• IL CASO CESENA

Chiesa-azienda, un sondaggio in cerca di mission

La Chiesa erogatrice di servizi e i fedeli come clienti. Un sondaggio diocesano per la customer satisfaction. Su Gesù e la salvezza eterna? No: su corruzione, ambiente, poveri e senso di cittadinanza. Il curioso caso di Cesena mostra una Chiesa aziendalista completamente orizzontale e assistenziale, che ha smarrito la sua chiamata ad essere maestra. 

Scordiamoci la Chiesa mater et magistra, è tempo della customer satisfaction. La soddisfazione del cliente può essere un ottimo strumento di indagine per una compagnia aerea, il problema è quando questo avviene nel Corpo mistico di Cristo che diventa un semplice erogatore di servizi e il fedele un cliente che può esprimere il suo parere in forma di quiz. 

A Cesena la diocesi ha inventato un questionario che sarà sottoposto a chiunque abiti o frequenti la chiesa e sarà stampato in circa 15mila esemplari. Si chiama Nuntius e rappresenta il primo esempio in Italia di questionario massivo, rivolto a credenti e non, sull'operato di una Chiesa locale.

L’obiettivo - stando alla presentazione fatta dal vescovo in persona - è quello di ottenere una sorta di "pagella" sull'operato della Chiesa locale nei vari ambiti individuati come più rilevanti, indicando un voto da 1 a 10. Il secondo obiettivo è raccogliere indicazioni su quali priorità concentrare attenzione e energie della vita pastorale locale.

Fin qui si potrebbe anche accogliere la cosa come una delle nuove forme di evangelizzazione possibili, soprattutto se l’ente che chiede di essere giudicato ha bene chiara quale sia la sua vocazione. Nulla da obiettare sulle buone intenzioni e sull’impegno di chi lo sta promuovendo. Ma scorrendo le domande presentate, si scopre che la diocesi di Cesena ha un’idea totalmente assistenziale della propria chiamata evangelizzatrice. E per questo converrà riflettere bene, prima che sulle aspettative dei fedeli, sulla chiamata di una Chiesa che sembra aver smarrito - dato che parliamo con il linguaggio da new economy - il suo core business e la sua mission aziendale. 

Ad esempio, dopo le prime 4 domande di preambolo, la 5 è dirompente. Dice: «Quale voto darebbe all’impegno della Chiesa locale rispetto a questi temi?» (indicare un voto da 1 a 10): la corruzione; L’Assistenza ai poveri; L’inquinamento e lo sfruttamento dell’ambiente; La violenza; Le migrazioni; La solitudine; L’intolleranza; L’individualismo; L’educazione delle nuove generazioni; L’annuncio della Parola (catechesi, omelie…)

Curioso che l’annuncio della Parola, diciamo il Kerygma, che rappresenta il cuore del nostro impegno cristiano sia relegato esclusivamente alle catechesi e alle omelie, cioè a quello che deve fare il prete e compaia solo all’ultimo posto, quando il compilante è ormai sfinito. Ma altrettanto curioso che l’unica ragione d’essere del cristiano sia affiancata a tutte le altre benemerite attività umane fatte più o meno con spirito cristiano. Anche perché a ben guardare, tutto nella vita del cristiano è annuncio. Anche il tema della corruzione si può affrontare annunciando la Parola e così anche il tema dell’inquinamento. Ma ormai è evidente che è in corso una cesura un po’ clericale, come dimostra questo questionario, tra l’essere cristiano e l’essere un cittadino del mondo che deve adeguarsi alle agende altrui, dettate il più delle volte da interessi confliggenti, quando non ostili, proprio con il messaggio cristiano. 

Anche le altre domande offrono il medesimo spaccato orizzontale e assistenziale. La 11 ad esempio vuole scandagliare quali sono le preoccupazioni che assillano maggiormente il fedele. E qui si trovano più o meno tutte le problematiche che assillano l’uomo moderno: le relazioni familiari difficili (parlare di divorzio è troppo politicamente scorretto?), le relazioni sul lavoro difficili, il venir meno dei valori tradizionali, la disoccupazione e i timori di natura economica, le incertezze per il futuro, la malattia, la vecchiaia, la solitudine, lo sfruttamento dell’ambiente e il venir meno del senso di cittadinanza. La maggior parte sono problematiche di tipo sociale o economico, come se il cuore dell’uomo fosse in affanno soltanto per questo. La crisi della fede? Gli aborti? La perdita della certezza dell’esistenza del Paradiso e dell’Inferno? I danni che fa il peccato? Lo Stato che non tutela la vita e la libertà religiosa? Non compaiono, quindi c’è da supporre che per la Chiesa di Cesena non siano argomenti importanti.

Domande orizzontali dunque, che rivelano una realtà sganciata dal trascendente e che non è più così sicura di rivolgersi al Maestro, allo Spirito Santo, e cerca quindi nel sentire comune un conforto ai propri dubbi. Domande dalle quali traspare che la bontà dell'azione della Chiesa di oggi sia l'impegno (o il mancato impegno) negli ambiti dell'intolleranza, emarginazione, solitudine, inquinamento, corruzione, povertà, ecc.

A questa orizzontalità corrisponde il sospetto di far parte di un’organizzazione umana, troppo umana, che sembra avere come principale preoccupazione la cura di una società malata e l'erogazione di servizi di solidarietà. Non è per mancanza di ascolto dei fedeli che le chiese si sono svuotate, ma perché si è smesso di parlare loro di ciò che davvero è centrale nell'annuncio cristiano. 

Nel questionario poi non si parla mai di fede né di Vangelo né di salvezza eterna. E neppure di Gesù Cristo. Tutto è asettico e confuso, mondano e tremendamente politicamente corretto dato che si mettono in cima le opere e non l’annuncio che dovrebbe generare le opere. C’è da rimanere sconcertati se si pensa che si possano attirare fedeli - non useremo la parola evangelizzare perché troppo invasiva - a prescindere da Colui che, morendo sulla croce ha messo in moto tutta la nostra salvezza e il senso della nostra vita. Che poi è quella l’unica soddisfazione del cliente che dovremmo guardare.

Una volta la Chiesa affascinava non perché faceva sondaggi, ma perché insegnava. E insegnava con autorità. Oggi ha smesso i panni della maestra e veste quella degli exit poll. Che distanza con quel "sondaggio" di Gesù quando chiese ai discepoli «chi dite che io sia?». Non si sentì rispondere: «Un sindacalista». Infatti oggi abbiamo un crocifisso come simbolo della nostra fede e non una bandiera da portare in corteo.