiesa sbattuto in isolamento in prigione dopo un processo farsa durato anni. La persecuzione contro la Chiesa cattolica è aperta in nome dell’uguaglianza. Ma tutto comincia con l'eliminazione, con la Legge Siccardi, del Foro Ecclesiastico, che era un mezzo per evitare che odio anticattolico e amore per i soldi facili lasciasse i cattolici, e in particolare gli ecclesiastici, in balia di un qualsiasi tribunale. 

L'indegna caricatura di Pell mostrata al processo

Il 25 febbraio 1850 viene approvata nel Regno di Sardegna la legge Siccardi che prende il nome dal guardasigilli dell’epoca Giuseppe Siccardi. Siccardi ottiene la soppressione del foro ecclesiastico, vale a dire l’eliminazione del privilegio del clero di essere giudicato da un tribunale ecclesiale e non da un tribunale civile. Con questa legge trova applicazione anche nel regno sardo un provvedimento che fa regnare l’uguaglianza della legge nei confronti di tutti i sudditi: tutti uguali davanti alla legge. Era ora! Penso che oggi non ci sia nessuno, o quasi, che metta in discussione la bontà di un simile provvedimento.

Però. Però le cose non sono mai tanto semplici. Meno che mai quando sembrano ovvie. Nel 1850 l’abolizione del foro ecclesiastico senza richiedere il consenso della Santa Sede equivale a una dichiarazione di guerra nei confronti della sede romana. Il foro ecclesiastico infatti è garantito dal concordato stipulato fra lo Stato della Chiesa e il Regno di Sardegna. Concordato che non può essere modificato senza un reciproco accordo di entrambi i contraenti. Pio IX è proprio questo che rileva: come mai il regno sardo decide di modificare il concordato senza informare la Santa Sede? Il comportamento sardo è chiaramente un atto ostile quanto ingiustificato nei confronti della chiesa cattolica e del suo stato. Ingiustificato tanto più che il regno di Sardegna, che si presenta al mondo come uno stato modello perché costituzionale e liberale, così facendo viola il primo articolo dello Statuto che definisce la chiesa cattolica “unica religione di stato”.

L’abolizione del foro ecclesiastico è un tassello importante della guerra che il Piemonte sabaudo scatena in Italia contro lo stato pontificio e i cattolici. Cioè contro l’intera popolazione. Subito dopo la sua approvazione serve per mettere in prigione a carcere duro (a pane e acqua) il vescovo di Torino Luigi Fransoni, vescovo scomodo, reo di obbligare i sacerdoti a ottenere il nulla osta dell’autorità ecclesiastica prima di presentarsi in tribunale. Negli anni successivi servirà a incarcerare uno stuolo di preti e religiosi colpevoli di aver infranto le leggi dello stato. Colpevoli, per esempio, di essersi rifiutati di cantare il Te Deum in occasione della festa dello statuto. O colpevoli di aver negato l’assoluzione in punto di morte agli scomunicati liberali che non si fossero pubblicamente pentiti del loro operato. Per capire meglio con quale equanimità e uguaglianza venissero applicate le leggi sabaude conviene tenere presente che, in nome della chiesa cattolica garantita dal primo articolo dello statuto e in nome della libera chiesa in libero stato, viene smantellato e svenduto l’immenso patrimonio religioso, artistico, culturale e caritativo organizzato nei secoli dalla chiesa cattolica in Italia. Aboliti tutti gli ordini religiosi della chiesa di stato, tutti i loro membri vengono cacciati dalle loro case e derubati di tutto, compresi archivi e biblioteche. In nome della giustizia, del progresso e dell’uguaglianza, 57.492 persone vengono private di ogni diritto. A cominciare da quello di scegliere liberamente il proprio stato.

E’ evidente che parlo della legge Siccardi per ragionare sull’oggi. Un cardinale di Santa Romana Chiesa, un uomo di 77 anni, sbattuto in isolamento in prigione dopo un processo farsa durato anni (durante i quali forse si sperava che morisse). Un antico giocatore di rugby abbandonato al suo destino da tutti. O quasi. Calunniato in modo palese da un tribunale che definire civile sarebbe ardito. La bellissima frase “la giustizia è uguale per tutti” serve magnificamente, come tutte le belle frasi, a nascondere la realtà dell’attuale situazione. La persecuzione contro la chiesa cattolica e contro i suoi uomini migliori è aperta. Il gioco al massacro è iniziato. In nome, ancora una volta, dell’uguaglianza. Forse sarebbe il caso di ricordare quanto Paolo scrive nella prima lettera ai corinti: “voi prendete a giudici gente senza autorità nella Chiesa? Lo dico per vostra vergogna!” Forse i tribunali ecclesiastici non sono un retaggio dell’oscurantismo cattolico. Sono solo un mezzo (certamente insufficiente perché è Gesù stesso che profetizza la persecuzione) per evitare che odio anticattolico e amore per i soldi facili frutto di calunnia lascino i cattolici, e in particolare gli ecclesiastici, in balia di un qualsiasi tribunale che applica la legge in modo uguale per tutti. Per tutti i propri amici.