• CASO LAMBERT

Il dramma di Vincent e gli sciacalli pro eutanasia

Il 42enne disabile francese non è ancora morto, ma i fautori dell’eutanasia cercano di sfruttare la sua agonia per i loro fini. Così in tv si invitano i telespettatori a scrivere le Dat, e l’Admd cinguetta per… uccidere più velocemente. In Italia c’è poi il solito Cappato con le sue menzogne, ma c’è anche un popolo che si riunisce per pregare e difendere il mistero dell’uomo.

Vincent Lambert non è ancora morto, eppure gli sciacalli già si stanno saziando delle sue carni. I genitori e gli avvocati giustamente chiedono rispetto, silenzio, ma non ne avranno. Vincent, per certi individui, non è una persona, è un’occasione. Un’occasione ghiotta, da gestire accuratamente, per trarne il massimo vantaggio.

Da quando il 2 luglio scorso il dottor Sanchez ha riavviato il processo di morte, i grandi canali di comunicazione hanno gradualmente abbassato le luci sulla vicenda e fuorviato l’attenzione delle masse su altro. Vincent sembrava già morto da mesi. Era chiara la linea: non era il caso di agitare gli animi, mentre era in atto l’omicidio di Stato. Troppo pericoloso. Se ne era accorto l’ospedale di Reims che aveva rafforzato la vigilanza.

Due giorni fa, papà Pierre, mamma Viviane e i fratelli David e Anne, hanno diffuso il loro ultimo comunicato, che stillava tristezza e rassegnazione, insieme alla speranza cristiana, quella che il mondo non può conoscere.

Basti vedere come ha dato la notizia BFM TV, l’equivalente francese del nostro Rainews 24; i volti dei due conduttori teatralmente segnati di mestizia annunciavano il comunicato, per poi passare la parola all’“esperta” che lanciava prontamente un appello ai telespettatori: la lunga, triste, toccante vicenda di Vincent Lambert può essere evitata se andrete al più presto a scrivere le vostre dichiarazioni anticipate di trattamento; potete farlo anche subito, online. Capito? Volete evitare che dei genitori bigotti ed eccessivamente protettivi cerchino di tenervi in vita? Fregateli, scrivendo le vostre dichiarazioni.

Ma non è finita qui. Anche gli attivisti del suicidio assistito non si sono fatti attendere. L’Association pour le Droit de Mourir dans la Dignité (ADMD) ha denunciato la barbara decisione di far morire di fame e di sete Vincent, non perché gli importi qualcosa di Vincent, ma per usarlo nella propria battaglia per l’eutanasia attiva: “Nessuno dei media s’interroga sul fatto che sono già sei giorni che si sono interrotte la nutrizione e l’idratazione di Vincent Lambert senza che la morte avvenga... Questa pratica di morte a fuoco lento non inquieta nessuno?”. Ma non è bastato questo “cinguettio”. L’ADMD ha pensato bene di mettere il video di un intervento a RTL di François, il solito nipote di Vincent, il quale si lamenta dei limiti dell’attuale legge. Il processo di uccisione di Vincent è così lento perché i medici temono di essere accusati di eutanasia; va da sé che sarebbe auspicabile una legge che riconoscesse ai medici la licenza di uccidere velocemente.

Anche Marco Cappato non ha perso tempo per sfruttare il caso Lambert pro domo sua (vedi qui), polemizzando con un articolo del Corriere della Sera. Articolo, che tra l’altro, si inventa che «decine di perizie si sono susseguite per stabilire se [Vincent] avesse una minima forma di coscienza, con esito negativo». Perizie fatte frettolosamente, senza rispettare la condizione particolare di questi disabili, ma anche diagnosi che invece rilevano uno stato di coscienza in Vincent, come quella del 2011 da parte del Coma Science Group di Liegi.

Articoli come questi, nonostante l’apparenza di obiettività, dimenticano di dire quello che neurologi onesti, come l’ateo Adrian Owen, hanno riconosciuto da tempo: “Prudenza, a staccare i sondini alle persone in 'stato vegetativo' e farle morire. E lo dico da ateo. È provato scientificamente che ogni individuo porta in sé un suo personale livello di coscienza che non è fisso, che non è uno stato ma un movimento, che fluttua, migliora e peggiora”. Il dottor Owen si è messo a dialogare con pazienti in stato vegetativo, diagnosi che - ricorda lo stesso medico - si  rivela tra l’altro falsa nel 40% dei casi. Durante una risonanza magnetica funzionale, il neurologo canadese si è messo a fare delle domande a questi pazienti, osservando che nel 20% dei casi si attivavano le stesse zone cerebrali che si attiverebbero in un paziente cosciente. Una pista di ricerca che dimostra che in molti casi il problema non è lo stato di coscienza, ma la capacità del paziente di esprimersi. Owen comunica una certezza: “Ora sappiamo che non esistono categorie fisse, come scrivono i giornali, ma stati variabili con evoluzioni imprevedibili”.

Ma torniamo al nostro Cappato. Anche lui non ha resistito appunto alla voglia di “cinguettare”: «Leggendo questo titolo del Corriere penserete che la Francia nazista stia negando le cure a un tetraplegico. Nell’articolo scoprite che è "incoscente", ma nulla si dice sulla irreversiilità della sua condizione. Farebbe meno click?!». A parte il fatto che qualcuno ci dovrebbe dire perché bisognerebbe ammazzare persone con disabilità o malattie non sanabili, il problema di questo tweet non sono tanto gli errori di battitura, ma la presunzione con cui si giudicano irreversibili situazioni che in realtà nessuno può definire tali. Anzi, in alcuni casi, questa irreversibilità decisa a tavolino è stata prontamente smentita. Ma ai radicali non è mai interessato rispettare la realtà: il loro obiettivo è plasmarla secondo la propria ideologia falsamente libertaria.

Giorgia Meloni, anche questa volta, non ha mancato di denunciare «il silenzio generale della politica e dei mezzi di comunicazione» di fronte allo Stato francese che ha deciso «di condannare a morte un disabile contro la volontà dei suoi genitori. Siamo davanti ad una pagina buia della nostra storia recente. Sono vicina a Pierre, Viviane, David e Anne, che hanno lottato senza risparmiarsi mai per dare una speranza a Vincent. Sono degli eroi, in una Europa che ha perso il lume della ragione e sta distruggendo la sua stessa identità, che si fonda sulla difesa della vita e del più debole. Sono un esempio da seguire nella battaglia che non ci stancheremo di condurre contro la deriva eutanasica e la cultura dello ‘scarto’».

Intanto i sostenitori di Vincent annunciano una veglia di preghiera questa sera alle 20, davanti alla chiesa di Saint-Sulpice. In Italia risponde Federica Picchi, che ha organizzato, sempre per questa sera alle 18.30 a Montecitorio un «evento fieramente aconfessionale»: un incontro di preghiera, con recita del Rosario, «per Vincent Lambert e tutte le vittime silenziose di questa strage ideologica che introduce il concetto dello scarto umano; che non cura le ferite dell'UOMO, ma che spinge a calpestare ciò che lo rende unico, il MISTERO».