• LA BEATIFICAZIONE

Edvige Carboni, la grande mistica sarda sarà presto beata

Edvige Carboni (1880-1952) sarà proclamata beata: è stato riconosciuto il primo miracolo attribuito alla sua intercessione. Si può annoverare fra le più grandi mistiche per le innumerevoli estasi, le apparizioni di Gesù e Maria, le stimmate, la coronazione di spine, le rivelazioni profetiche, le visioni dell’aldilà, in particolare delle anime del Purgatorio

Edvige Carboni

Il suo nome, a 66 anni dalla morte, dopo una vita vissuta nel più umile nascondimento, è relativamente ancora poco conosciuto. Eppure basta leggere il suo diario, scritto in obbedienza al confessore, per comprendere la ricchezza di doni soprannaturali che il Signore le elargì. Parliamo della venerabile Edvige Carboni (1880-1952), una laica sarda con il cuore semplice e la fede immensa, che sarà presto proclamata beata: il 7 novembre papa Francesco ha infatti autorizzato la promulgazione del decreto con cui si riconosce il primo miracolo attribuito alla sua intercessione. Una vera grazia per la Chiesa, perché proporre quest’anima prediletta all’imitazione dei fedeli sarà di grande aiuto nella catechesi sulle realtà ultime e quindi nel ravvivare la fede.

Edvige si può a buon diritto annoverare tra le più grandi mistiche, per le innumerevoli estasi, le apparizioni di Gesù e Maria, le stimmate, la coronazione di spine, le rivelazioni profetiche, le visioni dell’aldilà e in particolare delle anime del Purgatorio, nonché di numerosi santi, su tutti san Giovanni Bosco e santa Teresa del Bambin Gesù, che la consigliavano frequentemente. Era nata a Pozzomaggiore, in provincia di Sassari, e già alla nascita si era manifestato in lei un segno celeste: una piccola croce, «segno che te dovrai nel mondo molto soffrire», come le diceva sempre la mamma, che le trasmise una viva pietà cristiana. Già a cinque anni si sentì esortare dall’angelo custode a consacrarsi a Dio: la bimba fece voto di verginità («capivo che Gesù lo voleva», ricorderà nel diario), che poi rinnovò più volte. Crebbe mite e obbediente, tra sante Messe, sacramenti e soste davanti al tabernacolo.

Avrebbe voluto farsi suora, ma vi rinunciò per assistere con dedizione i familiari malati, prima la zia, poi la madre, lo zio, la nonna, il padre, il fratello Giorgino, in alcuni casi (come con la nonna e il fratello) ricevendo in cambio amarezze. Giorgino si sposò a 38 anni e morì improvvisamente cinque mesi dopo. Raggiunta dalla notizia, Edvige reagì al dolore dicendo: «Signore, sia fatta la tua volontà». E si raccolse in preghiera. Un giorno il fratello le apparve immerso nelle sofferenze, dicendole che era stato condannato a scontare otto anni in Purgatorio e chiedendo preghiere per abbreviare i tempi della sua liberazione. Nel congedarsi da lei le strinse la mano scottandogliela. Il segno della bruciatura le rimase a vita. L’amore immenso per le anime dei defunti, non solo dei familiari ma di tutta la Chiesa purgante, è un tratto peculiare della sua santità. «Ama le anime del Purgatorio, prega per loro», le aveva chiesto Gesù.

In favore di queste anime, che poteva vedere appunto per bontà divina, Edvige offriva preghiere, sante Messe, sacrifici, umiliazioni e dolori accettati con pazienza. Partecipava alla buona opera anche la sorella Paolina, la sesta e ultimogenita, che la madre aveva particolarmente affidato alla figlia più grande. Perciò nel 1929, ormai quarantanovenne, Edvige lasciò la Sardegna per trasferirsi nel Lazio con la sorella, un’insegnante di scuola elementare che sarà spesso costretta a cambiare sede. Una mattina, era il luglio 1941, dopo la santa Comunione si sentì toccare la spalla e avvertì una voce triste che le diceva: «Io sono un’anima morta poche ore fa sotto le macerie. Sono poche ore che soffro nel Purgatorio: mi sembra un secolo! Dio è severo, Dio è giusto, Dio punisce. Prega per me e fa pregare monsignor Massimi, come pure Paola e anche Vitalia [una cara amica di Edvige, ndr]».

