• TOTALITARISMI

Enver, il genocida degli armeni ucciso dai sovietici

Un nuovo studio dello storico Alberto Rosselli, Breve storia della guerra civile russa 1917-1920, fa riemergere l'incontro e lo scontro fra due totalitarismi. Enver Pascià, responsabile del genocidio degli armeni, venne chiamato da Lenin nella Russia sovietica per pacificare le province musulmane dell'impero rosso. Ma si unì ai ribelli.

Enver Pascià (in auto) visita Batumi, Georgia

Enver Pascià (1881-1922) era stato uno dei leader dei Giovani Turchi, con i quali aveva ideato il genocidio degli armeni. Si era trattato di pulizia etnica, che però, data la particolare situazione dell’impero ottomano, era stata attuata come pulizia religiosa. I suoi ideatori erano infatti dei perfetti atei, la loro ideologia era più che altro un nazionalismo di stampo mazziniano (da qui il loro nome).

L’unico collante del mosaico di nazionalità dell’impero turco l’avevano trovato nella religione islamica. Da qui lo sterminio degli armeni, cristiani e additati come collusi con il nemico russo. Infatti, quasi subito scoppiò la Grande Guerra, in cui i turchi furono alleati di Austria e Germania. Al genocidio diedero una volenterosa mano i curdi, come ben si vede nel film Mayrig del regista franco-armeno Henri Verneuil (1991, con Omar Sharif e Claudia Cardinale). Conclusasi con una disfatta la guerra, Enver Pascià e soci, considerati responsabili del disastro, scapparono a Berlino. Ma qui uno studente universitario armeno sparò all’ex ministro degli interni (e primo gran maestro della massoneria turca), Talaat Pascià, uccidendolo e venendo assolto in tribunale. L’aria di Berlino, perciò, si era fatta pesante per Enver Pascià. Lo cavò dagli impicci Lenin, che aveva appena preso il potere nell’ex impero russo.

I bolscevichi avevano da poco concluso la guerra civile contro i «bianchi» e l’Armata Rossa di Trotzkij aveva sbaragliato le armate di Denikin, Kolchak e Wrangler, aiutate, queste, da un corpo di spedizione internazionale (americani, inglesi, francesi, cecoslovacchi, giapponesi e anche italiani) che però tornò a casa quando vide che lo sforzo richiesto era eccessivo (i rossi avevano schierato tre milioni e mezzo di uomini). Enver Pascià accettò l’invito di Lenin, anche se i due avevano ciascuno un proprio progetto. Lenin voleva che il turco pacificasse le regioni islamiche dell’immenso Paese: turkmeni, kazaki, uzbeki, kirghisi e tagiki, infatti, consideravano i russi come invasori (la loro colonizzazione era stata completata solo cinquant’anni prima). Lenin, impelagato nella guerra civile, aveva preso tempo offrendo ai musulmani autonomia e indipendenza. Ma quando era stato preso in parola e cominciarono a sorgere governi provvisori e repubbliche indipendenti, ricorse alla mano di ferro, giustiziando centinaia di capi islamici. E nel 1919 i mullah proclamarono il jihad contro il potere bolscevico. Tribù rivali da sempre si unirono nella guerra santa e furono chiamati (dai comunisti) «basmaki», che in uzbeko sta per «briganti». Vi ricorda niente? Anche gli insorgenti cattolici di Messico, Italia, Francia, Irlanda passarono alla storia con nomi  simili. Affluirono volontari provenienti dalla Persia, dall’Afghanistan, dalla Turchia, perfino cinesi musulmani del Sinkiang. E anche molti di quelli che il bolscevismo aveva perseguitato a qualsiasi titolo. Ieri come oggi il jihad richiama foreign fighters.

Nel 1921 Enver Pascià fu dunque  mandato a cercare di convincere i musulmani ad accettare il  nuovo potere rosso. Ma lui aveva un’idea diversa: la creazione di un grande Stato «panturanico» di fede islamica ed egemonizzato dalla Turchia (a qualcosa del genere pensa ancora  l’odierno Erdogan). Quando Lenin se ne accorse, Enver gettò la maschera e si mise a capo dei basmaki. I mullah lo dichiararono «rappresentante in terra del profeta Maometto» e lo proclamarono guida del jihad (Alberto Rosselli, Breve storia della guerra civile russa 1917-1920, Archivio Storia). Alla testa di 50mila guerriglieri riuscì a prendere Dunshanbe, capitale del Tagikistan. Ma a quel punto la guerra civile era finita e Lenin aveva le mani libere. Un’armata bolscevica forte di artiglieria, aviazione e gas all’iprite e al fosgene si abbatté sui basmaki e nel 1922 tutto era finito. Enver Pascià e i pochi uomini che gli erano rimasti, braccati, finirono circondati. Lui si lanciò in un’ultima carica suicida a cavallo, ma fu crivellato di colpi, denudato e gettato in una fossa comune. Paradossalmente, anche se comunisti, erano stati i russi a vendicare gli armeni.