• SPAGNA

Cifuentes lascia, ma resta la legge più liberticida d'Europa

Lo scandalo che ha coinvolto la presidente dell'Assemblea autonoma di Madrid, Cristina Cifuentes. Ha lasciato l'incarico dopo essere stata scoperta a sottrarre creme di bellezza da un iper. Ma restano ancora i peggiori frutti della sua esperienza alla guida della regione spagnola: una legge per l'indottrinamento gender dai contenuti inquietanti.

Cristina Cifuentes espone la bandiera arcobaleno sulla facciata del palazzo presidenziale regionale di Madrd

Il giudizio più tenero che si è presa è stato: patetica. A nulla sono valse le ridicole giustificazioni che Cristina Cifuentes ha abbozzato per uscire dal terribile incidente di cleptomania che l’ha coinvolta costringendo il premier spagnolo Mariano Rajoy a chiederle le dimissioni dalla potente carica di Governatore della comunità autonoma di Madrid.

Lei, presidenta di ferro del parlamentino della capitale aveva molti nemici politici, interni ed esterni, ma a farla disarcionare, restando ora solo guida del Partido Popular della capitale, sono stati due scandali di quelli che fanno sobbalzare tutti i giornali.

Prima la stampa aveva scoperto che aveva mentito su un master di Diritto pubblico che avrebbe svolto nel 2012 nell’università Rey Juan Carlos. Vecchio vizio. Ma il colpo mortale è stato uno scoop di un giornale spagnolo, OkDiario, che ha pubblicato un video risalente al 2011.

La Cifuentes, che all’epoca era vicepresidente dell’assemblea regionale madrilena si trovava dentro un negozio della catena Eroski ed era stata pizzicata a rubare due creme antietà del valore complessivo di 40 euro. A incastrarla un video, reso pubblico soltanto oggi, nel quale si vede chiaramente la donna che viene fermata da un addetto alla sicurezza dell’ipermercato su segnalazione di una addetta alle casse che gli comunicava: “C’è una donna con la borsetta di Prada che ruba nel reparto profumi”. Tragicomico. Il vigilantes dovette intervenire e costringere l’esponente politico a rovesciare la borsetta. Imbarazzata, la Cifuentes poi pagò il maltolto e se ne andò. Nessuno fece denuncia e la cosa sembrò per sempre sepolta.

Invece lo scandalo è emerso nei giorni scorsi e la presidenta si è giustificata dicendo che in realtà era sovrappensiero, al telefono, e non si era accorta di essersi intascata le creme di bellezza. A quel punto, col fuoco incrociato di politici e media, anche il premier Rajoy ha dovuto capitolare e la Cifuentes ha fatto un passo indietro, rivendicando però di uscire a testa alta.

Ma l’addio della Cifuentes non sembra aver scalfito minimamente il partito conservatore spagnolo che ha fatto quadrato attorno alla ex presidenta. Basti solo ricordare che il presidente dell’assemblea facente funzione, Ángel Garrido, nel suo discorso di insediamento ha ringraziato la Cifuentes per il lavoro svolto e aggiunto che non ha infranto alcun punto del codice etico del partito. Sarà, si vede che il furto con destrezza non rientra tra le cause di decadimento dei politici. Ma di decadenza sì.  

Grazie per il lavoro svolto, dunque. Vediamo dunque che cosa ha fatto di importante la Cifuentes. Ad esempio è la artefice di una delle legge più liberticide in materia di ideologia Lgbt e gender che siano mai state prodotte da un consesso di eletti in Europa. Proprio lei, nel luglio 2016 fece approvare dal parlamento di Madrid una legge sull’identità di genere (Ley 3/2016, de 22 de julio, de Protección Integral contra la LGTBifobia y la Discriminación por Razón de Orientación e Identidad Sexual en la Comunidad de Madrid) che prevedeva tra le altre, pesanti multe alle scuole che non si adeguavano alla dittatura Lgbt.

Da quel giorno la legge venne ribattezzata Legge Cifuentes ed è un po’, come testo, molto simile a quella che in Italia chiamiamo Legge Scalfarotto, solo che quest’ultima non è fortunatamente ancora legge dello Stato. La Cifuentes invece, sì. E in questi due anni molte altre comunità autonome spagnole, sulla falsariga dell’originale hanno proceduto a dotarsi nel loro regolamento di normative volte a imporre l’ideologia Lgbt e la conseguente censura.

Uno dei casi più eclatanti è stata la pesante multa comminata ad una scuola privata cattolica di Madrid, intitolata a San Giovanni Paolo II, che si rifiutò di applicare le abnormi disposizioni, con conseguente limitazione all’accesso all’accreditamento pubblico.

In sostanza la legge Cifuentes impone ai bambini un modello educativo che vede l’ideologia di genere come unica visione della persona, la famiglia e la sessualità. Ma obbliga inoltre a spiegare ai bambini che possono scegliere il proprio sesso, includendo nel piano di offerta formativa dell’istituto le indicazioni per definire l’orientamento sessuale.

Per chi trasgredisce sono previste sanzioni salatissime fino a 45mila euro non solo alle scuole ma a chiunque aiuti i bambini ad abbandonare i loro sentimenti omosessuali. E ancora: la legge priva la famiglia del diritto di educare, formando una polizia del pensiero per combattere la libertà di espressione.

Una libertà che è così minata tanto da non avere neppure un avvocato difensore a suo supporto. Nel novembre 2016 il difensore civico rinunciò a difendere un centinaio di associazioni famigliari di varie estrazioni, tra cui il Centro Juridico Thomas Moro, che avevano fatto ricorso sottolineando il carattere anticostituzionale della legge le cui violazioni sono ormai sotto gli occhi di tutti: diritto all’integrità fisica e morale del bambino, diritto alla salute, presunzione di innocenza, dovere di prestare assistenza di qualunque tipo ai figli, libertà di espressione e diritto all’obiezione di coscienza.

Insomma, per far decadere una legge, basterebbe anche solo una di queste violazioni. La legge Cifuentes le ha tutte, ma è ancora una legge pesante a tutti gli effetti della Spagna democratica. Legge che il Partido Popular non sembra aver alcuna intenzione di abrogare. Il risultato, ecco il vero tragicomico, è che la Cifuentes se n’è andata, ma ha lasciato pienamente funzionante il prodotto più elevato della sua ideologia che produrrà danni nefasti nell’educazione di migliaia di bambini.

E’ questo il vero scandalo che avrebbe dovuto vederla protagonista, il furto dell’identità dei bambini per il quale avrebbe dovuto rispondere. Invece, a guardarla da questa prospettiva, forse il furto della crema anti rughe era quasi un peccato veniale. In fondo, bellezza e giovinezza sono una fatua aspirazione di tutti…