• CONTINENTE NERO

Emigranti in Libia, un esercito di 700mila uomini

Gli emigranti trasportati in Italia per via aerea, in Libia erano arrivati partendo da Eritrea, Etiopia, Somalia e Yemen. Secondo i dati dell'Unione Africana, gli emigranti in Libia sono 700mila, dei quali 44mila sono registrati come rifugiati.

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Emigranti in Libia

Il 22 dicembre sono atterrati all’aeroporto militare di Pratica di Mare due aerei con a bordo in tutto 162 persone prelevate dai centri di detenzione libici. In Libia erano arrivati partendo da Eritrea, Etiopia, Somalia e Yemen e quindi almeno una parte di loro ha motivo di chiedere asilo: gli eritrei, per il regime autoritario del loro paese, e gli yemeniti, in fuga dalla guerra e da una delle più gravi crisi umanitarie del pianeta. Tutti, sembra di capire, sono stati scelti perché avevano bisogno urgente di protezione, cure mediche e assistenza. L’Acnur, Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, li ha infatti classificati come “rifugiati vulnerabili” e questo vuol dire che si tratta di bambini, persone vittime di abusi, donne, anziani e disabili. Perciò chiederanno e otterranno protezione internazionale, anche se non tutti lo status di rifugiato.

“Deve essere motivo d’orgoglio per gli Italiani – ha dichiarato il ministro dell’interno Marco Minniti mentre attendeva l’arrivo di uno degli aerei insieme al presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti  – ed è solo l’inizio. Cercheremo di tenere aperto questo corridoio umanitario”.

“Speriamo proprio che altri paesi seguiranno questa via – ha commentato dopo l’atterraggio del primo aereo Vincent Cochetel, inviato speciale dell’Acnur per il Mediterraneo centrale – alcune di queste persone hanno sofferto terribilmente, sono state detenute in condizioni disumane. Cinque donne hanno partorito in prigionia, con scarsissima assistenza medica”.

Secondo l’Unione Africana, in Libia ci sono non meno di 700.000 emigranti in attesa di raggiungere l’Italia. L’Acnur ne ha registrati come rifugiati e richiedenti asilo poco più di 44.000 e ritiene che circa 18.000 persone siano detenute nei centri per immigrati controllati dal governo libico di Tripoli. Oltre ai 162 arrivati in Italia e ad altri 131 che stanno per essere trasferiti in Niger, resterebbero circa 1.300 “rifugiati vulnerabili” da proteggere e portare in salvo al più presto. “Contiamo sulla solidarietà internazionale per raggiungere l’obiettivo quanto prima” ha aggiunto Vincent Cochetel.

La Conferenza episcopale italiana ospiterà molti dei nuovi arrivati, e gli altri che forse arriveranno, in diverse località e il governo italiano provvederà a loro fornendo l’assistenza prevista per chi gode di protezione internazionale. L’Unione Africana, dopo il vertice UE-UA svoltosi a fine novembre durante il quale è stato deciso un piano di evacuazione e rimpatrio degli africani detenuti in Libia, sta predisponendo i servizi consolari necessari e si sta procurando i permessi di atterraggio per gli aerei che riporteranno a casa gli emigranti. Il vicepresidente della Commissione dell’UA Kwesi Quartey assicura che entro fine anno almeno 15.000 africani in difficoltà verranno rimpatriati grazie alla collaborazione dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Alcuni stati africani inoltre hanno già iniziato a rimpatriare i loro cittadini; tra questi, la Nigeria che ha trasferito dalla Libia 3.000 persone con voli governativi. Il Rwanda invece, che non è afflitto dal fenomeno dell’emigrazione clandestina, si è offerto di ospitare 30.000 emigranti.

Meno di 45.000 rifugiati e richiedenti asilo da assistere e per cui a suo tempo, finita la minaccia che li ha messi in fuga, organizzare il ritorno a casa, meno di 20.000 persone detenute in condizioni critiche che bisogna mettere al sicuro, meno di 2.000 con estremo, urgente bisogno di aiuto. Sono questi i numeri di una emergenza di per sé gestibile senza difficoltà. L’Italia può benissimo farsi carico di alcune centinaia di persone, oltrei ai rifugiati ai quali già provvede, per il tempo necessario a ricuperare le forze e, se si tratta di profughi, finchè potranno tornare a casa. Può farlo e continuare a finanziare l’Acnur, che ha in carico circa 60 milioni di profughi. Nessuno si domanderebbe, come molti stanno facendo in questi giorni, perché il corridoio umanitario dalla Libia abbia come destinazione proprio e soltanto l’Italia, e non anche Spagna, Grecia, Malta o qualsiasi altro stato d’Europa e del mondo, dato che i trasporti sono aerei.

“È un giorno storico – ha detto il ministro Minniti a Pratica di Mare – Per la prima volta grazie al lavoro straordinario di tante persone si è aperto un canale umanitario legale dalla Libia all’Europa. Siamo riusciti a portare verso la salvezza donne e bambini, sottraendoli ai trafficanti di esseri umani. Oggi l’Italia ha scritto una bellissima pagina di solidarietà e accoglienza e lo ha fatto mettendo in campo la sua forza-paese e dimostrando che nelle situazioni difficili sa dare il meglio. Questo è solo l’inizio, continueremo a lavorare con l’Acnur secondo il principio che abbiamo sempre sostenuto: combattere l’illegalità per costruire la legalità vera”. 

Tutti gli italiani sarebbero d’accordo con il ministro Minniti senonchè in Italia in tre anni oltre alle poche migliaia di profughi che hanno chiesto e ottenuto lo status di rifugiato, sono arrivati quasi mezzo milione di emigranti illegali, gran parte dei quali fingendosi profughi e quasi tutti ricorrendo ai trafficanti di uomini. Per loro, oltre a fruire dei servizi forniti dallo stato ai cittadini italiani, è stato creato un apparato assistenziale che assorbe miliardi di euro all’anno. Oltre ai 700.000 emigranti clandestini che secondo l'UA sono già in Libia, non è dato sapere quanti altri sono in viaggio o stanno per partire verso le coste del Mediterraneo, lungo le rotte delle organizzazioni criminali che li trasportano.