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2 papà, una bambina: ombre sul candidato sindaco 5 stelle

Qualche giorno fa il Corriere della Sera titolava così: «Nicholas Anesa, il primo candidato gay: “Con il M5S cambierò Bergamo”». 34 anni, titolare di un locale, Anesa ha dichiarato: «Convivo da 14 anni, ma non ho fatto l’unione civile perché non sono un cittadino di serie b. Se mi sposerò, lo farò solo quando in Italia ci sarà il matrimonio egualitario, altrimenti non lo faccio. Comunque, non è per il tema dei diritti civili che mi candido».

Poi ha proseguito: «A quanto ne so, a Bergamo siamo l’unica coppia omosessuale di uomini ad avere una bambina. Lei sta crescendo con noi nel locale, le persone conoscono la nostra storia, non abbiamo alcun problema, anzi. Il regalo più di cuore che ho ricevuto per la bambina è stato un maglioncino fatto ai ferri da una signora di 80 anni, che era davvero felice per noi, è andata oltre il pregiudizio e ha capito la gioia per una nuova vita che arriva. Mi ha commosso parecchio. E secondo me le persone sono più preparate a questo rispetto a quello che si vuole far passare. Io spero di portare un esempio, siamo una realtà e non c’è più niente di cui aver paura».

Pare che Simone Bianco e Silvia Seminati, che firmano l’intervista, non abbiano ritenuto di dover chiedere al candidato pentastellato – o per lo meno di riportare – dove sia la mamma di questa bambina, e nemmeno come sia nata la piccola dal momento che evidentemente due uomini non possono, al contrario di quanto dichiarato e riportato, “avere” una bambina. Eppure dovrebbero almeno aver avuto la curiosità che ha il lettore di fronte alle parole «le persone conoscono la nostra storia». Quale storia? 

Proviamo a ricostruire questa storia alla luce delle informazioni che Anesa e il convivente hanno pubblicato in rete

Sul profilo Facebook di Anesa tra le fotografie c’è la classica immagine della neonata col braccialettino tipico dell’ospedale con la data di nascita, in formato anglosassone, 4 aprile del 2017. A confermare la data di nascita è il profilo del convivente di Anesa, il pasticcere vegano Stefano Broccoli, che sul suo seguitissimo profilo Instagram il 12 aprile del 2017 scriveva: «Lo so, non è la foto di un mio dolce però ritengo che sia una delle mie creazioni meglio riuscite... Con immensa gioia annuncio che ieri sono diventato papà... Non riesco a descrivere la gioia infinita che provo!», parole scritte – secondo la geolocalizzazione – da Sacramento, in California. Pochi giorni dopo inoltre lo stesso Broccoli posta un’altra fotografia e scrive: «Questo è il calco del piedino della mia piccolina nata da appena cinque giorni. Me lo hanno fatto delle infermiere stupende del reparto di neonatologia dell'ospedale Sutter Medical Center di Sacramento in California. Dato il lavoro che faccio, pensavo di avere le idee ben chiare sul cosa sia la dolcezza, ma evidentemente mi sbagliavo, perché ho scoperto che nulla è tanto dolce come il poter vedere i propri piccoli appena nati... capisco quale strazio possa essere per tutti quei genitori, umani e non umani, non potersi godere la gioia della vicinanza dei propri piccoli. Sperando in un futuro pieno di Amore per tutti, vi auguro buona Pasqua».

Dunque la bimba è nata in California – da anni diventato paradiso della cosiddetta “maternità surrogata” - al Sutter Medical Center di Sacramento, che agevola questa possibilità ove richiesto, come spiegato nel loro sito.

In tutto questo della mamma nessuna traccia, nessun segno, nulla. Anesa, sul suo profilo Instagram, scrive in un post in cui sono ritratti lui, il convivente e la bimba: «Due padri fanno una famiglia, famiglia è dove c’è amore, ed essendo noi pro-vita dal nostro amore abbiamo fatto nascere il nostro gioiello più bello». Peccato non sia così. Tutto l’amore del mondo non basta a far nascere un bambino, non basta fra un uomo e una donna, è totalmente impossibile tra due uomini. La vita nasce e sempre nascerà soltanto da un papà e una mamma (a volte purtroppo anche senza amore).

Anesa correda gran parte delle sue foto Instagram in cui compare con Broccoli e la piccola con gli hashtag #duepapà #twodads #twodaddys #twodadsarebetterthanone #famigliearcobaleno #gayfathers #rainbowfamily, non solo, ci tiene anche a farsi notare anche dal mondo Pro life e Pro family italiano visto che spesso usa anche  gli hashtag #provita e #generazionefamiglia. Ma dal momento che nessuno nasce due padri (con buona pace degli hashtag), dove è la mamma? E soprattutto, questa bambina – a questo punto il dubbio prende sempre più corpo – è nata grazie alla barbara pratica dell’utero in affitto che reifica i bambini rendendoli oggetti di un contratto di vendita e li strappa alla propria madre?

Di più al momento non è dato sapere, anche se l'elettorato bergamasco avrebbe diritto di capire se un candidato sindaco sia in grado di tenere una condotta rispettosa dei principi costituzionali e delle leggi dello Stato italiano. Non basta essere in regola con la legge californiana per "avere" un figlio: l'ordinamente italiano punisce severamente anche - per esempio - la falsa dichiarazione all'ufficiale di stato civile (art. 567, comma 2, c.p.) e l'affidamento a terzi di un minore (art. 71 l. 184/83).

Amareggia il fatto che nessuno fino ad ora in una città storicamente bianca come Bergamo abbia detto una parola di fronte a un candidato sindaco attivista Lgbt che si vanta di “avere” una bambina “insieme” ad un altro uomo e riempie Instagram con gli hashtag #duepapà. Nessuno ha due papà, anche se afferma il contrario. Speriamo qualcuno chieda di conoscere la verità perché questa bambina, un giorno, come tutti chiederà “dov’è la mia mamma?”. Bergamaschi, cosa le risponderete? 

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