• L'ANALISI

Gli errori di Salvini, ora nel deserto a lavorare

Il disastro di Salvini: sopravvalutare i numeri in Parlamento, lo scatto di Renzi, le ripicche con Di Maio e il tweet di Trump. E ora? Ora comincia una nuova traversata  del deserto. Sarà lunga, difficile e molto impegnativa. Giù la testa e lavorare.

Un anno fa avevano l’Italia in mano. Era talmente forte la voglia di cambiamento degli italiani che i nostri concittadini accettavano praticamente tutto dai due homines novi che promettevano di rivoltare l’Italia come un calzino e di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. In 14 mesi Salvini e Di Maio hanno letteralmente buttato tutto nel cesso, hanno perso tutto. E lo hanno perso per colpa loro.

Sì, Salvini è ancora a capo di un partito del 33% (in discesa di 5 punti) e Giggetto er bibitaro è rimasto ministro (degli Esteri, nientepopò di meno). Ma Salvini è più isolato che mai, Forza Italia - per quel poco che conta ha scelto una linea diversa, seppur di opposizione netta al governo, e la Meloni ancora non ha capito le mosse di Salvini, e lo dice a tutti in Parlamento.

Di Maio, oltre ad aver perso la vicepresidenza del Consiglio, e quindi la possibilità di mettere bocca in tutte le scelte, le nomine, le politiche del governo (tanto più con un Conte che all’epoca era poco più che una figurina), si è inimicato quasi tutti i dirigenti del Movimento con la sua ostinazione a rimanere vicepremier, e oggi conta decisamente di meno.

Sul piano interno il loro errore fondamentale, assolutamente identico, è stato quello di indebolire la fiducia reciproca, di cominciare a non fidarsi più l’uno dell’altro, dicendolo chiaramente e quindi sgretolando il cemento fondamentale della loro costruzione. Così facendo hanno aperto un varco in cui altri, più abili di loro si sono prontamente infilati. Il primo di tutti è stato Conte che in una settimana è passato da grigio notaio a leader politico, picchiando durissimo su Salvini e mettendo in enorme difficoltà lo stesso Di Maio che sperava di rappattumare il contratto. In contemporanea c’è stato il capolavoro tattico di Renzi, che in un nanosecondo ha cambiato linea politica e l’ha fatta cambiare al suo partito, passando da un’opposizione senza se e senza ma al M5S all’idea di un alleanza politica a tutto tondo,

C’è poi stato un altro errore gravissimo di Salvini, che ha confuso il consenso crescente di piazza di cui godeva, con una forza parlamentare che non aveva. Epppure qualcuno nella Lega glielo aveva detto e ripetuto allo sfinimento: Matteo col 17% che abbiamo alle Camere dove pensi di andare? Ma Matteo era convinto che gli bastassero le assicurazioni di Zingaretti che il PD non si sarebbe opposto a elezioni anticipate per tentare l’azzardo. D’altra parte, frequentando poco le aule parlamentari era convinto che i gruppi piddini fossero con Zingaretti, e non con Renzi, che li aveva messi in lista tutti scegliendoli con oculatezza.

Che disastro! 

Ma l’analisi non sarebbe completa se non ci soffermassimo un momento sul tweet più sconcertante di questi anni!  Sì, parlo del tweet con cui Donald Trump, il presidente conservatore (!) degli Stati Uniti, ha benedetto e bene augurato al tentativo di Giuseppi Conte, descritto come uomo di gran valore e amante del suo paese. Tentativo di Conte, ricordiamolo, di dar vita al governo italiano più spostato a sinistra della storia!

Ma queste sono categorie di giudizio che forse non si usano più, dovremo tornarci.  Trump voleva con tutta evidenza dare un segnale fortissimo a Salvini, di cui non gli era piaciuto affatto il suo viaggio a Mosca e i colloqui amichevoli e gli impegni presi con la dirigenza del Cremlino.

Quel tweet ha segnato il via libera definitivo al tentativo giallorosso di Conte. E ha probabilmente fatto anche capire da chi provenivano le informazioni sui colloqui e i rubli dell’Hotel Metropol di Mosca. Non provenivano da Mosca. 

E ora?  Ora comincia una nuova traversata  del deserto. Sarà lunga, difficile e molto impegnativa. Bisogna far tesoro degli errori fatti, gli italiani cambiano parere rapidamente, guai a illudersi che basti ripetere le parole d’ordine della stagione che è ormai passata. Lo spread che scende velocemente a livelli mai visti da anni, l’Europa che promette aperture e aiuti, la borsa che riprende sono tutti segnali pro-giallorossi. Stiamo attenti, studiare bisogna, studiare ed elaborare nuove soluzioni. Giù la testa e lavorare.