• FOLLIE EUROPEE

Dopo i clandestini daremo rifugio ai miliziani dell’Is

Nonostante l’allarme dei servizi d’intelligence sul rientro sempre più massiccio di terroristi mischiati ai flussi di immigrati clandestini, l’Europa ha deciso di raccomandare l'integrazione anche dei foreign fighters, coloro che rientrano dal Califfato di Siria, Libia e Iraq. E poi ci si meraviglia se cresce la repulsione per tutto ciò che targato Ue.

Il coordinatore antiterrorismo dell’Ue, Gilles De Kerchove,

E poi ci si meraviglia se cresce tra l’opinione pubblica del Vecchio Continente il sentimento nazionalista e la repulsione per tutto ciò che è targato Ue. Sentimenti ora più che mai giustificati di fronte a un’Europa che incoraggia flussi migratori islamici fuori controllo e illegali e soprattutto di fronte à una Ue che intende riempire le nostre città di terroristi veterani della guerra in Siria, Iraq e Libia.

Uomini che hanno combattuto tra le fila dell’Isis o di al-Qaeda saranno, infatti, ben accetti in Europa dove peraltro i foreign fighters già rientrati dal fronte sono almeno un migliaio. Nonostante l’allarme dei servizi d’intelligence e i rapporti preoccupati dell’Europol sul rientro sempre più massiccio di terroristi e miliziani spesso mischiati ai flussi di immigrati clandestini, la Ue ha infatti deciso di raccomandare l’accoglienza e l’inevitabile “integrazione” anche per coloro che non vedono l’ora di ucciderci.

Lo ha detto chiaramente e senza giri di parole il coordinatore antiterrorismo dell’Ue, Gilles De Kerchove, che giovedì ha tenuto un’audizione al Comitato delle regioni europee. «Una delle sfide con cui ci dobbiamo confrontare, forse la più urgente, è essere pronti ad affrontare i numeri importanti di combattenti stranieri che oggi si trovano in Iraq e Siria e che poi torneranno in Europa», ha detto il tipo. Pur senza avere esperienza militare e avendo lavorato dal 1985 come burocrate e consulente per la Ue e il governo belga, il coordinatore non ha lesinato all’uditorio le sue analisi belliche.

«Scommetto che in un anno lo Stato Islamico sarà distrutto, e i foreign fighters torneranno in Europa. Quando questo avverrà dovremo inevitabilmente poterli reintegrare poiché non potremo chiuderli tutte nelle carceri, o perché non avremo prove a sufficienza o perché bisognerà offrire loro una nuova alternativa di vita». Per questo in tutta Europa «dobbiamo essere vigili e agevolare il processo di integrazione» dei combattenti stranieri. Frasi che potrebbero indurre anche il più convinto europeista a fuggire in Gran Bretagna sperando nel successo del Brexit. Ormai la misura è davvero colma. Dobbiamo già sopportare “l’allergia alla democrazia” di cui soffre l’Unione che, infatti, insieme alle Borse, trema ogni volta che un popolo europeo vota: oggi i britannici, ieri austriaci, greci, polacchi.

Ci tocca persino sorbirci esperti e burocrati economico finanziari che ci spiegano che petrolio a basso costo, denaro in prestito a interessi zero e assenza di inflazione sono il “vero problema” che impedisce la crescita dell’Europa. Impossibile però digerire che la sicurezza dell’Europa resti affidata a rappresentanti come Gilles De Kerchove. Che continuano a  incoraggiare i flussi migratori illegali ogni volta che aprono bocca. Prima assicurando che non vi saranno mai respingimenti, poi negando persino l’illegalità degli immigrati che giungono in Italia e Grecia grazie alle organizzazioni criminali. Ma De Kerchove è andato ancora più in là: oltre ai clandestini dovremo accogliere e reintegrare (sempre a spese nostre) terroristi e miliziani jihadisti.

Invece di pensare a come tenerli lontani dalle frontiere europee o a come neutralizzarli, il funzionario europeo (che tra l’altro è di nazionalità belga e dovrebbe quindi essere particolarmente sensibile al rischio terroristico islamico) vuole assistere e integrare migliaia di tagliagole, assassini, terroristi, stupratori che in Siria e Iraq si sono macchiati di crimini orrendi inclusa la schiavitù e il genocidio (degli yazidi). C’è di che preoccuparsi di un’Europa che bolla come “estremisti di destra” e “populisti” chiunque si opponga al disastro dell’immigrazione selvaggia e all’islamismo dilagante per poi accogliere e “integrare” i veri nazisti dei nostri giorni.

De Kerchove non ha spiegato come procedere all’integrazione nella società di 7/10 mila foreign fighters, specie quando non riusciamo a integrare neppure i moltissimi estremisti islamici di casa nostra che finora non hanno ancora imbracciato le armi. A quanto pare dovremo rassegnarci a integrare coloro che invece dovremmo incarcerare a vita o uccidere finché combattono in Siria, Iraq e Libia. Dovremo rassegnarci anche al fatto che durante il lungo e difficile percorso verso l’integrazione qualche foreign fighter potrebbe opporre resistenza massacrando “infedeli” in un bar o ristorante o sgozzando poliziotti con i loro famigliari direttamente nelle loro case e mettere in preventivo che qualche veterano del jihad potrebbe rifiutare la cortese proposta di integrazione in Europa facendosi esplodere al check-in di qualche aeroporto o in un supermercato (meglio se ebraico).

Le vittime dell’integrazione “all’europea” dei foreign fighters verranno definite “danni collaterali”? Quanti poliziotti e agenti dell’intelligence saranno impegnati per tentare di controllare questi assassini? E con quali costi? Domande a cui De Kerchove non ha certo risposto e che forse neppure gli sono state poste, ma c’è di che riflettere nel constatare che la figura del “Coordinatore antiterrorismo dell’Ue” venne creata in risposta agli attentati terroristici di al-Qaeda dell’11 marzo 2004 a Madrid che provocarono quasi 200 morti, nell’ambito delle iniziative adottate dal Consiglio europeo per la lotta al terrorismo. Tra i compiti del coordinatore spiccano «assicurare che l’Ue svolga un ruolo attivo nella lotta al terrorismo» e «monitorare da vicino l’attuazione della strategia antiterrorismo dell’Ue».

La strategia della Ue, ammesso che sia mai esistita, sembra puntare oggi a integrare i terroristi non a combatterli. Del resto,  in Danimarca lo Stato paga persino gli studi universitari ai foreign fighters per recuperarli socialmente. Evoluzione di un sistema educativo tipicamente nord europeo che vede, ad esempio, il governo norvegese (Oslo non fa parte della Ue) finanziare corsi destinati agli immigrati musulmani in cui si spiega loro che nessuno è autorizzato a stuprare o uccidere una donna che entra da sola in un pub per bersi una birra. Con misure di questo tipo a tutela della sicurezza in Europa possiamo tutti dormire sonni tranquilli.