• IL CASO DEL GIORNO

"Giù i rom dal treno". Non è razzismo, ma esasperazione

La capotreno si sfoga con zingari e molestatori perché "hanno rotto": si urla al razzismo e ora rischia il posto. Ma è solo esasperazione per la maleducazione e l'arroganza che quotidianamente le solite categorie esibiscono sui treni che sono terra di nessuno. Spesso favorita dall'incuria delle stesse aziende di trasporto. Basterebbe iniziare a tenere i piedi a posto. 

Un viaggiatore molesto su un treno Trenord

Di choccante c’è soltanto la reazione di Trenord che vorrebbe licenziare la capotreno che ha preso il microfono per invitare zingari e molestatori a scendere da convoglio. E’ il caso del giorno e basterà riassumerlo per sommi capi: sul Milano-Cremona di Trenord ad un certo punto la capotreno ha preso il microfono in dotazione al mezzo e ha annunciato: “I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. Scendete perché avete rotto. E nemmeno agli zingari: scendete alla prossima fermata, perché avete rotto i c...”.

Qualcuno ha pensato di riportare la cosa su Facebook che in pochi minuti è diventata virale. Ora, la capotreno è diventata un mostro e l’azienda ha annunciato che prenderà provvedimenti, ma prima verificherà se, magari, il microfono non sia stato utilizzato da qualche buontempone spacciandosi per la addetta al servizio.

Colpisce la divergenza di opinioni tra i lettori e l’azienda. Basta andare su un qualunque social dove la notizia è postata per rendersi conto che la simpatia della gente per questa donna è altissima. “Un’eroina”, “Brava, finalmente qualcuno che dice la verità”. Di contro, stupisce che per così poco, in fondo è uno sfogo, si possa arrivare a perdere il posto di lavoro. Comprensibile dunque la solidarietà espressa da tanti alla capotreno, la quale ha detto una sacrosanta verità purtroppo in un contesto dove il buonismo imperante impedisce di parlare in questi termini. Una verità che il vicepremier Matteo Salvini non ha mancato di rimarcare commentando la notizia sul suo profilo Instagram e invitando l’azienda a occuparsi della sicurezza. Ma che cosa deve dire un controllore che tutti i giorni deve allertare la vigilanza perché qualcuno, guarda caso sempre le stesse categorie, viaggia senza biglietto o è palesemente molesto sui treni?

E’ chiaro che non è un problema di razzismo, semmai di esasperazione, esplosa in questo caso con una comunicazione importuna decisamente, ma inopportuna. Perché è chiaro che così come l’hanno messa i giornali che hanno dato la notizia (“razzismo”, “choc sul treno”) il problema non sia messo a fuoco. Non è infatti l’intemperanza di una capotreno esasperata, quanto semmai quello che succede quotidianamente sui treni locali senza che nessuno possa porre dei freni.

Bisognerebbe ascoltare una volta tanto un qualunque controllore che opera sulle tratte della periferia milanese per capire che lo sfogo della dipendente di Trenord manifesta un problema molto più profondo: che è quello di come si possa restare impuniti a fronte di palesi violazioni del codice penale oltre che del regolamento dei viaggiatori.

Noi lo abbiamo fatto e abbiamo scoperto ciò che in fondo sanno tutti: chi non paga il biglietto è quasi sempre di nazionalità africana. “L’ultima carrozza, di testa o di coda a seconda di come inizia il giro del controllo biglietti noi la chiamiamo Africa. E secondo lei perché?”. Semplice: “Perché si annidano tutti i portoghesi che non vogliono pagare e sperano che retrocedendo fino alla coda del treno possano arrivare a destinazione prima che il controllore ti agguanti”.

Succede poi che innumerevoli siano le liti. “L’altro giorno a Bergamo ho dovuto chiamare la vigilanza. Un nigeriano o un senegalese non aveva nessuna intenzione di pagare si è fatto minaccioso. Questi episodi sono all’ordine del giorno e creano stress a noi e disagio ai passeggeri”, dice alla Nuova BQ un addetto che opera in Lombardia.

Chi invece si sdraia letteralmente occupando da una parte all’altra i due sedili che si guardano è spesso cinese. “Gli zingari poi, visto che la capotreno ha fatto riferimento a loro, o i rom, sinti, nomadi, chiamateli come volete, si occupano molto spesso di furti”. Quando? “Quando in alcuni convogli ci sono carrozze interamente al buio”, ci spiega un controllore della linea che va da Chiasso a Milano Porta Garibaldi.

Possibile? Provare per credere. In effetti, lo abbiamo sperimentato diverse volte anche personalmente, ci sono carrozze che sono totalmente buie e quando si arriva nel lungo tunnel che da Greco Pirelli porta a Garibaldi ci si trova senza luce. A quel punto che si fa? Si stringono le proprie borse ed effetti personali e si spera che nel frattempo qualche malcapitato non ne approfitti per mollare uno “sganassone” alla prima sciura che trova, la rapini della borsetta e si avvii di corsa dall’altra parte del treno dove basterà attendere pochi minuti per scendere alla fermata e guadagnare l’uscita della stazione. Impunito.

Sempre gli africani amano riunirsi in crocchio e ascoltare musica a manetta come fossero in un villaggio turistico. Si riuniscono a gruppi di quattro e occupano con i piedi i braccioli dell'alta fila di sedili. Provate a passare, se ci riuscite. La musica è quasi sempre del genere trap-frica. Quindi agli indigeni non che ispiri sentimenti di armonia. Infine i tossici: questi invece sono italiani doc. Salgono coi cani, litigano col controllore dopo 2 secondi e scendono, direzione l'ignoto. 

Di questi episodi è piena la cronaca dei regionali, non solo della Lombardia e questo è il catalogo umano che i controllori si ritrovano a vedere tutti i santi giorni. E con loro i passeggeri. Il che impone una riflessione molto più ampia, che spesso si trascura. Trenord ha ragione da un punto di vista puramente formale a pretendere rispetto e professionalità da parte dei suoi dipendenti, ma uno sguardo sulla realtà non guasterebbe. A favorire questi comportamenti è anche la condizione di molti convogli che circolano e può facilitare certi atteggiamenti.

Già l’ambiente in cui sei ti dà la misura di quello che puoi infrangere più o meno impuniti. E’ la regola della finestra rotta, che servì all’allora sindaco di New York Giuliani di imporre la terapia della tolleranza zero. Viaggiare su treni sporchi, malconci, con i finestrini oscurati dai murales, non pretendere dai passeggeri l’educazione, come ad esempio mettere i piedi sul sedile (la foto a corredo di questo articolo è fresca come un uovo: scattata ieri pomeriggio ndr.) e per giunta viaggiare al buio e spesso senza aria condizionata (succede quotidianamente anche questo), fa sì che il treno diventi una terra di nessuno. Dove quel nessuno diventa prima o poi il protagonista di un viaggio stressante. Passi per il viaggiatore che deve coprire poche fermate. Ma un controllore che tutti i giorni ha a che fare con questo per 8 ore al giorno, non ha altra alternativa che l’esaurimento nervoso.

Ecco perché, ammesso che a dare quell’indicazione razzista, sia stata davvero il controllore, da parte dell’azienda prima di scagliare la pietra addosso a lei, che pure è vittima, converebbe fare prima una adeguata analisi sul servizio che si offre. Anche questo è vivere civile e attenzione al bene comune.