• DOPO LA RIFORMA

I nuovi esami di Stato? Erano meglio le simulazioni

Gli esami di maturità sono appena iniziati, ma il partito dei nostalgici delle vecchie prove è già maggioritario, almeno tra coloro che si aspettano una scuola della cultura, del rigore, della tradizione. Se il vecchio esame presentava dei limiti, ancora più lacunoso appare il nuovo, specie per la prova orale. E poi rimane il problema dell’Ottocento, il grande escluso della tipologia A.

Diciamolo pure expressis verbis! Gli esami di Stato sono appena iniziati, ma il partito dei nostalgici dei vecchi esami è già maggioritario, almeno tra coloro che si aspettano una scuola della cultura, del rigore, della tradizione.

Da quest’anno gli esami hanno vesti nuove. La riforma attuata risale, in realtà, alla «Buona scuola» di Renzi e ai suoi decreti attuativi del 2017. Gli studenti arrivano alle prove con un punteggio di crediti scolastici che può ammontare al massimo a 40 punti su 100, contro i 25 punti che poteva conseguire fino all’anno scorso lo studente che avesse superato in ciascun anno del triennio la media del nove. Bisogna senz’altro riconoscere che l’assegnazione di un maggior rilievo ai risultati conseguiti durante il triennio è motivo di sicuro merito del cambiamento. Così, come pure, ritengo elemento significativo e positivo l’eliminazione della vecchia tipologia B (articolo e saggio breve) a partire da un buon numero di documenti forniti.

Non credo, invece, positiva l’abolizione della terza prova (chiamata volgarmente “il quizzone”) che favoriva certamente la profusione di un adeguato impegno nello studio di tutte le discipline e il riconoscimento dell’importanza di tutte le materie nel curricolo scolastico. Con la riforma, i due terzi del punteggio assegnato agli esami dipende dalla prova di italiano e dalla seconda prova legata all’àmbito disciplinare dell’indirizzo scolastico (ad esempio, latino e greco per il liceo classico, matematica e fisica per il liceo scientifico, ecc.).

Tutte le altre discipline contano davvero poco nella valutazione d’uscita se teniamo presente che la prova orale (che assegna un massimo di 20 punti) parte da una busta sorteggiata (contenente un documento relativo a una materia a partire dal quale il candidato dovrà collegarsi anche con altri àmbiti) cui seguono la presentazione della relazione di alternanza scuola-lavoro (la cosiddetta ASL), una domanda su cittadinanza e una sul CLIL (materia in lingua inglese).

Se il vecchio esame presentava dei limiti e doveva essere riformato, ancor più lacunoso appare questo nuovo esame, soprattutto in relazione alla prova orale. Su questo torneremo, però, magari per un giudizio più complessivo al termine di tutte le prove.

Ora, concentriamoci sulla prima prova scritta, modificata radicalmente, al di là di quanto un’analisi superficiale potrebbe mostrare. La tipologia A (analisi di testo) offre, infatti, due possibilità. In questi mesi il Ministero si è premurato di precisare che gli autori apparterranno all’arco temporale che va dall’Unità d’Italia ai giorni nostri. Questa affermazione intende riqualificare l’Ottocento, secolo escluso nelle prove degli ultimi vent’anni, e garantire che si possano sottoporre agli studenti testi che appartengano a periodi differenti o a generi letterari diversi. Negli ultimi anni si era assistito alla deriva per cui i ragazzi si trovavano ad affrontare opere odierne non di carattere artistico, ma saggistico. Le domande avevano come obiettivo quello di verificare le competenze di comprensione su un testo anche non squisitamente letterario.

La nuova tipologia B sottopone agli studenti tre possibilità diverse (di carattere storico o scientifico o economico o ancora sociale, ecc.): a una prima parte di comprensione segue poi una seconda di produzione.

