• LO SCONTRO SULLA PRESCRIZIONE

Governo verso una crisi, la Lega ci fa un pensierino

L’ultimo fronte di lotta aperto tra le forze di governo è quello relativo alla prescrizione nei processi. Lo scontro Bongiorno-Bonafede cela una imminente crisi dell'esecutivo Conte. Salvini, invece, ha tutto l’interesse a forzare le cose e a esasperare gli animi ed è tra tutti il meno preoccupato dell’eventuale ricorso anticipato alle urne.

L’ultimo fronte di lotta aperto tra le forze di governo è quello relativo alla prescrizione nei processi. Questione che ciclicamente ritorna all’ordine del giorno, soprattutto quando i rapporti tra giustizia e politica tornano a incrinarsi. Sembra lontana l’epoca del berlusconismo imperante, con i frequenti attacchi del centrodestra alle toghe e la levata di scudi da parte dell’Associazione nazionale magistrati. Tuttavia, le ultime vicende giudiziarie che hanno riguardato il vicepremier Matteo Salvini (Nave Diciotti) e l’intero suo partito (fondi pubblici spariti) hanno certamente fatto nuovamente salire il termometro della tensione tra potere giudiziario e maggioranza di governo.

A gettare benzina sul fuoco nelle ultime ore è stato il Ministro della pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, che, a proposito di un emendamento al ddl anticorruzione presentato dai Cinque Stelle con il via libera politico del Ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, ha parlato di “bomba atomica” e di rischio paralisi per i processi. In quell’emendamento si parla, infatti, di sospensione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado.

L’esponente leghista ha chiarito di avere ottimi rapporti con il collega guardasigilli e ha aggiunto che a suo giudizio sulla prescrizione serve una vera e propria riforma, non come quella prospettata dai grillini: "Come è scritto oggi – ha detto la Bongiorno - l’emendamento non posso accettarlo. Così come ai tempi di Berlusconi mi sono battuta contro la prescrizione breve, ora sono contraria a quella che è la cancellazione della prescrizione. La prescrizione ha un’etica, non si può tenere in ostaggio un imputato tutta la vita".

Ma a stretto giro è arrivata la replica di Bonafede: "Rispetto e stimo il ministro Bongiorno, ma sulla prescrizione si sbaglia. La bomba atomica che rischia di esplodere è la rabbia dei cittadini di fronte all’impunità. Con la nostra riforma della prescrizione gli unici a dover temere sono i colpevoli. I tempi dei processi saranno brevi grazie agli investimenti di questo governo: lo Stato si deve prendere la responsabilità di rendere giustizia ai cittadini". Il Ministro si riferisce in particolare ai tanti procedimenti chiusi senza che si sia giunti a una verità processuale, come nel caso della strage di Viareggio o dell’inquinamento dell’impianto di Marghera o del terremoto de L’Aquila.

In effetti la questione della prescrizione, depurata dalle contrapposizioni ideologiche tra giustizialisti e garantisti, incrocia vari diritti ugualmente meritevoli di tutela: quello di un imputato di non rimanere eternamente sotto la “spada di Damocle” di un giudizio che senza prescrizione avrebbe tempi biblici; quello delle parti lese di ottenere giustizia anche a distanza di tempo, senza il rischio di rimanere a bocca asciutta a causa della prescrizione.

Troppi i politici assolti per prescrizione, dicono i grillini. E sul punto hanno ragione. Non per questo, però, bisogna bloccare la prescrizione senza aver prima potenziato gli organici e aver snellito l’iter dei processi affinchè la persona sottoposta a processo possa avere comunque la certezza di ricevere una sentenza in tempi non biblici. E’ quanto fanno rilevare gran parte degli avvocati italiani. Basti pensare alla dura presa di posizione delle ultime ore da parte delle Camere penali. "L’Unione delle Camere Penali Italiane – si legge in una nota - ribadisce la più ferma contrarietà a simili, irresponsabili proposte di riforma, il cui risultato sarebbe inesorabilmente, al contrario di quanto si intende affermare, un prolungamento sine die della durata già insopportabile del processo penale in Italia, con grave pregiudizio dei diritti degli imputati e delle stesse persone offese".

Ma, come si diceva, questo è solo l’ennesimo scontro tra Lega e Cinque Stelle, che si somma ai molteplici dissidi sulle priorità della manovra finanziaria, sulla legittima difesa (che sta molto a cuore ai leghisti e che, con atteggiamento ritorsivo, i grillini minacciano di non votare) e sul reddito di cittadinanza.

Il movente delle azioni dei due alleati di governo è sempre più evidente: galvanizzare l’elettorato e, in caso di caduta dell’esecutivo, avere elementi sufficienti per addossare l’incidente di percorso al partner. Lega e Cinque Stelle a parole continuano a parlare di alleanza solida, di contratto cinquennale, di armonia e sintonia sulle questioni di fondo. Al di là delle esagerazioni di alcuni organi di informazione, che palesemente remano contro l’esecutivo, rimangono tuttavia divergenze profondissime tra i due partiti, che solo la figura riequilibratrice del premier Giuseppe Conte riesce, almeno per ora, a contenere. I sondaggi ormai documentano un sorpasso del Carroccio ai danni dei Cinque Stelle.

Questi ultimi sanno che, per frenare l’emorragia di voti, devono portare a casa, e anche in fretta, il reddito di cittadinanza. Di qui l’accelerazione verso un decreto che già a partire da gennaio dovrebbe introdurre il sussidio. Salvini, invece, ha tutto l’interesse a forzare le cose e a esasperare gli animi (pur senza dichiararlo) ed è tra tutti il meno preoccupato dell’eventuale ricorso anticipato alle urne che, al contrario, segnerebbe la fine dell’esperienza politica di Luigi Di Maio, in forti difficoltà perfino tra i suoi amici pentastellati.