a cura di Stefano Fontana
  • IL CORSO

Amministrare una diocesi, competenze e dottrina

La Chiesa insegna la sua Dottrina sociale, ma la applica? La domanda non è peregrina e una recente iniziativa dell’Università della Santa Croce ce la ripropone.

Come sono amministrate le nostre diocesi? Perché alcune hanno debiti enormi? Perché alcune sono addirittura “commissariate”? Come mai in molti casi truffatori e millantatori trovano credito nei nostri ambienti? Il personale talvolta è troppo talaltra troppo poco. I contratti di lavoro vengono rispettati? E le regole del bilancio e della trasparenza? Gli investimenti tengono conto – come scriveva Giovanni Paolo II nella Centesimus annus – che rappresentano sempre una scelta morale? La gestione del patrimonio immobiliare è accorta e corretta? L’apporto del volontariato all’economia della Chiesa è considerato convenientemente? Si evade il fisco? Si spreca inutilmente e si fanno altrettanto inutilmente drastiche restrizioni?

Inutile dire che il problema esiste. È vero che se uno potesse insegnare qualcosa solo dopo aver garantito la propria immacolata coerenza non insegnerebbe mai nulla. Però porsi anche il problema della coerenza non è per niente sbagliato.

Il tema è di grande interesse per la Dottrina sociale della Chiesa, sotto due profili. Da un lato sotto il profilo della “competenza” di cui occorre dotarsi per muoversi in campo economico, finanziario, imprenditoriale. Questi ambiti hanno la loro legittima autonomia e richiedono specifiche professionalità. Non si può improvvisare pensando che basti il Vangelo. Spesso negli ambienti ecclesiali le competenze non vengono adeguatamente valutate, perché prevalgono criteri più personalistici. È invece un’esigenza morale farlo. Anzi, la prima esigenza morale è proprio quella di rispettare le esigenze delle diverse discipline tecniche. Poi c’è il profilo morale e religioso propriamente detto che non si affida ciecamente alle competenze ma le illumina e le indirizza ai fini morali e religiosi. Tra le due dimensioni che si interfacciano tra loro si colloca la Dottrina sociale della Chiesa, che permette l’incontro tra le finalità morali e religiose da un lato e la professionalità delle discipline economiche e manageriali dall’altro. Insomma, anche chi amministra una diocesi o una Congregazione religiosa non può essere né solo un tecnico né solo un ingenuo idealista.

Così dicendo, si scopre un piccolo/grande buco nero. La Chiesa insegna la sua Dottrina sociale, ma quanti amministratori di beni ecclesiastici la conoscono? È chiaro che la Chiesa non deve insegnare la Dottrina sociale solo ad extra, ma anche ad intra, e questo lo si fa poco o pochissimo.

La Pontificia Università della Santa Croce sta mettendo in atto una interessante iniziativa finalizzata ad affrontare queste difficoltà. Il progetto si chiama “Program of Church Management” e ha per sottotitolo “La cura pastorale del patrimonio temporale della Chiesa”. Lo dirige un esperto di Dottrina sociale della Chiesa come il Prof. Martin Schlag, curatore, tra l’altro, del volume Economia e società. Le sfide della responsabilità cristiana. Domande e risposte sul Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, Edusc, Roma 2015, che ha elaborato e ridotto in forma di domande e risposte brevi la dottrina economica esposta nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa. Vicedirettore è un altro esporto famoso, il Prof. Robert A. Gahl. Il “Program” è iniziativa specifica del Centro di ricerca “Markets, Culture & Ethics” dell’Università della Santa Croce in collaborazione con altre istituzioni tra cui è bene ricordare la St. Thomas University del Minnesota. Nel febbraio 2018 è iniziato il primo corso, che verrà riproposto nel 2019.

L’iniziativa va segnalata per i sui meriti, anche se va preso atto che si tratta di un intervento elitario. Il significativo costo di accesso e il livello accademico ne restringono oggettivamente la portata. È vero che dall’alto le competenze poi filtrano in basso per una legge fisica, tuttavia qualcosa si potrebbe fare anche per tutte quelle realtà che non manderanno mai i propri amministratori a questi corsi di alto livello. In altre parole c’è anche bisogno di qualcosa di più semplice ed elementare, che potrebbe consistere in una maggiore formazione della base del nostro clero e del nostro laicato alla Dottrina sociale della Chiesa e ai numerosi concetti di management che essa porta in sé.