• GUERRA AL TERRORISMO

I Pasdaran nella lista nera Usa, una dichiarazione di guerra all'Iran

Salto di qualità nella lunga Guerra al terrorismo: da lunedì gli Usa hanno inserito anche la Guardia Rivoluzionaria dell’Iran nella lista nera delle organizzazioni terroriste internazionali. Si tratta di un fatto senza precedenti, perché è la prima volta che un organo di Stato viene considerato ufficialmente “terrorista”.

Guardie Rivoluzionarie iraniane

Salto di qualità nella lunga Guerra al terrorismo: da lunedì gli Usa hanno inserito anche la Guardia Rivoluzionaria dell’Iran nella lista nera delle organizzazioni terroriste internazionali. Si tratta di un fatto senza precedenti, perché è la prima volta che un organo di Stato viene considerato ufficialmente “terrorista”.

L’annuncio è stato dato lunedì 8 aprile dal presidente Donald Trump e produrrà effetti pratici a partire dalla prossima settimana. Inserendo la Guardia Rivoluzionaria nella lista nera delle organizzazioni terroriste, gli Usa potranno applicare contro di essa ulteriori sanzioni, contro un’organizzazione militare che è anche una potenza economica. La designazione “organizzazione terrorista” permetterà alle autorità statunitense di imporre restrizioni ai movimenti dei “pasdaran”, oltre che a tutti coloro che sostengono l’organizzazione indirettamente. La magistratura potrà agire anche contro coloro che forniscono “sostegno materiale” alla Guardia Rivoluzionaria. Nel caso una persona sia trovata colpevole di fornire tale sostegno, la legge americana prevede pene fino a 20 anni di reclusione.

Le nuove sanzioni si uniscono alle vecchie, che risalgono a ben prima della presidenza Trump: singole entità economiche e persone legate alla Guardia iraniana erano già colpite da misure restrittive per la loro partecipazione al programma nucleare, sostegno a organizzazioni terroriste e violazione dei diritti umani. Ma non l’organizzazione in quanto tale. L’Iran era già stato definito uno “Stato canaglia” dal presidente Bush nel 2002. Ma si trattava di una definizione politica, non legale. Trump stesso ha spiegato il salto di qualità di questa misura: “Questa mossa senza precedenti, guidata dal Dipartimento di Stato, riconosce la realtà che l’Iran non solo è uno Stato sponsor del terrorismo, ma che la Guardia Rivoluzionaria vi partecipa attivamente, lo finanzia e lo promuove quale strumento politico”. Il presidente afferma che l’inserimento della Guardia nella lista nera permetterà di “espandere sensibilmente, nello scopo e nelle dimensioni” la pressione sull’Iran. “Se fai affari con la Guardia Rivoluzionaria – spiega Trump – vuol dire che stai foraggiando il terrorismo”.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha inserito il Centcom, il comando delle forze armate Usa nel Medio Oriente, nella sua lista nera delle organizzazioni terroriste. D’ora in avanti, ogni militare americano incontrato da forze iraniane o milizie alleate in Siria, Iraq e Yemen, potrà dunque essere considerato come un “terrorista” e trattato di conseguenza. Il presidente Rouhani, nel suo discorso alla nazione, ha definito gli Usa stessi come “il maggior sponsor al terrorismo internazionale”. Il ministro degli Esteri Javad Zarif ritiene che la decisione americana comporterà “un disastro per le forze americane nel Medio Oriente” e ritiene che sia (come sempre, nella retorica iraniana) una decisione pilotata da Israele, per favorire la rielezione di Benjamin Netanyahu.

Al di là della retorica, la Guardia Rivoluzionaria può essere considerata come un’organizzazione terrorista? Il termine “pasdaran” con cui vengono indicati i suoi membri, è diventato sinonimo di forte sostenitore di una causa fanatica: la Guardia Rivoluzionaria è nata nella rivoluzione islamica con il ruolo di guardia pretoriana di Khomeini. Come ha ammesso l’anno scorso lo stesso suo comandante, Mohammad Alì Jafari, la cattura dell’ambasciata americana di Teheran nel 1979 da parte degli studenti rivoluzionari fu un’operazione di cui la Guardia era quantomeno complice. Per 444 giorni il personale diplomatico statunitense venne tenuto in ostaggio. Secondo Jafari, i suoi ufficiali “erano al corrente” dell’operazione. Eufemismo per dire che hanno contribuito. La Guardia Rivoluzionaria, attualmente, è un esercito pesantemente armato, con 150mila uomini. Conduce operazioni in terra e in mare, ha una sua forza speciale, la Forza Quds, specializzata in missioni all’estero, soprattutto per l’addestramento di milizie sciite alleate in tutto il Medio Oriente. E’ anche una potenza economica: controlla il programma nucleare e circa il 20% dell’economia iraniana.

Le accuse di collusione con il terrorismo internazionale sono gravi e fondate. Le ha ricordate, lunedì, il segretario di Stato Mike Pompeo: partecipazione all’attentato contro i marine americani e i parà francesi a Beirut nel 1983, attentato contro l’ambasciata americana in Libano nel 1984, appoggio a organizzazioni già inserite nella lista nera americana quali Hezbollah, Jihad Islamica Palestinese, Hamas, Kataib Hezbollah. Le forze Quds e loro milizie collegate combattono in Siria al fianco di Assad, in Iraq al fianco degli sciiti del Sud, in Yemen al fianco degli Houthi. In Libano tengono letteralmente in ostaggio il Paese, attraverso Hezbollah, milizia che ormai è più potente, meglio armata e meglio addestrata dello stesso esercito regolare libanese.

Più che un appoggio tattico a Netanyahu, la condanna dei pasdaran risponde ad una logica tutta americana: è un regolamento di conti che parte da molto lontano. Gli Usa, dal 1979, dunque dai tempi della rivoluzione e del sequestro dell’ambasciata, hanno sempre visto l’Iran come l’epicentro delle reti terroristiche. Costrette a concentrarsi su altri obiettivi, che di volta in volta erano l’Iraq, Al Qaeda, l’Afghanistan dei Talebani, infine l’Isis, le amministrazioni statunitensi hanno solo rimandato la resa dei conti finale con l’Iran rivoluzionario. Ma questa, prima o poi, doveva arrivare. Ora che l’Isis è stato sconfitto sul campo, il momento è arrivato.