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Green New Deal, l'utopia ecologista democratica

Dalla conferenza sul clima di Cracovia, è ricominciato il clima di allarme sul riscaldamento globale. Il Partito Democratico eletto a novembre al Congresso, con la maggioranza alla Camera, propone soluzioni drastiche: 100% energie rinnovabili, nuove ferrovie, solo auto elettriche, trasformazione dell'agricoltura. Tutto a spese del contribuente.

Alexandria Ocasio Cortez presenta il Green New Deal

Dalla conferenza di Cracovia sul cambiamento climatico, l’allarme sul riscaldamento globale è tornato in auge. Benché il documento più radicale non sia stato inserito nella dichiarazione, se non come citazione, l’idea centrale è quella secondo cui il mondo è avviato sulla strada sbagliata e occorre una correzione radicale del nostro metodo di produzione, oltre che del nostro stesso stile di vita, per impedire catastrofiche conseguenze dovute al riscaldamento globale antropico (provocato dall’uomo). Questo clima di generale allarme è stato recepito e fatto proprio dal nuovo Partito Democratico statunitense, eletto nelle elezioni di medio termine lo scorso novembre, attualmente maggioranza alla Camera. Alexandria Ocasio Cortez, la deputata più giovane, una delle prime che si definiscono apertamente “socialista”, firma la risoluzione del Green New Deal. Non è una legge, ma un programma. O meglio, una serie di spunti. E sarà cavallo di battaglia del prossimo programma democratico.

Il Green New Deal chiede, innanzitutto una drastica riduzione delle emissioni di gas serra dal 40 al 60% entro il 2030, fino ad emissioni nette pari a zero entro il 2050. Per emissioni nette, si intende la differenza fra i gas serra emessi e quelli assorbiti. Non c’è alcuna chiara indicazione su quali debbano essere le tecnologie per l’assorbimento. La stessa Ocasio Cortez parla di ripiantumazione di nuove foreste, per assorbire la CO2 con gli alberi. Per la riduzione delle emissioni, vengono affrontati soprattutto tre capitoli: la sostituzione delle fonti energetiche, la trasformazione dei trasporti pubblici e privati e la trasformazione dell’agricoltura.

La sostituzione delle fonti energetiche è un tema classico del dibattito sul cambiamento climatico: l’obiettivo è passare dalle fossili alle rinnovabili. L’obiettivo della Ocasio Cortez è il più radicale: 100% rinnovabili, soprattutto solare ed eolico. Le centrali nucleari non producono emissioni, ma il Green New Deal impone di non costruirne di nuove (anche se non prevede di smantellare quelle già funzionanti). In compenso, eolico e solare producono molto meno energia rispetto al nucleare e meno anche delle tradizionali centrali termiche. Essendo ancora fonti energetiche fuori mercato (molto più alti i costi dei benefici), necessitano di forti sussidi pubblici, come hanno dimostrato le precedenti esperienze di Obama negli Usa e di Zapatero in Spagna.

Il Green New Deal va comunque ben oltre la produzione energetica e si ripropone anche la sostituzione dei trasporti attualmente usati. L’idea è quella di eliminare del tutto il trasporto aereo e quello inquinante su ruote. Come? Costruendo ferrovie, investendo nell’alta velocità.  E sostituendo le auto diesel e benzina con auto elettriche. Anche in questo caso, si parla essenzialmente di soldi pubblici, perché le ferrovie verrebbero costruite dallo Stato e le auto elettriche, con tutta l’infrastruttura necessaria a farle viaggiare (a partire dalle colonnine di ricarica), dovrebbero essere fortemente sussidiate, almeno all’inizio.

Sull’agricoltura il piano è molto più vago, ma si capisce già da ora quale sia l’obiettivo: ridurre drasticamente l’allevamento di animali per la produzione della carne. Nel sito della Ocasio Cortez si è fatto brevemente anche cenno alle “mucche flatulenti”, responsabili dell’aumento di gas serra. Il post, oggetto di ilarità da parte di tutti gli oppositori, è sparito quasi subito. Resta invece l’intento generale di trasformare l’attività agricola in modo più “sostenibile”. La tendenza è già ben visibile a livello di agenzie Onu: si disincentiva la produzione di carne, si incentivano alternative, fra cui gli insetti. I bovini, in particolare, sono accusati (oltre che di produrre gas serra) di occupare troppo spazio, consumare troppa acqua, insomma di pesare troppo sull’ecosistema.

A prima vista sembra totalmente fuori tema la parte del programma che riguarda l’eguaglianza di donne, nativi, migranti, minoranze etniche. In pratica, il cambiamento climatico è visto come la principale causa scatenante delle varie forme di ingiustizia che stiamo vivendo. Gli viene attribuita la causa delle migrazioni e anche il peggioramento dei rapporti sociali, ai danni di donne e minoranze. Il concetto di “migrante climatico”, anche se nessuno è riuscito a dimostrarne realmente l’esistenza, torna così in auge. Ancor più oscuro il nesso fra riscaldamento globale e discriminazione di minoranze etniche o della violenza sulle donne, così come “l’erosione del potere contrattuale” e la presunta “stagnazione dei salari” (che invece stanno aumentando, negli Usa). Si assume che aria e acqua pulite, cibo sano, cure sanitarie adeguate non siano accessibili ad una parte significativa di popolazione. Si risponde con una serie di sussidi statali a coloro che “non possono e non vogliono lavorare”. Frase estremamente ambigua che è stata eliminata dalle nuove versioni del piano, ma che la dice lunga sull’intenzione del nuovo legislatore: introdurre una forma di reddito di cittadinanza. Per ridurre il riscaldamento globale? A quanto pare c’entra anche questo.

Siccome gli Usa sono molto spesso il laboratorio di nuove politiche, seguiamo con attenzione lo sviluppo del Green New Deal: non solo sarà nel programma del prossimo candidato democratico nel 2020, ma potremmo trovarcelo anche in Italia.