a cura di Francesco Boezi
  • IL VATICANO TACE

Gesuita spagnolo star del Gay Pride in Giappone

Padre Juan Maria Clavel

Lo scorso anno padre James Martin, autore dell’ormai celebre “Un ponte da costruire”, aveva invitato i cattolici a non essere diffidenti nei confronti dei gay pride. Pochi giorni fa un suo correligionario è andato oltre l’adesione a quest’appello, partecipando in prima persona alla kermesse in cui si celebra l’orgoglio omosessuale. Si tratta di padre Juan Masiá Clavel, teologo spagnolo già noto in passato per aver assunto posizioni estreme in materia di morale e di dottrina.

Il gesuita, infatti, oltre ad aver fatto dichiarazioni possibiliste su eutanasia ed aborto (“La buona morte nel rispetto della dignità della persona può portare ad una giusta richiesta di eu-thanasia”; “ci possono essere momenti in cui è irresponsabile non interrompere una gravidanza prima che sia troppo tardi”), si è spinto a mettere in discussione la verginità di Maria e Giuseppe (“La maternità carnale, biologica e umana di Giuseppe e Maria non è incompatibile con il fatto che entrambi siano vergini”).

Recentemente, il religioso iberico, residente da tempo nella penisola nipponica, non ha affatto apprezzato gli appunti di Benedetto XVI pubblicati sul mensile tedesco “Klerusblatt” in cui venivano tessute le lodi della “Veritatis splendor” di San Giovanni Paolo II, enciclica  da lui, invece, definita criticamente “un freno al rinnovamento post-conciliare”. Padre Masià, peraltro, è stato anche uno dei 18 firmatari dell’appello rivolto ai partecipanti del Sinodo sulla famiglia del 2015 e nel quale si chiedevano soluzioni di “cambiamento” su temi quali omosessualità, aborto, celibato, ordinazione femminile e comunione ai divorziati risposati.

Negli stessi giorni in cui il Giappone si preparava alla storica abdicazione di un imperatore dopo più di 200 anni dall’ultima volta, lungo le strade della capitale ha avuto luogo il Rainbow Pride 2019 a cui ha partecipato anche padre Masià. Il religioso, però, non si è limitato soltanto alla presenza ed ha voluto benedire una coppia di donne omosessuali.

A testimoniare il momento, una fotografia pubblicata sul proprio sito dall’associazione “LGBTCJ”, un cosiddetto gruppo di cattolici Lgbt del Paese del Sol Levante impegnato nella richiesta di una pastorale più inclusiva. E’ stata proprio la sigla nipponica a raccontare sul proprio sito il momento della benedizione, rivendicandolo come “il primo caso in cui un prete cattolico ha benedetto apertamente le coppie omosessuali” in Giappone.

Durante il Rainbow Pride 2019, il gesuita spagnolo ha marciato accanto agli uomini e alle donne della “LGBTCJ” indossando una t-shirt con l’immagine di Cristo irradiante raggi arcobaleno in versione gay-friendly. Nelle strade di Tokio, gli attivisti hanno sfilato esibendo cartelli con su scritto “O Jesus of rainbow coloured mercy, I trust in you” e “God is love: excluding nobody, including everybody”. Sui social del gruppo, invece l’apertura della kermesse era stata salutata con la pubblicazione di un fumetto del disegnatore David Hayward (alias Naked Pastor) dai contenuti piuttosto irrispettosi nei confronti della sensibilità religiosa: ritraeva, infatti, la Santissima Trinità sfilare al gay pride al fianco di manifestanti in mutande e reggiseno.

Nel resoconto finale della giornata, invece, la “LGBTCJ” ha presentato le linee programmatiche che ne animano l’intera attività, accusando la dottrina cattolica di essere contraddittoria sull’argomento dell’omosessualità ed arrivando alla conclusione che “non è sufficiente semplicemente accettare le persone LGBT Q + con ‘rispetto, simpatia e cura’”, perché l’obiettivo dovrebbe essere quello di “ricostruire la Chiesa cattolica con le persone LGBT Q +, nell'unità nella diversità”. (Nico Spuntoni)