• VECCHIA SINISTRA

Il governo della restaurazione di Prodi e D'Alema

Che ci fanno lunghi interventi di Prodi e D'Alema sul Corriere della Sera, nel giorno del nuovo governo? I due leader degli anni Novanta sono infatti privi di ogni incarico e ufficialmente si sono ritirati dalla politica. Ufficialmente. Perché il loro attivismo rivela un ruolo dietro le quinte del governo "del cambiamento" (cioè: di restaurazione)

Dini, Prodi e D'Alema al governo nel 1996

Leggendo ieri le prime pagine dei principali quotidiani nazionali, sembrava di essere tornati agli anni Novanta. Sul Corriere della Sera campeggiava un'intervista a Massimo D’Alema, da tempo fuori dalla politica e privo di incarichi, che definiva “un’alleanza naturale” quella tra Pd e Cinque Stelle per dar vita al Conte-bis. Nella lunga chiacchierata l’esponente della sinistra italiana parlava di “stagione nuova”, esprimeva il suo convinto plauso all’asse giallo-rosso, sottolineando la comunanza di vedute tra grillini e dem, e si diceva soddisfatto della uscita di scena di Matteo Salvini, definendola un fatto positivo per l’Italia.

Sempre in prima pagina il quotidiano di via Solferino ospitava un articolo a firma di Romano Prodi, che auspicava il ritorno al sistema maggioritario, al fine di ricreare le condizioni per un bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra. Fa specie scoprire che due protagonisti indiscussi di un’epoca politica ormai datata ottengano tutto questo spazio sul principale quotidiano italiano proprio nel giorno della nascita di un nuovo governo. Fa specie altresì che lo ottengano mentre al governo ci sono coloro i quali, ci riferiamo ai Cinque Stelle, hanno fatto il pieno di voti alle politiche del 4 marzo 2018, tuonando proprio contro i dem e i governi da loro guidati nella legislatura precedente.

A che titolo, quindi, due ex politici privi di ruoli pubblici come Massimo D’Alema e Romano Prodi vengono intervistati o chiamati a scrivere sulle colonne del Corriere della Sera? C’è puzza di restaurazione, con la complicità grillina e con l’avallo di certo potere mediatico. D’altra parte si tratta di un governo tenuto in piedi da reciproche convenienze ma privo di una visione culturale comune e di un progetto per il Paese. Un elenco di punti programmatici non determina una visione comune. I dinosauri della Prima Repubblica sono tornati. Sono dietro le quinte ma sono tornati. E pontificano anche dalle colonne dei giornali. Nella legislatura inaugurata dalle politiche del 21 aprile 1996 Romano Prodi era Presidente del Consiglio e Massimo D’Alema, che poi gli avrebbe fatto le scarpe a Palazzo Chigi, segretario del Pds (poi Ds). Sono passati oltre vent’anni e ora danno nuovamente le carte della politica italiana. Di Prodi si vocifera che possa finalmente coronare il suo sogno quirinalizio nel 2022. I giornali sono ancora ai loro piedi. E lo spacciano per cambiamento.