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Il prossimo ritorno della tensione nucleare in Europa

La diplomazia di Usa e Russia ci ha portato con la macchina del tempo indietro di almeno 31 anni. Era l’8 dicembre 1987 quando si chiudeva, con il Trattato Inf, l'epoca della minaccia di distruzione nucleare reciproca in Europa. Oggi i russi sono accusati di violare il Trattato e gli Usa minacciano di ritirarsi, già dal 2 febbraio.

Trump alla Defense Missile Review

La diplomazia di Usa e Russia ci ha portato con la macchina del tempo indietro di almeno 31 anni. Era l’8 dicembre 1987 quando si chiudeva, con il Trattato Inf, un lungo periodo (durato 9 anni) di crisi per i missili a medio raggio schierati in Europa da Usa e Urss. Alla fine della settimana scorsa, invece, giunta ad un punto morto nelle trattative con i russi a Ginevra, l’amministrazione Trump ha annunciato che potrebbe incominciare a ritirarsi dal Trattato il prossimo 2 febbraio. Sarebbe la fine di un’era e l’inizio di un’altra, probabilmente più pericolosa. Perché il Trattato Inf, oltre ad essere un gesto inedito di forte distensione fra Usa e Urss, aveva posto fine, in modo inequivocabile, alla reciproca minaccia di distruzione nucleare in Europa. In una prospettiva storica è un evento importante, per la fine della Guerra Fredda, tanto quanto il ritiro sovietico dall’Afghanistan, la caduta del Muro di Berlino e la stessa fine dell’Unione Sovietica negli anni immediatamente successivi.

La crisi degli euromissili prende il nome dai missili nucleari a raggio intermedio schierati in Europa dal Patto di Varsavia: gli SS-20, dal 1978. Avrebbero potuto colpire, con grande precisione, ogni bersaglio in Europa occidentale, ma non avevano la gittata sufficiente per raggiungere gli Usa. In teoria erano meno pericolosi di altri missili balistici intercontinentali (Icbm) che avrebbero potuto letteralmente seppellire le città americane dopo mezzora di volo parabolico. Ma da un punto di vista strategico erano una sfida più difficile da affrontare: erano un’arma di ricatto. Con quei missili, Mosca avrebbe potuto dire: “Noi diamo inizio alla distruzione di tutti i vostri alleati, ma non abbiamo alcuna intenzione di attaccare voi. Volete voi sacrificare tutte le vostre vite per difenderli?”. Per rispondere a questa domanda, due presidenti Usa, Carter prima e Reagan poi proposero un’alternativa: o i sovietici ritirano i loro missili, o la Nato schiera i suoi. Non ottenendo alcuna risposta da parte sovietica, nell’autunno del 1983, Reagan d’accordo con gli alleati (fra cui l’allora premier italiano Bettino Craxi) iniziò a schierare i missili americani a raggio intermedio. Anche questi ponevano i sovietici di fronte a un dilemma mortale: accettare la loro presenza avrebbe fatto correre loro il rischio di subire un attacco di sorpresa, senza avere la possibilità di rispondere. E la tensione internazionale raggiunse il suo massimo storico dai tempi della Crisi dei Missili di Cuba del 1962. 

Si può capire, dunque, come mai la firma del Trattato Inf, da parte di Reagan e di Gorbachev, alla fine del 1987, fu un accolta da tutta Europa con un grande sospiro di sollievo. Entrambe le parti accettarono l'eliminazione completa dei missili a raggio intermedio schierati in Europa. Era la fine della corsa agli armamenti nel vecchio continente. La firma servì a dipanare il grosso della tensione, a sbloccare la trattativa anche per tutti gli altri problemi rimasti in sospeso e in un paio di anni, non per coincidenza, la Guerra Fredda finì (con il collasso del blocco sovietico).

Ora il Trattato Inf è di nuovo a rischio, perché l’amministrazione Trump ritiene che la Federazione Russa (erede dell’Urss) lo stia violando. L’oggetto del contendere è un nuovo missile da crociera russo, il 9M729 Novator (SS-C-8 nel codice Nato). Si tratterebbe di un missile a raggio intermedio, anche se Mosca nega. Nel 2019, insomma, si porrebbe di nuovo il problema che nel 1978 era rappresentato dagli SS-20: una nuova arma capace di minacciare la distruzione di ogni bersaglio in Europa occidentale, ma non in grado di raggiungere gli Stati Uniti. Un nuovo modo di tenere in ostaggio l’Europa? Parrebbe proprio di sì, a giudicare dalla reazione dell’amministrazione Trump: o i russi danno precise garanzie sul Novator, oppure gli Usa si ritireranno dal Trattato Inf. La proposta di Mosca di far ispezionare a esperti statunitensi i nuovi missili, è stata respinta. “Mettere in mostra un sistema fermo non ci permetterebbe di capire fin dove arriva il missile”, ha spiegato mercoledì scorso Andrea Thompson, sottosegretario statunitense di Stato. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ribattuto dicendo che se gli Usa non accettano l’offerta di un’ispezione, sono loro che stanno minacciando la stabilità strategica fra i due Paesi.

Bentornati nel 1978? Parrebbe di sì, anche perché il contesto non è dei più tranquilli. Il 2 gennaio, infatti, la Russia ha testato un suo primo missile ipersonico, capace di volare come un missile da crociera (dunque a bassa quota) a 20 volte la velocità del suono. Combinando l’invisibilità tipica dei missili da crociera e la velocità di un missile balistico, rappresenterebbe (sempre che funzioni realmente e non sia gonfiato dalla propaganda) una sfida senza precedenti per gli Usa. Gli Stati Uniti hanno indirettamente risposto, il 17 gennaio, quando il presidente Trump ha presenziato personalmente, al Pentagono, alla presentazione della Missile Defense Review: un resoconto completo sulle minacce missilistiche rivolte agli Usa e sugli strumenti per contrastarle. La “Review” indica (contrariamente alla precedente, del 2010) la Russia e la Cina come minacce alla sicurezza degli Usa. Ed è poi un insieme di proposte su attuali e potenziali armi per la difesa anti-missile, un campo in cui gli Usa sono all’avanguardia e non hanno rivali. Il suggerimento vale per contrastare le potenze nucleari minori, come la Corea del Nord o quelle possibili venture, come l’Iran, perché finora non esiste alcuna tecnologia anti-missile sufficiente a parare la minaccia di grandi potenze nucleari come Russia e Cina. Nei loro confronti, la “Review” suggerisce i soliti vecchi metodi: la deterrenza nucleare, dunque la minaccia di una rappresaglia devastante.