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Il Qatar islamista tiene in pugno tutta l'Europa

Finanzia la repressione in Egitto e la ribellione in Libia e Siria, si è comprato la Striscia di Gaza e finanzia il terrorismo islamico. Ma l'Emirato del Qatar condiziona anche la politica europea con i suoi investimenti. E organizza la prossima Guerra santa.

L'emiro del Qatar

Ufficialmente è uno dei migliori alleati degli Stati Uniti, che vi mantengono un comando aereo, e un partner politico e finanziario dei principali Paesi europei. Al tempo stesso però l’emirato del Qatar è il Paese più vicino a tutti i movimenti islamisti, jihadisti e persino qaedisti. Gruppi spesso considerati ufficialmente terroristi come i talebani afghani, al-Qaeda nel Maghreb o quelli del Movimento per l’unicità del Jihad in Africa occidentale (Mujao), Hamas e il Fronte siriano al-Nusrah.

Le ultime conferme circa la spregiudicata ambiguità della politica estera dell’emiro il Hamad bin Khalifa al Thani (intorno alla cui successione è in atto un complesso gioco nella ricchissima corte araba) giungono dall’Afghanistan e dal Malì. L’unica rappresentanza diplomatica dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan (il nome che i talebani attribuirono al Paese sotto il loro controllo dal 1996 al 2001) è stata aperta a Doha con il via libera statunitense per consentire l’apertura di negoziati di pace. Il presidente afghano Hamid Karzai contava di poter trattare da solo con i talebani ma la pretesa di Washington di avere la supremazia nelle trattative ha riportato il gelo tra Karzai e Obama. In ogni caso al Qatar il negoziato afghano fornisce la garanzia che con il ritorno dei talebani al potere o comunque a condividerlo, l’Afghanistan resterà un Paese arretrato e dominato da un’interpretazione arcaica dell’islam.

Il boom della politica di espansione degli interessi del Qatar, così come dell’Arabia Saudita e in misura minore degli Emirati Arabi Uniti, coincide con le cosiddette “primavere arabe” nelle quali le monarchie arabe del Golfo Persico, basate su strutture sociali arcaiche e antidemocratiche, si sono mobilitate per soffocare il vento di libertà che da Piazza Tahrir arrivò a soffiare pericolosamente anche nel Bahrein, emirato petrolifero che ospita la base della Quinta flotta statunitense nel quale la monarchia sunnita era minacciata da una rivolta che vedeva protagonista la popolazione sciita. Una protesta pacifica che venne soffocata due anni or sono da truppe saudite e qatarine senza che nessuno chiedesse interventi internazionali o imposizioni di no-fly zone a sostegno dei rivoltosi.

Il Qatar è in prima linea nel processo di soffocamento delle istanze democratiche arabe. Con i suoi miliardi in petrodollari tiene in pugno i Fratelli Musulmani dell’Egitto (dove i sauditi appoggiano i salafiti, seconda forza politica del Paese) prestando denaro al presidente Mohamed Morsi in crisi di consensi e acquistando quote importanti di aziende pubbliche inclusa la società che gestisce il Canale di Suez. Nell’ottobre dell’anno scorso al-Thani ha visitato la Striscia di Gaza e l’ha comprata con 4 miliardi di dollari versati ad Hamas perché abbandonasse l’alleanza storica con Teheran e Damasco. Il capo di Hamas, il terrorista Khaled Meshaa, oggi vive in una villa faraonica a Doha mentre i suoi uomini addestrano i ribelli siriani e combattono contro gli ex alleati.

Nella guerra civile siriana il Qatar ha fornito migliaia di tonnellate di armi e centinaia di milioni di dollari al Fronte al-Nusrah (aderente ad al-Qaeda) e ad altre milizie salafite appoggiate pure dai sauditi. Grazie ai petrodollari del Golfo queste milizie hanno ottenuto successi in battaglia guadagnando prestigio agli occhi della popolazione e degli altri gruppi di insorti. Dopo aver scatenato la rivolta contro Gheddafi a Bengasi corrompendo militari libici che a Derna e in tutta la Cirenaica aprirono le caserme ai miliziani islamisti, il Qatar sponsorizzò Abdelhakim Belhadj, qaedista che aveva conosciuto le carceri speciali della CIA, che conquistò Tripoli con qualche migliaio di soldati qatarini travestiti da “tuwar”, i guerriglieri libici. I jet dell’emiro al-Thani, basati in Italia, parteciparono anche alle operazioni aeree della NATO contro Gheddafi.

A causa dell’opposizione di molte tribù il Qatar non è riuscito ancora a mettere le mani sulla Libia ma molti ritengono che dietro alla destabilizzazione islamista in atto nel Paese ci sia lo zampino di Doha. La Direction du renseignement (DRM), l'intelligence militare francese, non ha dubbi sul ruolo logistico, militare e finanziario del Qatar a sostegno dei gruppi qaedisti attivi in Malì e oggi ritiratisi in parte nel sud della Libia dopo l’offensiva francese nel nord del Paese. Gli 007 d’Oltralpe hanno le prove che il Movimento per la Liberazione dell’Azawad (indipendentisti tuareg), gli islamisti di Ansar Eddine e del MUJAO, nonché al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI) hanno ricevuto denaro dal Qatar e hanno uffici di rappresentanza a Doha.

I militari francesi da tempo cercano di “svegliare” Francois Hollande con le prove che dimostrano come il Qatar non sia solo un alleato subdolo della Francia e dell’Occidente ma sia nei fatti il miglior sponsor di terroristi e miliziani islamici. Una doccia fredda per la Francia che da anni ha accettato l’Emirato nella comunità francofona (anche se Doha è stato protettorato inglese fino al 1971) consentendo ai fondi del Qatar di investire miliardi di dollari in Francia, così come in Gran Bretagna e Italia. Osservando il dinamismo dell’iniziativa di al-Thani e la cecità delle leadership occidentali viene il dubbio che il Qatar si sia già “comprato” , complice anche la crisi, una bona fetta d’Europa e di europei. E’ forse un caso che l’Italia abbia inaspettatamente deciso di votare a favore della rappresentanza palestinese all’Onu (era previsto che Roma si astenesse) subito dopo il rientro dell’allora premier Mario Monti da Doha con in tasca la promessa di investimenti qatarini per 10 miliardi di dollari?

A Parigi c’è imbarazzo dopo l’offerta di al-Thani di investire fino a 100 milioni di euro in progetti di riqualificazione delle periferie urbane francesi abitate per lo più da islamici. Le organizzazioni islamiche qatarine attive già in molte aree dell’Africa e del Medio Oriente difficilmente costruiranno piscine e palestre ma più probabilmente centri di cultura islamica utili a diffondere il verbo di esponenti religiosi quali Yusuf al Qaradawi, egiziano residente da tempo in Qatar, esperto promulgatore di “fatwe”, vicino ai Fratelli Musulmani e conduttore su al-Jazira del fortunato programma ”Sharia e vita”. Svendere l’Europa per un pugno di petrodollari comporta del resto il rischio che il prossimo jihad venga dichiarato da qualche banlieu.