Un’altra volta le si presentò una persona che «mi toccò il polso che mi rimase bruciato. Non lo conobbi. Era vestito da ufficiale. Sono morto in guerra - mi disse. Vorrei delle sante Messe: me le farete celebrare da monsignor Vitali. Tu e Paola mi farete delle sante Comunioni». Esaudita quella supplica, vide riapparire l’ufficiale «tutto splendente» e pieno di gratitudine: «Vado in Paradiso dove pregherò per voi, specialmente per monsignor Vitali. Sono russo, e mi chiamo Paolo Vischin. Mia madre mi aveva educato nella santa religione; poi crescendo mi sono lasciato trascinare nella vita russa, non buona. In punto di morte mi pentii, e ricordai le belle parole che da bambino mi diceva la mia mamma. Gesù buono mi ha perdonato». Si vede qui l’importanza dell’educazione cristiana come mezzo per salvarsi, riscontrabile più volte nel diario di Edvige, scritto in buona parte durante la seconda guerra mondiale e nel bel mezzo di un secolo che con il nazismo e, in maniera ancora più duratura, con il comunismo ha rifiutato radicalmente Dio.

Nel maggio 1943, vedendo Gesù addolorato, si sentì dire: «Figlia mia… son triste perché vedo che la maggior parte degli uomini nelle loro famiglie hanno collocato il diavolo per far da padrone, cacciando a Me, loro Creatore e Dio». Si legge con particolare frequenza anche lo sdegno di Dio per la perdita del pudore, le «mode immodeste» e «scandalose», la partecipazione - perfino di domenica - a spettacoli impuri al teatro e al cinema, dove non vanno solo gli adulti ma «ci conducono i loro piccoli innocenti per rovinarli prima del tempo col vedere scene immodeste», come le rivelò Gesù nel dicembre 1944, lamentando pure che «pochissimi sono quelli che rispettano il giorno festivo a Me consacrato». Nel giorno di Pasqua del 1943 aveva visto un angelo con la spada in mano, che le spiegò una visione riguardante i peccati della carne: «Il mondo cerca i piaceri impuri e brutti; questi, se non si puliscono col sacramento della Confessione, verranno da Dio puniti per l’eternità, perché davanti al divin tribunale non si può nessuno salvare se prima non sia pulito dalle sozzure con una confessione e contrizione di mai più immergersi in quei pantani sporchi».

Le visioni di Edvige riguardarono pure l’Inferno, dove vide cadere molte anime per aver rifiutato fino all’ultimo la divina Misericordia, e il Paradiso, dove un angelo le mostrò due troni preparati per lei e la sorella, chiedendole di perseverare «nella santa purità, di amore di Dio e del prossimo». Le fu insegnato anche che la gloria eterna è commisurata alle sofferenze patite in terra e offerte al cielo, in unione al sacrificio di Cristo, per la salvezza delle anime: perciò queste tanto più splendono quanto più si sono fatte simili a Gesù crocifisso, abbracciando con umiltà la propria croce. Specialmente «nel giorno dei morti», come testimonierà al processo per la sua causa l’amica Flora Argenti, Edvige «vedeva stuoli e stuoli di anime che la ringraziavano e le dicevano di ringraziare le persone che avevano pregato per loro per volare in Paradiso». Edvige, che pure era di condizione modestissima, mostrava la stessa carità nei bisogni materiali dei poveri, dei disoccupati, dei prigionieri di guerra.

Satana la odiava particolarmente e arrivava fino alle vessazioni fisiche, non sopportando soprattutto che si affidasse di continuo alla protezione della Madonna. «Te preghi la mia nemica - e m’indicò la Vergine. Fin tanto che tu non cessi di pregare a quella mia eterna nemica, io non ti lascerò mai in pace», le disse il diavolo nel gennaio 1942. Ma la Vergine la sosteneva nel suo combattimento spirituale, riversando su di lei abbondanti grazie e consolandola con visioni, come quando Edvige la vide distribuire rosari a molte anime: «Figliuoli e figliuole mie, voi con questa corona smorzerete il fuoco che [è] sparso in quasi tutto l'universo. Se voi reciterete con fede questa corona, questo fuoco si smorzerà presto. Questa è l'arma più potente; e più potente arma di questa l’uomo non può trovare. Dette queste parole, sparì tutta risplendente». Partecipe com’era delle misericordie divine, voleva che anche gli altri le scoprissero e perciò scriveva: « Se fossi un angelo, prenderei una tromba, farei il giro dell'oceano e griderei a tutti gli esseri umani: amate Gesù, amatelo amatelo uomini, amatelo il buon Gesù, ricordate che è morto in croce per salvare a noi miseri peccatori».