• STATO ETICO

Il Def, il reddito e l'Ue: tutto contro la sussidiarietà

Il nuovo Documento Economia e Finanza, apre vari scenari inquietanti. In primo luogo ha dato adito a un primo esempio di intervento a gamba tesa dell’Unione Europea. Entrando, poi, nel merito del Def stesso, la sua natura è fortemente statalista. Il grande sconfitto è il principio di sussidiarietà

Commissione UE

Il nuovo Documento Economia e Finanza, apre vari scenari inquietanti. In primo luogo ha dato adito a un primo esempio di intervento a gamba tesa dell’Unione Europea. Entrando, poi, nel merito del Def stesso, la sua natura è fortemente statalista. Che si faccia il tifo per l’Ue o per il governo Conte, in ogni caso il grande sconfitto è il principio di sussidiarietà.

Andando con ordine, la Commissione si è sovrapposta prepotentemente ad ogni dibattito italiano pro o contro questa finanziaria. I commissari Moscovici e Dombrovskis hanno scritto al ministro Tria: “I target di bilancio sembrano puntare ad una deviazione significativa dal percorso raccomandato dal Consiglio. Questa è una fonte di seria preoccupazione”. E’ chiaramente una “preoccupazione” che esprime, da quella posizione, un’offerta che non si può rifiutare: “assicurare che la legge di stabilità sia in linea con le regole Ue”, scrivono i due commissari. L’analisi finale sarà formulata solo quando la manovra sarà approvata dal Parlamento. Per ora è un forte richiamo, perché “gli obiettivi di budget rivisti dal governo appaiono in questo primo momento con una significativa deviazione rispetto al percorso di bilancio raccomandato dal Consiglio. Ciò è fonte di seria preoccupazione”.

Si può anche fingere di non notare il doppiopesismo della Commissione, che era più che tollerante nei confronti del governo Renzi, che pure aveva fatto un deficit di bilancio del 2,6% (sul Pil) nel 2015 e del 2,4% nel 2016 e per il 2017 chiedeva sufficiente flessibilità per un deficit del 2,9% per cinque anni. In confronto il governo Conte è “rigorista” perché chiede flessibilità sufficiente per un deficit del 2,4% per tre anni. Tuttavia, anche accettando per buone le ragioni della Commissione, non si può eludere il vero problema: quella lettera di Moscovici e Dombrovskis è la dimostrazione che la politica finanziaria italiana non è più indipendente. Soprattutto dopo l’adesione al “patto di stabilità” deve passare al vaglio di commissari non eletti e neppure italiani, ma capaci di compiere scelte politiche (non tecniche, ma politiche) al posto di ministri e parlamentari eletti. Piacerà ancora questo modello di Europa, ora che abbiamo toccato con mano cosa vuol dire?

Il secondo aspetto problematico della vicenda è il Def in sé. Con il reddito di cittadinanza, lo Stato assistenziale diventa ancora più etico. E’ bene, prima di tutto, notare che il reddito di cittadinanza, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, sia il piatto forte del Def: costa 9 miliardi  cioè più di quattro volte tanto il previsto taglio di tasse voluto dalla Lega (2 miliardi di euro). Lo Stato diventa necessariamente etico, oltre che assistenziale, perché a nessun contribuente piacerebbe pagare per i vizi di chi riceve 780 euro mensili di reddito di cittadinanza. E quindi iniziano i provvedimenti per rendere quei soldi “degni” di essere spesi. Nelle dichiarazioni che si sono susseguite in questi ultimi tre giorni abbiamo sentito Laura Castelli, sottosegretaria all’Economia, affermare che “nessuno controlla i cittadini"... Ma ...  "Ma qualora ci fossero delle stranezze, questo permetterebbe alla Guardia di Finanza di verificare se quella persona sia davvero in condizione di necessità. Se per tre mesi con il reddito di cittadinanza vai all'Unieuro un controllino la Guardia di Finanza lo fa”. A parte la pubblicità involontaria alla nota catena di supermercati degli elettrodomestici, questo vuol dire che il governo controllerà eccome cosa compriamo e dove.

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio rincara la dose: “E’ chiaro che se vado con quella carta (possibile carta di debito con cui verrà erogato il reddito di cittadinanza, ndr) a comprare un gratta e vinci o anche le sigarette o a comprare dei beni non di prima necessità la carta non funziona. Grazie alle tecnologie, che ci sono da venti anni, è possibile disattivare il servizio in alcuni negozi. L'obiettivo è spendere nei negozi sul suolo italiano perchè vogliamo iniettare nell'economia italiana 10 miliardi di consumi che vuol dire far ripartire i consumi, la vita delle imprese, la vita dei commercianti. Tutti se ne gioveranno”. Il vicepremier ha annunciato di aver inserito “in questa norma anche una serie di misure che contrastano i furbi” perché, spiega, “noi ci vogliano rivolgere solo alle persone per bene, a quelli che si comportano onestamente”. E per chi non lo fa, si paventano “fino a sei anni di carcere”.

Questo è il tipico atteggiamento dello Stato etico, che decide cosa sia bene o male per i suoi cittadini, perché li vuole moralizzare. E’ un ente statale che stabilisce un rapporto diretto sovrano-suddito con i suoi cittadini, sostituendosi alla famiglia, all’educatore, alla comunità e alla Chiesa. In parole povere: lo Stato deresponsabilizza il cittadino, compiendo le scelte al posto suo. La persona “mantiene se stessa e la sua famiglia con il proprio lavoro sviluppa la sua dignità – ha ricordato anche Papa Francesco nella sua intervista al Sole 24 Ore, un mese fa - il lavoro crea dignità, i sussidi, invece, quando non legati al preciso obiettivo di ridare lavoro e occupazione, creano dipendenza e deresponsabilizzano”.

E alla deresponsabilizzazione della persona di fronte allo Stato assistenziale, si aggiunge anche quella dello Stato nazionale di fronte alle scelte prese in sede di Commissione europea. In un quadro in cui a restare vittima è il principio di sussidiarietà. Che, secondo la Dottrina sociale, “protegge le persone dagli abusi delle istanze sociali superiori e sollecita queste ultime ad aiutare i singoli individui e i corpi intermedi a sviluppare i loro compiti. Questo principio si impone perché ogni persona, famiglia e corpo intermedio ha qualcosa di originale da offrire alla comunità. L'esperienza attesta che la negazione della sussidiarietà, o la sua limitazione in nome di una pretesa democratizzazione o uguaglianza di tutti nella società, limita e talvolta anche annulla lo spirito di libertà e di iniziativa”.