a cura di Riccardo Cascioli
  • Giornata mondiale dell’Acqua

2,1 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile

Il 19 marzo, in vista della Giornata mondiale dell’Acqua che si celebra il 22 marzo, le Nazioni Unite hanno  presentato a Ginevra, durante la 40° sessione del Consiglio per i diritti umani, il Rapporto 2019 sullo sviluppo delle risorse idriche mondiali intitolato “Nessuno resti indietro”. Dal 2010 l’Onu riconosce come diritti umani l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari e ha inserito il traguardo di garantire a tutta la popolazione mondiale acqua e servizi sicuri tra i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, definiti nel 2015 con l’impegno a realizzarli entro il 2030. Attualmente nel mondo sono circa 2,1 miliardi le persone che non hanno accesso ad acqua potabile e 4,5 miliardi quelle che non dispongono di adeguate strutture igienico-sanitarie. Il traguardo di garantire acqua potabile a tutti è ancora lontano, si legge nel Rapporto pubblicato a cura dell’Unesco in collaborazione con le 32 istituzioni dell’Onu e i 41 enti internazionali che compongono l’agenzia UnWater, fondata nel 2003. “L’accesso all’acqua è un diritto vitale per la dignità di ogni persona – ha spiegato il direttore generale dell’Unesco Audrey Azoulay – sollecitando “una determinazione collettiva” per includere “quanti sono stati lasciati indietro nei processi decisionali, che potrebbero rendere questo diritto una realtà” per tutti. Il costo in vite umane è elevato. Secondo l’Onu ogni anno a causa di patologie dovute ad acqua contaminata muoiono 1,4 milioni di persone, in gran parte bambini. La situazione peggiore si riscontra nell’Africa sub sahariana dove il 24% della popolazione ha accesso all’acqua e il 28% usufruisce di servizi igienici non condivisi con altre famiglie. Secondo l’Onu dal 1980 il fabbisogno idrico è aumentato ogni anno dell’1% e dal 2000 si sono moltiplicate le guerre per l’acqua: 94 dal 2000 al 2009 e 263 dal 2010 al 2018.