• GERMANIA

Il silenzio del vescovo sulla falange cattolica al Gay pride

Si chiamano Katholische junge Gemeinde (KjG), ossia Giovani Cattolici Parrocchiani e vengono da Stoccarda. Hanno deciso di partecipare, quasi in un centinaio, al Gay Pride della loro cittadina e di parteciparvi proprio come gruppo cattolico. E il vescovo? In silenzio, per paura o codardia. I gay pride assomigliano sempre più alle marce di propaganda dei regimi politici totalitari del passato. 

Si chiamano Katholische junge Gemeinde (KjG), ossia Giovani Cattolici Parrocchiani e vengono da Stoccarda in Germania. Questi giovani parrocchiani hanno sfatato un luogo comune: le popolazione latine sono più fantasiose di quelle sassoni. Infatti i membri del KjG hanno deciso di partecipare, quasi in un centinaio, al Gay Pride della loro cittadina e di parteciparvi proprio come gruppo cattolico. Gli slogan che urlavano appartengono ormai allo stereotipato repertorio drammatico dell’omoeresia: “Dio ti ha fatto così e ti ama così”, “Il Papa ti ama così come sei”, “Devi essere felice così come sei”, “Non dovresti preoccuparti di ciò che gli altri pensano di te”. Poi un cartello tentava di trovare un appiglio teologico all’omogenitorialità: “Gesù aveva ... due padri".

Katholisch.de, il sito dei vescovi tedeschi, ha plaudito all’iniziativa e ha dato spazio a Miriam Lay, membro della direzione diocesana del KjG. La Lay ha dichiarato: "Dio ama tutti indipendentemente dal proprio sesso o orientamento sessuale. Molti conoscono solo la posizione conservatrice della Chiesa, Vogliamo cambiarla".

Gli organizzatori del Gay Pride hanno dato pure un premio al gruppo KjG, che conta circa 3.000 membri. Le motivazioni si riferivano al fatto che il gruppo ha dato un significativo contributo ai temi della "diversità, dell’accettazione e dell’uguaglianza".

Il vescovo di Stoccarda ovviamente tace. Codardia? Silenzio assenso? Desiderio di allinearsi al nuovo che avanza? Oppure addirittura indifferenza dato che ormai di gruppi cattolici che in materia di omosessualità sposano idee non cattoliche se ne contano a bizzeffe? Non è dato di saperlo. A questo proposito però cade a fagiolo una dichiarazione che il vescovo del Kazakistan Athanasius Schneider ha rilasciato il 28 luglio scorso. Mons Schneider ha affermato che "c'è un diffuso clima di silenzio, passività e paura tra coloro che nella Chiesa devono affrontare senza ambiguità questa situazione e proteggere la vita del Chiesa dall'infiltrazione del veleno dell'ideologia dell'omosessualità e del gender, e proclamare la verità della creazione di Dio e dei suoi santi comandamenti”. 

Ha poi aggiunto che le “cosiddette manifestazioni dei Gay pride assomigliano inequivocabilmente alle marce di propaganda dei regimi politici totalitari del passato”. Il paragone è in effetti azzeccato. Le marce dei regimi nazista e comunista erano una esibizione di forza e nello stesso tempo una sintesi simbolica dell’universo ideologico a cui si ispiravano. Parimenti i Gay Pride, dove “l’orgoglio gay” viene sbandierato come atto di sfida e dove i carri, l’abbigliamento (scarno), i cartelli tenuti in mano dai partecipanti condensano tutto il portato culturale del mondo omosessualista. Cambia solo il tono della marcia: austera quelle del passato, fintamente ilare quelle omosessuali. Una ilarità che sappiamo bene è rivolta unicamente a chi si mostra gay friendly. Gli altri sono solo oggetto di dileggio, insulti e attacchi rabbiosi.

Torniamo ai giovani KjG i quali hanno riproposto una ormai frustra strategia per sostituire il Credo apostolico con quello gaio: affermare che occorre accogliere la persona omosessuale e così facendo accogliere l’omosessualità e che Dio ti ama così come sei, dimentichi del fatto che Dio non ama né il peccato, né il peccatore, bensì la persona nonostante pecchi e dunque sia peccatrice. 

Ce ne rendiamo conto: oggi queste riflessioni appaiono sottigliezze teologiche e morali, ma ciò è avvenuto perché il peso dell’ideologia arcobaleno ha schiacciato queste verità imponenti come montagne assottigliandone lo spessore nel percepito comune che le considera ormai irrilevanti se non addirittura “contrarie allo spirito del Vangelo”, come si suol dire.