• LA BATTAGLIA DI ALFIE

Alfie, la sedicente giustizia e la fede dei semplici

Pellegrinaggi, veglie nelle piazze, tantissimi Rosari in famiglia... Alfie è entrato nel cuore degli italiani muovendo le coscienze a implorare Verità e Giustizia. Proprio quella giustizia che qui in terra, giudici e intere Corti, hanno mostrato di perpetrare in tutta la sua corruzione. Ma il popolo di Dio conosce la Sua Legge. Quinto comandamento: non uccidere. E tanto gli basta: ecco la fede dei semplici.

Alfie dorme con il Crocifisso

Ci sono Clelia a Giovanna che insieme scendono dai reparti ospedalieri sino alla Cappella del San Raffaele (Milano) per accendere un cero di preghiera al piccolo Alfie. C'è la giovane Cristina che con tutta la famiglia si è recata in pellegrinaggio al Santuario di Caravaggio per pregare la Madonna del Fonte: "Siamo venuti qui per Alfie" ci spiega in un messaggio commosso. C’è anche Anna che dal letto, senza potersi muovere, offre "le sue sofferenze e le preghiere del cuore per il nostro piccolo angioletto Alfie". 

Non si contano poi le famiglie: mamme e papà che insieme ai loro bambini si riuniscono la sera a pregare per Alfie, realizzando quanto di più caro e di più potente agli occhi amorevoli della Madre Celeste. Ci mandano foto e preghiere con la richiesta di pubblicarli per "far sentire ad Alfie e alla sua famiglia il nostro sostegno. Siamo con loro!".

E che dire dei conventi che silenziosi alzano al Cielo incessanti suppliche per quel pargolo inglese, processato e condannato a morire dallo Stato? Le Clarisse del monastero di San Francesco - che ci telefonano da Todi per sapere come è andata l'ultima udienza - sono solo un esempio. 

Credeteci, ce ne sarebbe per riempire pagine e pagine, tra intenzioni di preghiera, novene, offerte di Sante Messe, ceri e coroncine dedicate ad Alfie... Ma, vogliano scusarci i nostri affezionati lettori, perché il punto non è di citarli tutti.

Il punto è un altro: cosa muove questo popolo? Perché Alfie - che in un certo senso è così lontano da noi - è pure così vicino al nostro cuore? Cosa sta dietro a questo bambino che commuove tanti di noi? Chi è Alfie?

Risuonano ancora le parole dei giudici che, lunedì scorso, hanno rigettato l'appello  con cui gli Evans chiedevano alla Corte il permesso di trasferire il figlio in un ospedale italiano. "Fare volare il bambino sino a Roma è pericoloso per la sua vita". Hanno detto proprio così i giudici, quegli stessi giudici che hanno sentenziato di staccare il ventilatore di Alfie, provocandogli la morte. Si sono stupiti loro, gli illustri togati, per il fatto che i genitori di Alfie vogliono fare di tutto per prendersi cura della creatura sino alla fine naturale. "Pensate che i vostri desideri di genitori valgano più del migliore interesse del bambino?", ha chiesto quasi stizzito il collegio giudicante, come se uccidere un innocente fosse invece un atto di amore. Del resto, è la stessa stizza che - durante l’udienza precedente - il magistrato aveva manifestato nei confronti della giovane madre, perché, quella poverina, aveva osato fare assaggiare al suo piccolo della cioccolata: “Il cioccolato sporca, interferisce con l’igiene dell’ospedale”, così i luminari dell'Alta Corte avevano preso le parti di quell'ospedale che ritiene la vita di Alfie "inutile" e perciò da sopprimere. Ebbene, posto che la logica ci ha ormai abbandonato da un pezzo, verrebbe da chiedersi: che fine ha fatto la legge? Che fine ha fatto la giustizia su questa terra?

Eccola. La giustizia c'è e ci raggiunge con il volto di un popolo che prega, che accende ceri, che si reca in santuari, che organizza veglie di orazione, che scende nelle piazze... Per dire una cosa tanto semplice da poter sembrare banale, eppure l'unica vera: Alfie è vivo e perciò non deve essere ammazzato. Punto. Non c'è “best interest” che tenga, non c'è accusa di accanimento terapeutico che tenga, non ci sono distinguo, ragionamenti o artifizi. Nulla può reggere di fronte a questo semplice fatto: Alfie vive e non va ucciso.

Perché se Alfie deve morire, morirà anche con un ventilatore attaccato. Infatti: quale moribondo sopravvive alla sua ora? E se quella di Alfie non è vita (come molti arrivano a sostenere), perché tanto accanimento, tanta fretta nel volergli staccare i sostegni vitali? Se i medici, oltre alla mancata diagnosi, non sanno nemmeno dire se il bambino provi dolore o meno: come possono millantare certezze sulla sua fine? Quando la sua ora dovrà arrivare, stiamone certi: arriverà. Ma spegnere il ventilatore adesso, significa ucciderlo. E un bambino, semplicemente: non si uccide.

Così: ora che anche i codici di diritto penale, ove l'omicidio è annoverato tra i peggiori reati, pare valgano carta straccia. Ora che intere Corti di "giustizia” arrivano a sostenere che è nel “migliore interesse” di un bambino la sua morte in luogo della sua vita. Ora bisogna appellarsi ad un’altra legge, ad un’altra giustizia, l'unica che non si corrompe davanti a nulla. La legge e la giustizia di Dio. Quinto comandamento: non uccidere. Tutto qui. Non ci sono altri ragionamenti da aggiungere per quanto dotti, eruditi o raffinati, a meno di quelli che provengono dall’oscurità. Alfie deve vivere fino a quando Dio lo vorrà e nessuno di noi è Dio. Ecco la fede, la fede dei semplici.