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Fentanyl, impreparati davanti all'onda che sta arrivando

La morte dello chef Zamperoni ha portato alla ribalta il Fentanyl, il potentissimo antidolorifico oppioide utilizzato come droga. Negli Usa è un problema sociale che fa 60mila morti all'anno, ma in Italia non ne sappiamo nulla. Il neuroscenziato Serpelloni alla Nuova BQ: «Registriamo i primi decessi anche qui, tra poco arriverà l'onda, ma la politica non è preparata». Mafia nigeriana, effetti dieci volte superiori all'eroina, overdose frequente, l'antidoto che non è un salvavita e un mercato su internet fatto di ricette contraffatte. Ecco tutto quello che c'è da sapere sulla droga che sta iniziando a uccidere anche in Italia.

La morte a New York dello chef Andrea Zamperoni (nella foto in basso) ha portato in Italia prepotentemente il problema del Fentanyl, il potentissimo antidolorifico oppioide utilizzato come droga. Il cuoco lodigiano, secondo la ricostruzione della polizia sarebbe stato ucciso da un cocktail a base di ecstasy e Fentanyl. La notizia sconvolgente della morte del giovane ha portato alla ribalta un fenomeno ancora sconosciuto in Italia e su cui i giornali hanno iniziato a indagare. Ma negli Stati Uniti, dove è già diffusissimo, il Fentanyl è già un problema sociale

Come scrivevamo sono 60mila i morti nel solo 2016, in pratica il Fentanyl ha già fatto più morti della guerra in Vietnam. E ancora altri ne sta facendo se è vero che la droga sta sbarcando in Europa grazie alla mafia africana. Come spiega alla Nuova BQ il professor Giovanni Serpelloni, neuroscienziato e direttore del Dipartimento Dipendenze di Verona, in questa intervista nel corso della quale mette in guardia autorità scientifiche e politiche: «In Italia già notiamo i primi decessi, sta arrivando l’onda e non siamo preparati».

Si inizia a morire anche in Italia?
«Le overdose stanno aumentando perché in un solo anno siamo passati da 0 a diversi casi. Ad esempio lo vedo su Verona, dove il fenomeno è improvvisamente comparso». 

Quanto siamo consapevoli di questo fenomeno?
«Per nulla. In Italia funziona sempre così: aspettiamo l’onda per iniziare a intervenire, ma ormai è tardi. Il problema è che la lotta alla droga ha avuto battute d’arresto dal 2014 fino ad arrivare alla paralisi totale».

Intende dire che non si fa nulla per contrastare la diffusione del Fentanyl?
«Di fatto non c’è un programma di prevenzione nè un piano d’azione nazionale e neppure un coordinamento delle varie regioni». 

Perché?
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Perché la polarizzazione tra proibizionismo e antiproibizionismo delle forze politiche ha paralizzato tutto e ha fatto diminuire gli investimenti sulla prevenzione: le comunità sono sempre meno supportate, il personale che va in pensione non viene ripristinato e gli investimenti sulle comunità di recupero sono diminuiti». 

Che cosa vuole dire che aspettiamo l’onda?
«Gli aumenti vertiginosi di overdose ci fanno dire che sta arrivando. Ad esempio è cambiata la mappa delle organizzazioni che la distribuiscono: la mafia nigeriana e la diffusione su internet sono indicatori inequivocabili. A questo si aggiunga che anche la cannabis si sta potenziando per percentuale di principio attivo. Oppure si fanno sempre più micro dosi da 5 o 10 euro in un mercato che attira sempre di più gli adolescenti. Ma a fronte di tutto questo non c’è un programma serio». 

Torniamo al Fentanyl. E’ un antidolorifico usato in ambito ospedaliero…come avviene la “virata” in droga?
«Tanto per capirci: un milligrammo di Fentanyl equivale a dieci milligrammi di eroina. Stiamo parlando di un oppioide con una potenza spaventosa. Cento volte più potente della morfina». 

Però, finché è utilizzato come farmaco…
«Il problema sono i prodotti derivati. Ce ne sono almeno 22. Come il carfentanyl che è ancora più temibile e più potente del Fentanyl». 

Dove nasce la sua pericolosità?
«Dalla “flessibilità” di utilizzo: solubile associato in cocktail ad altre droghe, da inalare, da iniettare. Può essere anche assorbito attraverso la pelle. Negli Stati Uniti raccomandano alle Forze dell’ordine di non toccarlo senza guanti quando fanno i sequestri perché il principio attivo passa attraverso la pelle. Ha presente i cerotti antidolorifici che vengono messi sulla pelle dopo le contusioni?». 

Sì.
«Ecco, sono state segnalate intossicazioni da uso di Fentanyl su cerotti esausti da parte di infermieri che se li appiccicavano in grandi quantità uno sull’altro. Stiamo parlando di una droga dunque potentissima e letale».

Come avviene l’effetto drogante?
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Come con l’eroina, ma più devastante. Una profonda sedazione del dolore che blocca i centri del respiro e quelli cardiaci. Il problema è che con l’eroina ci sono dei “margini" di manovra, ma con il Fentanyl è un attimo sbagliare dose e andare in overdose. Non si fa in tempo a iniettarsi la droga che si è già morti». 

Viene definita una droga socialmente controllabile, però…
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Perché è prodotta dalle aziende farmaceutiche e messa in vendita. Ma le prescrizioni mediche vengono alterate e contraffatte e sbarca così su internet in un mercato che è fuori controllo». 

Però esiste il naloxone, un antidoto. La polizia americana gira con l’antidoto in tasca.
«Attenzione, non è così semplice come la si racconta».

Perché?
«Perché il Fentanyl resta in circolo molto più tempo, invece l’effetto “antidotico” del naloxone svanisce prima. Ci sono stati casi di persone dimesse dopo la somministrazione di naloxone che sono morte in strada perché il Fentanyl è rimasto in circolo di più». 

Torniamo alle politiche di prevenzione…
«Negli Usa se ne stanno accorgendo tanto che il Fentanyl è entrato come oggetto di trattativa durante gli ultimi vertici bilaterali tra Cina e Stati Uniti».

Perché la Cina?
«Perché buona parte del Fentanyl sul territorio americano arriva da là». 

E l’Italia?
«Come dicevo è completamente sguarnita. I politici possono dire quello che vogliono, ma non c’è un programma per la prevenzione delle overdose a livello nazionale. E l’onda sta arrivando».