a cura di Stefano Fontana
  • LA REINTRODUZIONE

Educazione civica, nuova religione civile

La Camera dei deputati ha approvato la reintroduzione dell’insegnamento dell’Educazione Civica nelle scuole italiane. Ora la questione è passata all’esame del Senato. È il caso di chiedersi se questo sia apprezzabile e auspicabile dal punto di vista dei principi della Dottrina sociale della Chiesa. La cosa va esaminata sia riguardo al cosa (i contenuti) sia riguardo al come (chi educa).

Dal punto di vista dei contenuti insegnati è facile prevedere che essi saranno di un certo tipo, ossia conformi all’ideologia dominante oggi, fatta propria anche dallo Stato. È vero che l’insegnamento concreto dipende dal singolo docente, ma oggi la grande maggioranza dei docenti condivide gli stessi riferimenti civici di fondo, i dirigenti scolastici pure, e poi c’è la presenza dei delegati sindacali … insomma la scuola italiana oggi è un “sistema”. Le stesse iniziative studentesche sono sempre innescate da fuori e sono sempre politicamente corrette. Non si è mai vista una manifestazione studentesca contro la legge Cirinnà o la 194, ma solo “verità per Giulio Regeni” e mobilitazione per la violenza sulle donne. I direttori d’orchestra sono sempre quelli. C’è tutta una cultura che non ha accesso alla scuola pubblica e non l’avrà nemmeno con l’insegnamento dell’educazione civica.

Proviamo quindi ad immaginare quali potranno essere i contenuti di questo ripristinato insegnamento: i diritti (compresi i nuovi diritti), il costituzionalismo (o patriottismo della Costituzione), le parole d’ordine sulla resistenza come matrice della nuova Italia, l’eguaglianza tra i diversi tipi di famiglie, la laicità (assenza di religione) degli ambiti pubblici, l’ideologia europeista, la società multiculturale e multireligiosa come ideale assoluto, l’uguaglianza di tutte le religioni, l’uguaglianza di tutti gli orientamenti sessuali, le rivendicazioni del femminismo, la liceità delle droghe leggere, il pacifismo, l’ecologismo esasperato con letture dei discorsi di Greta nei vari consessi istituzionali, la libertà del cittadino come autodeterminazione, l’illiceità della pena di morte, la necessità di aprirsi alla globalizzazione come via ad un bene comune mondiale, la tutela delle culture primitive e indigene, la lettura dei libri di don Ciotti sul nuovo razzismo di chi vuole regolare le immigrazioni e così via. Una cosa è certissima: nessun insegnante di educazione civica parlerà di un ordine naturale delle cose a cui le leggi dello Stato dovrebbero uniformarsi.

Questo dal punto di vista dei contenuti. Dal punto di vista del come, è evidente che il soggetto educatore sarà lo Stato, il quale prevedibilmente fornirà a scuole e insegnanti anche delle indicazioni e dei programmi. Così l’insegnamento dell’educazione civica sarà una specie di “religione civile”, verranno cioè fatte maturare le convinzioni utili a tenere uniti i cittadini tra loro e sotto il potere statale. Non quelle vere ma quelle funzionali a questo scopo. Un tempo uno Stato di questo tipo si sarebbe chiamato “Stato etico”, ossia uno Stato che si ritiene autore di una morale pubblica e la vuole imporre non solo esternamente ma anche internamente, nell’animo delle persone. Avremo così studenti educati in batteria, che riceveranno tutti le stesse informazioni e gli stessi insegnamenti e che crederanno negli stessi valori anche se saranno disvalori.

Altri soggetti educativi saranno ancora una volta esautorati e messi da parte con buona pace del principio di sussidiarietà. Già è così oggi senza l’insegnamento dell’educazione civica, figuriamoci domani. Né varrà affidare questo insegnamento a docenti laureati in legge, dato che dalle nostre università oggi escono solo giuristi di mentalità positivistica, ossia i migliori funzionari per uno Stato che considera se stesso la fonte del diritto, della morale pubblica e dell’educazione civica.

Nella sua storia post-unitaria la scuola italiana è passata dalle mani dei cattolici a quella dei comunisti (vecchi e nuovi). La cultura scolastica è oggi prevalentemente nelle mani del progressismo di sinistra. Da un punto di vista strettamente politico non si capisce bene come mai l’attuale maggioranza abbia deciso di mettere nelle mani di una cultura politica avversaria una possibilità di questa portata.

In situazioni ordinarie (ossia conformi ad un ordine) la Dottrina sociale della Chiesa avrebbe dato un giudizio favorevole all’insegnamento dell’educazione civica. Ma nella situazione attuale no.