• TRA LEGGE E EQUILIBRI

Cannabis sequestrata, il corto circuito del Governo

L'operazione della mobile di Forlì, che ha sequestrato 73 di cannabis light nei negozi "legali", è importante perché va nel senso giusto della legge sempre disattesa da quando hanno aperto i battenti i negozi. Ma vige il corto circuito di un governo che non vuole decidersi a mettere al bando gli shop, tra paralisi e veti incrociati a causa delle spinte opposte tra M5S e Lega. Intanto i furbetti della cannabis si arricchiscono. Parla lo scienziato Serpelloni. 

L’operazione della Polizia che ha portato al sequestro di 73 kg di cannabis light rappresenta una importante novità nel panorama del contrasto alla diffusione delle sostanze stupefacenti. Non per il quantitativo, irrisorio rispetto a sequestri ben più blasonati, ma perché si tratta di merce sequestrata direttamente nei negozi che da qualche tempo vendono marijuana light. 

L’operazione, che si è svolta negli shop di Forlì e provincia ha visto al lavoro oltre 50 poliziotti su mandato della Procura tra Forlì e Cesena, ha visto la chiusura di ben 16 negozi e l’iscrizione nel registro degli indagati di 15 persone e parte da una sentenza della Corte di Cassazione che ribadisce l’utilizzo soltanto ornamentale delle infiorescenze vendute come innocue. 

Al procuratore di Forlì non è risultato difficile dimostrare che in realtà i semi comprati negli shop venivano bellamente fumati come si fa con la mirijuana con concentrazione più alta di Thc che è ancora illegale. Anche perché - dato che la Corte di Cassazione parla di esclusivo uso ornamentale - è difficile immaginare due grammi di cannabis esposti sul comodino a fianco del letto come ricordino. 

L’operazione dunque della Squadra mobile va nella giusta direzione, ma solleva il problema del corto circuito di un sistema che da un lato autorizza l’esistenza di negozi cannabis free, dall'altro tace sul fatto che la vendita è quasi esclusivamente riservata all’uso ricreativo e non, ad esempio, florovivaistico. 

Un corto circuito che nasce dalle maglie di una legge che è troppo ambigua su questo aspetto e viene utilizzata dai propinatori delle canne libere come grimaldello per sdoganare del tutto il fumo di Stato. 

Anche la Nuova BQ si è occupata spesso di questa ipocrisia latente, sottolineando come la legge venga disattesa molto spesso. Ora però, dobbiamo attenderci altri sequestri in tutte le altre province italiane? E’ chiaro che il problema va affrontato dal punto di vista legislativo, anche se l’episodio di Forlì dimostra che basterebbe applicare la legge per non incorrere in una liberalizzazione impropria della cannabis. 

Anche il professor Giovanni Serpelloni, scienziato della University of Florida – Drug Policy Institute, Department of Psychiatry in the College of Medicine, che il lettori della Nuova BQ conoscono molto bene - si dice soddisfatto dell’operazione, ma invita a non essere ipocriti: «Si tratta di una grande operazione - spiega - Finalmente qualcuno ha ascoltato la sua coscienza oltre che la Cassazione». 

Serpelloni infatti da tempo insiste sul fatto che la legge non è fatta male, ma se non applicata come si dovrebbe, per paura o timore di chissà quali ritorsioni, permette ai “furbetti della cannabis” di far finta di vendere “per collezione e ricerca” un prodotto che invece sanno benissimo che è per uso umano. «Partiamo da qui - prosegue -, prima di criticare la legge». 

«In tutti i negozi infatti vengono vendute cose nocive (secondo il parere autorevole del Consiglio Superiore di Sanità, anche se decapitato dall’attuale Ministro senza una ragione e chissà perché), dati consigli su come fumarla o mangiarla ma sulle scatole del prodotto c’è scritto che non si deve usare».

Ebbene: si vendono anche estrattori per concentrare il THC e cartine per fumare le infiorescenze. Ecco che è «una vera e propria presa in giro premeditata e chiaramente strumentale che fa si che vengano ed aggirati gli intenti preventivi e tutelanti la salute pubblica del legislatore e della giustizia».

Da qui la necessità di punire con severità queste azioni «soprattutto per le conseguenze sulla percezione del rischio derivante dall’uso della cannabis negli adolescenti. I dati e le impressioni degli esperti, dei clinici e degli insegnanti sono tutte concordi nel cogliere la confusione che queste operazioni commerciali hanno creato e stanno ancora creando nella testa dei nostri ragazzi».

Ecco il punto: con questi shop si vuole far credere che la cannabis stia diventando legale e che tutto sommato grandi danni non ne faccia. E’ una vera e propria strategia di marketing studiata a tavolino in barba agli articoli 82 e 84 del DPR 309/90. Ci troviamo così nella situazione in cui «i furbetti della cannabis vogliono fare i soldi sulla pelle della gente, soprattutto giovani, ma lo vorrebbero fare in maniera “legale” senza rischi né danni per loro, ma solo lauti guadagni e con le forze dell’ordine che stanno a guardare buone, zitte ed impotenti di fronte a chi gli fa “marameo” dalla vetrina dei loro bellissimi negozi, chiaramente aperti il più vicino possibile alle scuole».

Serpelloni ammette di aver scritto più volte al Governo sulla questione «ma il problema di base è che ci sono spinte diametralmente opposte tra Lega e Cinque Stelle sul problema». Il risultato? «La paralisi delle decisioni, che vengono rimbalzate tra Ministero della Salute, Dipartimento Politiche Antidroga e Avvocatura dello Stato che chiaramente attende».

Il problema dunque è politico perché l’incertezza legislativa data dalla legge sarebbe risolvibile in 24 ore. Nel frattempo ci si affida alla coscienza e all’intraprendenza di qualche illuminato dirigente delle forze dell’ordine e della magistratura.