• IL MINISTRO SI DISTANZIA DALLO SPETTACOLO

Fa Afafine, la Fedeli ignora il suo Ddl. Per ora

Oltre 100.000 mila firme raccolte da CitizenGo in poco più di due settimane, pressioni esercitate da Comitato difendiamo i nostri figli, polemiche sollevate in numerosi distretti scolatici provinciali dalle famiglie e, non ultimo, una lettera dell’assessore alla scuola della Regione Veneto, Elena Donazzan, al ministero dell’Istruzione per chiedere di non consentire alle scuole di proporre agli alunni lo spettacolo sul bambino transgender Fa’afafine.

La vera e propria sollevazione contro lo rappresentazione teatrale, proposta in orario scolastico agli istituti di ogni e grado, che racconta di un bambino che si sente maschio o femmina a giorni alterni, ha scosso le stanze di viale Trastevere e ha indotto il ministro Valeria Fedeli ha rispondere con una lettera di suo pugno in cui mette nero su bianco che il Miur non è “in alcun modo coinvolto nella realizzazione dello spettacolo, né nella sua promozione” e che “le istituzioni scolastiche sono le uniche che, nel rispetto delle norme dell’autonomia scolastica, possono stabilire l’opportunità di partecipare agli spettacoli teatrali”.

Ma il passaggio cruciale della missiva indirizzata all’assessore Donazzan, è quello in cui viene ribadita la necessità di far valere il diritto dei genitori al consenso informato: “L’Amministrazione ha più volte ribadito alle istituzioni scolastiche che la partecipazione a tutte le iniziative extracurricolari, inserite nel Ptof, è per sua natura facoltativa e prevede la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi se maggiorenni”. E se la proposta fosse considerata irricevibile dalle famiglie è sempre possibile “astenersi dalla frequenza”. Dunque non esiste nessun obbligo a prendere parte a queste iniziative. La Fedeli conclude assicurando che il ministero “continuerà a monitorare qualsiasi situazione che possa essere oggetto di specifiche violazioni”.

Per i movimenti pro-family italiani è un risultato ancora più significativo se si considera che la Fedeli è la prima firmataria del ddl (mai approvato) sull’educazione di genere nelle scuole. Pare fra l’altro che si sia aperto un canale di dialogo tra la titolare del ministero dell’Istruzione e la variegata galassia dei movimenti che chiedo di lasciare il gender fuori dalle scuole.

Nel frattempo però lo spettacolo Fa’Afafine continua il suo tour in tutta la penisola. Dei boicottaggi e delle proteste a Potenza, Matera, Pistoia e Pavia ne abbiano conto in un articolo precedente; le ultime notizie riferiscono che a Merano lo spettacolo è stato disertato da circa 50 studenti sui 200 che erano previsti in sala, e a Firenze, in data 31 gennaio, la Diocesi ha inviato alle associazioni che riuniscono sia le scuole sia le famiglie cattoliche - dalla Fism, alla Fidae, dall'Agesc all'Age - una nota in cui si invita tutti a "vigilare" contro i rischi che correrebbero i loro alunni e figli se assistessero a "Fa'afafine".

La lettera informa che lo spettacolo andrà in scena il 18 e il 19 febbraio al teatro di Rifredi e riporta i link ad articoli sulle proteste dei genitori cattolici ai siti di Manif pour tous- Generazione Famiglia e Agesc. 

Quindi l’allarme rimane alto, malgrado le rassicurazioni del Ministro circa il diritto al consenso informato. “Presentare uno spettacolo come fosse una favola, dove si passano messaggi e informazioni non basate su una tradizione o su fondamenti scientifici equivale a imporre un’ideologia”, spiega infatti alla Nuova BQ Paolo Scapellato, psicoterapeuta e docente di psicologia clinica all’Università europea di Roma.

Scapellato evidenzia quindi gli aspetti più controversi di tutta la rappresentazione: “Se il fine dello spettacolo è quello di far conoscere ai ragazzi situazioni particolari che possono incontrare nel loro mondo e quindi di insegnar loro il rispetto di tali diversità non ci sarebbe nessun male. Ma lo spettacolo, in puro stile gender, vuole far passare tale diversità come la norma: non si è maschi e femmine in base alla propria sessualità biologica, ma siamo in grado noi stessi di scegliere cosa vogliamo essere in base a come ci sentiamo”.

Un assunto dichiarato dallo stesso regista Scarpinato e che non ha alcuna base scientifica. “Lo spettacolo – aggiunge il professor Scapellato - fa parte di quel filone di strumenti educativi/indottrinanti chiamati gender. Le teorie di genere sono appunto delle teorie e non dei fatti scientifici consolidati. All’interno della psicologia stessa possiamo trovare posizioni differenti. Elevare una teoria tra le tante a scienza comprovata, relegando le altre teorie a mere posizioni di arretratezza scientifica è un atto che qualsiasi amante della scienza dovrebbe rifiutare”.

Ma purtroppo dietro alla lotta alle discriminazioni sociali ci sono battaglie ideologiche e politiche che magari nemmeno tanti dirigenti scolastici conoscono. Per questo motivo il Scapellato indica alcune proposte educative alternative: “Quei soldi potrebbero essere sfruttati per percorsi di educazione affettiva ed emotiva (non gender), per la lotta a tutte le forme di bullismo (di cui quelle omofobiche sono la minoranza), per la presenza di uno sportello psicologico in tutte le scuole ecc”. “Anche dal punto di vista letterario e culturale – conclude il docente dell’Università Europea - le offerte di letture e spettacoli educativi sono talmente tante che fissarsi su quelle gender,  come se questa fosse la priorità educativa, non trova molte giustificazioni”.