La vecchia tipologia C è scomparsa, destando non poche polemiche. In realtà, è stata in un certo senso sostituita dal testo di carattere storico della tipologia B. Credo che le tante polemiche scoppiate non abbiano davvero motivo di esistere. Il vecchio tema di storia, così com’era concepito, era affrontato in media dall’uno o due per cento degli studenti, presentava tracce non trattabili o argomentabili, con richieste non confacenti ai programmi che effettivamente sono svolti nella scuola italiana.

La tipologia C offre due possibilità, a partire da una citazione che deve essere commentata. La traccia di riflessione, come il Ministero ha specificato più volte durante l’anno e ha dimostrato con le simulazioni, intende intercettare davvero le esigenze e le domande di studenti di 19 anni, allontanandosi da quelle richieste di attualità che sembravano concepite per un adulto piuttosto che per il mondo giovanile. Devo riconoscere che le proposte assegnate ai ragazzi nelle simulazioni sono state suggestive: la questione degli obiettivi e della felicità a partire da un pensiero dello Zibaldone di Leopardi oppure la nostalgia come sentimento positivo a partire dalla provocazione di un saggio dello psichiatra Borgna.

Le tracce scelte per la prima prova dell’esame di Stato 2019 hanno mantenuto le promesse delle dichiarazioni d’intenti e delle simulazioni svolte in questi mesi? Verifichiamolo subito. L’analisi di testo ha offerto come prima chance la poesia Risvegli tratta da L’allegria di Ungaretti (domande sul testo e approfondimenti sul percorso interiore del poeta a partire dall’orrore della guerra, con possibilità di addurre riferimenti ad altri autori che hanno raccontato l’esperienza della trincea). Pensiamo agli affascinanti confronti che lo studente poteva instaurare con Clemente Rebora (Viatico, Voce di vedetta morta), con Montale (Valmorbia), con Saba (Nino). Senz’altro una traccia che offriva suggestioni, collegamenti, possibilità di mostrare sensibilità artistica e umana.

Che dire, però, del fatto che in vent’anni è ben la quarta volta che viene proposta una poesia di Ungaretti (tre volte di Montale) a fronte del fatto che vi sono dei grandi esclusi del secolo scorso (Pascoli e D’Annunzio su tutti) e la letteratura italiana del Novecento appare così ridotta, povera e scarna. Perché non ricordare agli studenti che abbiamo tanti scrittori importanti, solo per annoverare qualcuno: Guido Gozzano, Ada Negri, Dino Buzzati, Federico Tozzi, Angelo Gatti, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Giovannino Guareschi, Pier Paolo Pasolini, Clemente Rebora, Carlo Emilio Gadda, Carlo Betocchi, Giovanni Testori, Mario Luzi, Alda Merini, Andrea Zanzotto e Grazia Deledda

La seconda traccia della tipologia A ha proposto un brano da Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia. Il capitano Bellodi indaga sull’omicidio di un imprenditore edile che non si è piegato alla protezione della mafia, ma trova sulla sua strada persone che ostacolano la ricerca della verità, tra cui i parenti stessi della vittima. L’interpretazione del brano proponeva una riflessione sulla contrapposizione tra la cultura della legalità e dell’onestà e quella dell’omertà e dell’illegalità.

Nonostante la professione d’intenti del Ministero il grande Ottocento è l’altro grande escluso dalla tipologia A: nessun autore dell’Ottocento è stato scelto nel ventennio in cui è stato in vigore l’ormai vecchio esame di Stato, nessun autore è stato inserito nel nuovo esame.

Ecco le tre proposte della tipologia B. La prima prevedeva comprensione, analisi e produzione a partire da un brano tratto dal saggio Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà di Tomaso Montanari. Suggestiva soprattutto era la parte di produzione dello studente: «Condividi le considerazioni di Montanari in merito all’importanza del patrimonio storico e artistico quale indispensabile legame tra passato, presente e futuro? Alla luce delle tue conoscenze e delle tue esperienze dirette, ritieni che “la bellezza salverà il mondo” o, al contrario, pensi che “la bellezza non salverà proprio nulla, se noi non salveremo la bellezza”? Argomenta i tuoi giudizi con riferimenti alla tua esperienza e alle tue conoscenze e scrivi un testo in cui tesi e argomenti siano organizzati in un discorso coerente e coeso». Traccia molto bella, non certo alla portata di tutti, soprattutto per le richieste argomentative.

