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Cina, la distruzione della Chiesa parte dallo Henan

La Chiesa cattolica è violentemente perseguitata dalle autorità comuniste cinesi nella provincia dello Henan. Perché lo Henan? Perché qui i cristiani sono molto minoritari e la Chiesa è quasi tutta sotterranea. Ma in futuro gli stessi metodi possono essere applicati anche nelle province dove i cristiani sono più numerosi.

Henan, arresto in una chiesa

“La Chiesa cattolica della provincia dell’Henan è violentemente perseguitata. Pregate per loro”. Questo appello, affidato dai cristiani cinesi all’agenzia AsiaNews il 20 aprile, accompagna un impressionante elenco di violenze compiute dall’inizio del mese nell’Henan: chiese demolite, tombe violate, asili chiusi, perquisizioni, libri di preghiere e bibbie sequestrati, croci, decorazioni e simboli sacri rimossi dalle facciate  e dalle cupole delle chiese…

Le violenze più recenti risalgono al 19 aprile, giorno in cui nella diocesi di Luoyang sono state dissacrate e distrutte la lapide e la tomba di monsignor Li Hongye ed è stata interamente distrutta la chiesa di un villaggio, Hutuo. La più squallida, riferiscono i corrispondenti di AsiaNews, risale al 1° aprile, domenica di Pasqua, quando, durante la messa, dei rappresentanti del governo sono entrati nella chiesa della diocesi di Zhengzhou e hanno portato via tutti i minori di 18 anni, bambini piccoli inclusi, per far rispettare la norma che proibisce ai giovani di età inferiore a 18 anni di entrare in chiesa per partecipare alla messa. Da allora ogni domenica degli impiegati governativi vigilano affinchè il divieto sia rispettato. Un’auto della polizia viene parcheggiata all’entrata della chiesa e almeno tre rappresentanti della legge stanno di guardia per bloccare i fedeli che portano i figli in chiesa, “perfino ai bambini in braccio alla madre viene vietata l’entrata”.

L’interdizione delle chiese ai minori fa parte del nuovo regolamento delle attività religiose, reso pubblico lo scorso ottobre ed entrato in vigore il 1° febbraio, che introduce serrati controlli sulle comunità, ufficiali e non ufficiali, motivati al fine – sostiene il governo – di “sviluppare le teorie religiose con caratteristiche cinesi” e adattare la religione alla società socialista, resistendo a “infiltrazioni religiose dall’estero” che violerebbero il principio di indipendenza.

Il regolamento probisce anche di impartire un’educazione religiosa ai minori. Ai sacerdoti è vietato organizzare, in quanto “attività religiosa illegale”, qualsiasi tipo di attività destinata ai giovani, inclusi conferenze, campi estivi e invernali, gite, raduni e incontri privati nelle scuole e nelle università. D’ora in poi le “scuole religiose” potranno essere effettuate solo in luoghi registrati e sotto il controllo dello stato.

Una circolare congiunta datata 8 aprile, emessa dall’Associazione patriottica cattolica dell’Henan e dalla Commissione degli affari della Chiesa dell’Henan, chiede in tono severo l’attuazione dei nuovi regolamenti e precisa che in tutta la provincia alle associazioni religiose è probita qualsiasi iniziativa volta alla formazione religiosa dei giovani. L’ordinanza inoltre invita i fedeli che intendono recarsi a messa a lasciare i bambini in custodia ad altri. Le nuove norme – conclude la circolare – non devono essere trascurate, occorre diffonderne il contenuto in ogni chiesa e in ogni sito religioso. Di qualsiasi trasgressione dovranno rispondere i responsabili dei siti religiosi, pena la perdita della qualifica di addetti ad attività religiosa e la chiusura dei siti stessi. 

La circolare ha suscitato ovvio disappunto e molte critiche tanto più che il presidente dell’Associazione e il segretario della Commissione sono sacerdoti, forse conniventi, si domandano i fedeli, oppure vittime impotenti. Qualunque sia la risposta, già diversi sacerdoti stanno cercando di trovare il modo di continuare a educare i giovani aggirando il divieto.  

AsiaNews riporta le ragioni dell’ondata di repressione, al di là del fatto di voler applicare in maniera sistematica i nuovi regolamenti. La persecuzione avviene nell’Henan  – sostengono i corrispondenti cinesi dell’agenzia – perché lì la comunità cattolica costituisce una piccola minoranza: “in un certo senso – spiegano – l’applicazione dei regolamenti avviene in questa provincia come una prova di laboratorio, per vedere se vi sono resistenze, e per studiare come soffocarle. In seguito i regolamenti saranno applicati in tutto il paese, anche nei luoghi dove i cattolici sono una buona percentuale della popolazione, come nell’Hebei o nello Shanxi”.

Inoltre la Chiesa dell’Henan è quasi interamente una Chiesa sotterranea: “su 10 diocesi, eccetto la diocesi di Anyang, non vi sono vescovi riconosciuti dal governo; per le diocesi senza vescovo (ad esempio Luoyang, dopo la morte di monsignor Li nel 2011), la Santa Sede tarda a nominare un successore. Il governo sembra accanirsi contro ufficiali e sotterranei, ma soprattutto contro questa Chiesa non ufficiale, tanto più che essa è ‘senza pastore’”.

L’ultima ragione di tanta violenza si ritiene sia l’intenzione del governo di impaurire non tanto i cattolici quanto le persone che vorrebbero convertirsi al cristianesimo. Si tratterebbe quindi di un modo per tentare di arginare la potente rinascita religiosa in atto in Cina, così evidente tra i giovani. Vietando le chiese ai minori – dicono i sacerdoti cinesi – si tagliano le gambe alla crescita della comunità cristiana.