a cura di Benedetta Frigerio
  • India

Gli estremisti indù del Kerala protestano contro una Via Crucis

 

Il 15 giugno scorso  a Panchalimedu, una località turistica dello stato del Kerala, India, i nazionalisti indù dell’Antarrashtriya Hindu Party hanno piantato un tridente, simbolo del fondamentalismo indù, davanti alla croce che dal 1954 sorge su una collina lungo la quale si snodano le stazioni della Via Crucis. Il 19 giugno la stessa formazione estremista ha organizzato una marcia di protesta contro la Via Crucis stessa. L’AHP accusa inoltre la chiesa di St. Mary di volersi appropriare della collina, un terreno che appartiene allo stato. L’agenzia AsiaNews riporta una dichiarazione di Padre James, vicario della chiesa di St. Mary, a un quotidiano indiano: la croce, ha spiegato il sacerdote, “è stata installata nel 1954, quando il terreno di Panchalimedu apparteneva a due famiglie di alta estrazione sociale: Kallivayalil e Karimbanal. In seguito, quando il governo ha approvato la Legge di riforma sui terreni nel 1963, la terra è stata requisita dallo Stato, ma le croci sono rimaste lì dov’erano. Negli ultimi 65 anni i parrocchiani hanno sempre scalato la collina nella preghiera della Via Crucis”. L’amministrazione locale ha ordinato la rimozione del tridente e la polizia ha registrato una denuncia contro chi l’ha installato per “tentativo di creare tensioni settarie”. A sua volta la chiesa di St. Mary ha rimosso la croce come “gesto di distensione e pacificazione”. Invece le 14 stazioni della Via Crucis sono rimaste. L’episodio non è uno dei tanti che sempre più di frequente mettono alla prova le comunità cristiane in India, di cui sono responsabili i radicali indù.