La seconda proposta, di carattere più squisitamente scientifico, ha presentato un testo tratto da L’illusione della conoscenza di Steven Sloman e Philip Fernbach. Il testo, che suggerisce grandi possibilità di riflessioni, si apre alla produzione seguente: «Gli autori illustrano un paradosso dell’età contemporanea, che riguarda il rapporto tra la ricerca scientifica, le innovazioni tecnologiche e le concrete applicazioni di tali innovazioni. Elabora le tue opinioni al riguardo sviluppandole in un testo argomentativo in cui tesi ed argomenti siano organizzati in un discorso coerente e coeso. Puoi confrontarli con le tesi espresse nel testo sulla base delle tue conoscenze, delle tue letture e delle tue esperienze personali». La traccia era molto complessa: basterà leggere il documento offerto per capirlo.

La terza proposta è di carattere più prettamente storico: un brano tratto dall’introduzione di Corrado Stajano al saggio La cultura italiana del Novecento si apre a una riflessione sul Novecento nel suo complesso e più in particolare sull’insicurezza e sullo sconcerto «che dominano la vita delle donne e degli uomini e che non lasciano presagire “quale sarà il destino umano dopo il lungo arco attraversato dagli uomini in questo secolo”». Giudico molto complessa questa traccia di riflessione storica.

Tutte le tracce di quest’anno hanno avuto, in realtà, un carattere parzialmente storico, conseguenza forse delle esagerate polemiche scoppiate in questi mesi sull’eliminazione del tema storico dall’esame di Stato.

Infine, commentiamo la tipologia C, tema di riflessione. La prima proposta offre un testo tratto dal discorso del prefetto Luigi Viana per le celebrazioni del trentennale dell’uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il candidato è invitato a riflettere sui valori richiamati dal discorso e sull’importanza della lotta alle mafie e a tutte le illegalità.

La seconda proposta invita a soffermarsi sul rapporto tra sport, storia e società a partire da un articolo di giornale di Cristiano Gatti su Gino Bartali, campione di ciclismo che ha ottenuto il titolo di «Giusto tra le Nazioni» per aver salvato molti Ebrei durante gli allenamenti nella Seconda Guerra Mondiale. La storia è stupenda e commovente. Credo, però, che le due tracce di riflessione siano davvero complesse, oltre che molto distanti dalle attese della vigilia a partire dalle simulazioni. La proposta sullo sport suggerisce di portare esempi di altri sportivi che abbiano assunto un’importanza storica rilevante in frangenti particolari. Pochi studenti potrebbero ben argomentare. Ho un’altra idea sul tema di riflessione, senz’altro in linea con le tracce proposte durante le simulazioni: la riflessione dovrebbe essere un’opportunità di confronto per tutti, non per pochi, a partire da questioni e domande che davvero intercettano l’animo del ragazzo.

In sintesi, ecco le linee prevalenti in queste tracce: dominio della storia inserita un po’ ovunque (per rimediare all’assenza del tema storico), poca riflessione che intercetta davvero il cuore dei ragazzi, alcune tematiche molto avvincenti (bellezza, altruismo di Bartali, ecc.), ma troppo complicate nella formulazione e nella richiesta di argomentazione, tanta educazione civica (parola d’ordine di questi tempi), come se bastasse svolgere temi civici per educare. Non lo credo per niente. Credo che prima di pensare di educare il cittadino si debba educare l’uomo. Ma la scuola si preoccupa davvero di educare? Chi lo desidera? Perché non si mette mai a tema l’educazione (che è la vera emergenza di questi decenni) quando si progettano e attuano riforme scolastiche?