• IMMIGRAZIONE

Guerra di religione contro il Decreto Sicurezza bis

E’ guerra, anzi resistenza, contro il nuovo Decreto Sicurezza bis, approvato a larga maggioranza dal Parlamento. Una guerra in cui gli uomini di Chiesa parrebbero tutti schierati contro la nuova normativa. Ma viola i diritti o la dignità delle persone?

Emigranti nel Mediterraneo

E’ guerra, anzi resistenza, contro il nuovo Decreto Sicurezza bis, approvato a larga maggioranza dal Parlamento. Una guerra in cui gli uomini di Chiesa parrebbero tutti schierati contro la nuova normativa.

“La disumanità non può diventare legge”, slogan comparso sui banchi dell’opposizione durante il dibattito, è anche il grido di battaglia dell’associazione Libera, di don Ciotti. Il quale dichiara a La Repubblica: “L'Europa è sempre stata una culla di civiltà ma rischia di diventare la culla della non umanità. Il decreto Salvini? È una vergogna per il nostro Paese perché toglie la libertà e la dignità delle persone. Tutto ciò avviene nel più totale disprezzo dei trattati internazionali che anche l'Italia ha ratificato. Soccorrere la gente in mare è un diritto. Multare chi soccorre è, invece, una cattiveria”. Anche don Biancalani, parroco di Vicofaro (Pistoia) in prima linea sul fronte dell’immigrazione, si dice “inorridito” dal provvedimento. “Da parte mia, e credo anche da parte di tanti altri operatori del settore, non solo uomini e donne di chiesa – dichiara ad AdnKronos – ci opporremo in mille modi: disobbedienza civile su tutta la linea, salvare e aiutare gli esseri umani è un dovere di tutti. Sono normative disumane e credo sia necessario avere un approccio più costruttivo. È terribile perché sono persone che scappano da guerre e violenza, che cercano un rifugio, mentre vengono abbandonate a se stesse prima in mare e, se riescono a sbarcare, vengono abbandonate anche sul territorio”. Padre Alex Zanotelli, comboniano, noto per le sue campagne pacifiste, commenta a The Post Internazionale: “Riteniamo il decreto sicurezza bis un atto criminale, non ho altre parole”. “Una norma che dice che è reato salvare vite umane diventerà legge di Stato”. “Questo va contro la civiltà occidentale, va contro tutta la legge del mare, viola i diritti umani fondamentali, è un vulnus terribile”. Infine, ma non da ultimo, padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, ha twittato “Questo è tempo di resistenza umana civile e religiosa”.

Ma il Decreto Sicurezza bis viola i diritti umani o la dignità della persona? Sulla sua costituzionalità giudicherà la Consulta e sarà il presidente Mattarella a decidere se firmare o meno. Il cambiamento che interessa la polemica è però di ordine morale e riguarda la gestione del soccorso in mare. Con la nuova norma, il ministro dell’Interno, previa la firma dei ministri di Difesa e Trasporti, potrà “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” in circostanze ben precise: per motivi di sicurezza, quando si pensa che sia stato violato il testo unico sull'immigrazione e sia stato compiuto il reato di “favoreggiamento dell'immigrazione clandestina”. In caso di violazione, è prevista per il comandante dell’imbarcazione una multa che va da 150mila a 1 milione di euro, più il sequestro della nave (che in alcuni casi potrà anche essere demolita). Nel caso il comandante dell’imbarcazione non risponda all’alt, è previsto il suo arresto immediato. Viene poi prevista la costituzione di un fondo per il contrasto al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si tratta, dunque, di misure che mirano a combattere l’immigrazione clandestina. Non di una legge che “multa chi soccorre”.

Confondere il traffico di emigranti clandestini con un “soccorso in mare” è frutto di un equivoco. Gli scafisti abbandonano deliberatamente in mare il loro “carico” umano, solo dopo pochi chilometri di percorso, con la quasi certezza che qualcuno verrà a salvarli e completerà la tratta al posto loro. E’ una strategia infallibile che permette loro di incassare il prezzo salato della tratta e spendere poco in mezzi navali. Distinguere fra un reale soccorso in mare e la partecipazione a una tratta è il primo passo per combattere le mafie del traffico degli esseri umani. La confusione fra naufraghi ed immigrati illegali, fa anche dimenticare le responsabilità degli stessi clandestini, pronti a mettere in gioco la propria vita e quella dei loro famigliari, bambini inclusi, per compiere un atto illegale: l’attraversamento di un confine senza documenti e senza averne il diritto. Un’altra strategia della confusione (che si riflette anche nelle parole di don Biancalani) è quella di considerare tutti gli immigrati come profughi che “scappano da guerre e violenza”. La storia recente dell’immigrazione dimostra che solo il 5%, in media, di chi approda in Italia e ha chiesto asilo (e non tutti chiedono asilo) sta realmente fuggendo da guerre e violenza ed ha ottenuto lo status di rifugiato. Nel 95% dei casi si tratta di immigrati economici illegali.

I critici del decreto ritengono anche che, con il pericolo di subire multa e arresto, anche il navigante o il pescatore in buona fede non trovino più il coraggio di raccogliere un naufrago. Anche turista che cade da una barca rischia maggiormente di essere abbandonato a morire in mare? E’ sempre possibile, le leggi provocano effetti imprevedibili sulla psiche umana. Ma il soccorso in mare, per come è concepito oggi, non viene modificato dal decreto. Sono materie differenti.

Semmai dietro le accuse di “disumanità” si cela dell’altro: la volontà deliberata di accogliere immigrati ad ogni condizione e senza limiti. E questa è una scelta politica, motivata dalle più disparate filosofie: dalla teoria che ritiene illegittimi tutti i confini, a quella terzomondista che intende redistribuire le ricchezze dal “mondo ricco” al “mondo povero” anche tramite l’accoglienza illimitata. Ma sono teorie, appunto, che non giustificano nulla. Respingere un clandestino a una frontiera non è una violazione di un diritto umano, a meno che non si voglia estendere la concezione del “diritto” alla libertà di spostarsi e di insediarsi ovunque si voglia. Dimenticare le responsabilità degli scafisti è, invece, contraddittorio. Le immagini delle botte e delle torture nei campi di transito, le scene dei morti in mare, sono infatti tutte prove delle colpe dei trafficanti di esseri umani. Contestare unicamente chi intende combatterli, trascurando i loro crimini, è uno strano modo di parlare di giustizia.