• IL BELLO DELLA LITURGIA

Gesù, Gerusalemme giubila all’ingresso del Re

Pietro Lorenzetti dipinse uno splendido affresco sull’ingresso di Gesù a Gerusalemme, il famoso episodio messianico con cui la liturgia ci introduce alla Settimana Santa. Gesù, in primo piano, catalizza la nostra attenzione mentre, benedicente, procede sul dorso di un asino.  Lo seguono compatti i Dodici. Riconosciamo in prima fila, mentre discutono tra loro, il vicario e il traditore di Cristo, Pietro e Giuda.

Pietro Lorenzetti, L’ingresso di Gesù a Gerusalemme, Assisi – Basilica Inferiore


“Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui che viene nel nome del Signore: è il Re d’Israele. Osanna nell’alto dei cieli” (Mt 21, 9).

Poco si sa di Pietro Lorenzetti, scarse sono le notizie della sua vita. Pittore eccellente del secolo decimoquarto, senese di nascita, fratello maggiore di Ambrogio e coetaneo di Simone Martini, seppe cogliere l’eredità di Giotto la cui influenza è ben visibile negli affreschi della Basilica Inferiore di Assisi a lui attribuiti.

Nel secondo decennio del Trecento, Pietro realizzò le splendide storie della Passione di Cristo sulla volta a botte del transetto sinistro della chiesa ipogea. Le scene colpiscono per l’intensità drammatica dei volti dei personaggi che le popolano e per il rigore compositivo dello spazio, senz’altro aggiornato rispetto alla ricerca giottesca della tridimensionalità prospettica.

Il la è dato dall’Ingresso di Gesù a Gerusalemme, episodio messianico per antonomasia con cui la liturgia ci introduce alla Settimana Santa. Lorenzetti, come tanti artisti che si sono confrontati con il medesimo soggetto, riprese l’iconografia del Cristo che avanza da sinistra verso destra mentre, accompagnato dagli Apostoli, si dirige verso la porta di Gerusalemme da cui Gli viene incontro una folla festante.

Gesù, in primo piano, catalizza la nostra attenzione mentre, benedicente, procede sul dorso di un asino, un tempo considerato animale nobile che rappresentava la cavalcatura usuale dei principi del Vecchio Testamento, in tempo di pace. Regale è la Sua postura e sontuoso il manto blu, con i bordi d’oro, che Lo avvolge.

Lo seguono compatti i Dodici, ciascuno dei quali è colto nella sua specifica individualità. Subito, infatti, riconosciamo in prima fila, mentre discutono tra loro, il vicario e il traditore di Cristo, Pietro e Giuda, quest’ultimo già privo di aureola. Poco più indietro, Giacomo il Maggiore volge completamente la testa per osservare i due fanciulli alla sua sinistra, dei quali uno si arrampica su un albero, richiamandoci alla memoria lo Zaccheo del sicomoro, mentre l’altro lancia allegramente rami di ulivo.

Dalla porta della città esce una variegata umanità, anch’essa ritratta con precisione e realismo. Un bambino curioso fa capolino tra le vesti delle persone a lui accanto. Un uomo sulla destra del dipinto allunga il braccio per staccare un ramo da un albero; anche lui vuole rendere omaggio al Re che si sta facendo incontro. Altri stendono a terra i propri mantelli, in segno di riverenza.

Sullo sfondo di un cielo blu oltremarino si staglia la quinta architettonica entro cui si svolge la scena. Gerusalemme è qui identificata in edifici monumentali, descritti con precisione e dovizia di dettagli. In uno scorcio ardito si susseguono una rotonda con archetti rampanti, un palazzo con tanto di medaglioni e scudi araldici, sul cui balcone è steso un asciugamano. E, infine, la porta urbica con la cupola stellata e, su di un lato, un mosaico dalle tessere d’oro.

È un clima gioioso quello che Lorenzetti riproduce, anche grazie all’utilizzo di una gamma cromatica preziosa, dando credito alle parole pronunciate dal profeta Zaccaria: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina”.