• DIRITTI UMANI

Africa orientale, la strage degli albini

Il Tanzania è l'epicentro di un macabro traffico di organi, dovuto soprattutto a pratiche di stregoneria: vittime preferiti gli albini, discriminati per la loro malattia. Il governo ha tentato di arginare il fenomeno, ma invano.

Un albino africano

Il 16 febbraio nel sud ovest del Tanzania tre persone hanno aggredito un bambino di sette anni, Mwigulu Magessa, mentre tornava a casa da scuola insieme a quattro compagni e gli hanno amputato una mano, dileguandosi poi con l’arto. La notizia ha fatto il giro del mondo riportando per un momento l’attenzione su un fenomeno agghiacciante: l’uso, tuttora, in stregoneria di organi umani e, in taluni casi, il sacrificio di esseri umani, spesso dei bambini, scelti per l’ovvia ragione di essere più vulnerabili, in altre parole, più facili da catturare e uccidere.

Nel caso del piccolo Mwigulu c’era però una ragione in più per sceglierlo. Il bambino è un albino: in Tanzania, e nel resto dell’Africa orientale, il corpo degli albini è molto ricercato dagli stregoni che usano organi, arti, sangue, capelli… per preparare potenti formule di salute, ricchezza e fortuna in amore e sono disposti a pagare per averli anche migliaia e persino decine di migliaia di euro. Ecco perché gli  albini vengono spesso aggrediti, oppure rapiti o venduti dai familiari. Qualche giorno prima di Mwigulu, vittima dei mercanti di organi, sempre in Tanzania,  è stata una donna di 39 anni, madre di quattro figli, a cui hanno tagliato un braccio e il mese scorso è toccato a un altro bambino, anche lui mutilato di un braccio, morto in seguito all’amputazione.

È proprio il Tanzania in effetti a dare il maggior contributo di organi, esportati anche nei paesi vicini. Nel paese, infatti, tra la popolazione si contano circa 170.000 albini: un numero molto elevato dovuto al fatto che un tanzaniano su 1.400 è portatore della malattia, che è ereditaria, rispetto a una media mondiale di uno su 20.000. Ogni anno in Tanzania le vittime accertate del mercato internazionale di organi sono decine e si teme che in realtà di molti altri albini non venga denunciata la scomparsa, specie se si tratta di neonati e di bambini non ancora registrati all’anagrafe.

Il governo qualcosa ha fatto per arginare il fenomeno. Oltre a infliggere condanne severe, esemplari, alle persone giudicate colpevoli dell’omicidio di albini – fino alla sentenza di morte, esemplare appunto dato che nessuna condanna capitale è più stata eseguita dagli anni 80 – le autorità tentano molto giustamente di affermare la piena dignità degli albini con pubblici riconoscimenti. Con questa intenzione nel 2008 il presidente Jakaya Kikwete ha nominato parlamentare un albino, Al-Shaymaa Kwegyr, il primo a ricoprire un’importante carica politica, e ha voluto che la solenne cerimonia di investitura fosse trasmessa dalla radio e dalla televisione nazionali. Alle elezioni politiche successive, nel 2010, un altro albino, Salum Khalfani Bar’wani, è stato candidato al parlamento da un partito di minoranza, il Fronte civico unito, ed è stato eletto. Nel 2009, intanto, per fermare gli omicidi, il governo aveva inoltre revocato le licenze a tutti i “curatori tradizionali”, gli stregoni, decretando che solo quelli autorizzati dall’ospedale universitario della capitale avrebbero da quel momento potuto esercitare la professione. A decidere il provvedimento era stato il ministro Misemgo Pinda che aveva anche adottato un bambino albino.

Come è evidente, tutto questo è servito a ben poco: anzi, di recente aggressioni, omicidi e rapimenti sono diventati più frequenti. In Africa resta radicata la convinzione che la stregoneria serva a guarire, portare fortuna, schivare le influenze negative di chi vuole il male altrui. Ma, soprattutto, gli albini, in tutto il continente, per la loro diversità evidente sono per lo più guardati con diffidenza, discriminati, condannati a una vita ai margini, senza prospettive, il che aggiunge dolore a una condizione già estremamente difficile. Non pare quindi ingiusto umiliarli, schernirli, disfarsene per liberarsi del sospetto che in famiglia qualcuno abbia commesso qualche grave trasgressione offendendo divinità e antenati e meritando perciò la punizione di un figlio tanto strano. Un’eredità culturale che non riconosce l’esistenza di diritti umani universali e inalienabili consente infine che se ne faccia scempio.