• LE CAPRIOLE DELLA PAV

Antirazzismo, la nuova bioetica di Paglia sta a Sinistra

Anche il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Paglia conquistato dal corteo Antirazzista di Milano, dove si sono dati appuntamento tutti i cliché della Sinistra italiana. E meno male che la Chiesa non fa politica. E' il corso della nuova bioetica, che punta alla giustizia sociale dimenticando quella naturale. E sacrifica aborto e eutanasia per l'ideologia immigrazionista e pauperista. 

Almeno adesso sappiamo da che parte sta monsignor Vincenzo Paglia. Non che prima non lo intuissimo, ma il sentirlo lodare magnificamente dalla colonne di Repubblica la marcia antirazzista organizzata dal consorzio della Sinistra unita sabato scorso a Milano, ci ha confermato nel sospetto. Sta a Sinistra. Punto. Senza particolari distinguo né proclami. Voterà anche Pd? Forse, ma in fondo, non è che importi più di tanto.

Importa semmai il fatto che il presidente della Pontificia Accademia per la Vita (PAV) si riconosca entusiasticamente nel popolo allegro e canterino che sabato ha detto no al razzismo. Della serie: dovrei difendere la vita nascente e terminante, ma preferisco concentrarmi sulle questioni esistenziali come appunto l’immigrazionismo e il razzismo da combattere. Che poi, c’è un’Italia che il razzismo proprio non lo vede in questo Paese, forse perché semplicemente non c’è, ma dato che l’ordine di scuderia è quello di combattere la Lega di Salvini, allora si grida forte al razzismo certi che qualcuno ascolterà.

E Paglia è uno di quelli che ha ascoltato e ha trovato così importante la marcia di sabato da sposarla in toto, unendosi così al coro di politici (tutti di Sinistra), leader nazionali e segretari generali di sigle come Cgil, Cisl, Uil, Arci, Emergency, Amnesty International, Medici senza frontiere. «Tutti uniti - riportano le cronache - in nome della tolleranza e del rispetto dei diritti delle persone e delle minoranze, in un ventaglio larghissimo che va dai migranti all’universo Lgbt, dai disabili alle donne».

E per fortuna che la Chiesa non fa politica (papa Bergoglio dixit)! Questo assist del vescovo santegidino al Pd cos'e, allora? Nel gradino della militanza un poco sotto l'andare alla sezione  della Garbatella con Calenda a fare lo scrutinatore, ma comunque molto più che friggere il baccalà al Ciao mare alla Festa dell'Unitá.

Ecco la collocazione ideale di Paglia. Il quale nel corteo antirazzista ci ha visto persino questo: «Un antidoto contro «lo smarrimento della speranza». Quale speranza? Non certo quella cristiana, forse la speranza di disegnare un’Italia multucult e senza radici. Ma allora non è speranza, questa. E’ il cambio di paradigma della speranza. Semmai è progetto politico che si ammanta di buoni sentimenti per una causa utopistica: quella della convivenza degli uomini in forza di un’ideologia e non di un idem sentire, a prescindere dalla loro storia. E’ questa semmai la vera utopia a cui ci si abbevera, non certo «l’utopia della fraternità scritta nel profondo del credo cristiano» (ha detto anche questo!). 

Insomma, Paglia si sente in buona compagnia con il leader radicale di +Europa Riccardo Magi, con Gino Strada, con il nei segretario Pd Zingaretti e con il sindaco di Milano Sala. Contento lui. Resta soltanto da vedere come questa compagnia della quale sposa le battaglie politiche sia compatibile con il suo ruolo di guida dell’Accademia per la vita che fino a ieri era in prima linea proprio per affermare il principio dell’intangibilità della persona umana. Perché sabato si è manifestato contro il razzismo, ma contemporaneamente anche per affermare i diritti Lgbt, l’espressione delle libertà più antropologicamente distruttive della persona come l’utero in affitto o contro l’omofobia. C’era persino un cartello contro il disegno di legge Pillon. Che cosa c’entra con il razzismo? Nulla, eppure tutto fa brodo se l’obiettivo è politico.

Anche continuare a definirsi difensori della vita quando si scende in piazza idealmente come ha fatto il vescovo a braccetto con chi quella vita non perde occasione per picconarla. E Paglia, che per ruolo dovrebbe essere dall’altra parte, ci sguazza. E adesso si pone in scia di un movimento che non ha nulla del messaggio cattolico. In scia, non alla testa, perché il suo endorsement è arrivato a manifestazione già conclusa, sposata ex post. Come un maitre a penser giunto al traino per portare acqua all’ideologia immigrazionista che per affermarsi deve dipingere un’Italia razzista e antipatriottica (sì, ha parlato anche di un sano amor di patria di riscoprire!).

Il risultato è un ecclesiastico che va al traino di una forza politica, il Pd, la quale non trova niente di meglio da fare che criminalizzare un avversario che non riesce a sconfiggere nelle urne: ecco il triste destino di chi come Paglia, ma anche Avvenire che ci ha aperto il giornale, ha ceduto alle sirene del kulturkampf antirazzista per incapacità di ascoltare quel popolo che pretende di interpretare senza conoscere. Con l'ansia di comunicare che è questa l'Italia migliore, quella che costruisce ponti, si rischia di fare un grave torto ad una fetta maggioritaria di Italia che proprio non capisce. Le famiglie che manifestavano nel corso dei Family Day ad esempio non avevano ricevuto un plauso del genere. E nemmeno i tanti che partecipano alle veglie delle Sentinelle in piedi sono riconociute nella loro testimonianza da Paglia. No, quella è l'Italia che innalza muri, per il nostro. 

Ma in fondo, è tutto coerente con il nuovo corso dato alla PAV e inaugurato dalla lettera di Papa Francesco. Un nuovo corso che delinea un mutato registro dottrinale sui temi morali in cui alla dignità della persona umana si sostituisce l’esistenza, una congerie di fatti e condizioni come l’immigrazione o la fratellanza universale. 

Che cosa c’entra dunque la bioetica, allora? Nei fatti più nulla, si è eclissata andando a rivestire le istanze di nuovi paradigmi sociali: povertà, disagio, ambiente, immigrazione, i quali ora sono più importanti di aborto (non abbiamo sentito da parte del presidente PAV una condanna della legge sull'aborto a New York) e eutanasia perché ormai - e anche per la PAV - la giustizia sociale ha maggior peso della giustizia naturale. E partecipando idealmente a Milano, Paglia non sta facendo altro che applicare alla lettera il programma.