• CATTIVA TEOLOGIA A BOLZANO

Virtù cardinali addio, spazio all'etica universale

La nuova religione globale ha bisogno di un'etica planetaria. E a Bolzano la diocesi ha inaugurato in ospedale una mostra interreligiosa partendo dall'etica universale di Hans Kung. Addio prudenza, fortezza, temperanza e giustizia, ora tocca a rispetto, sincerità, correttezzalealtà. Parole vuote se pronunciate senza Cristo, che delineano i frutti avvelenati di una teologia che dal chiuso delle università si è fatta accessibile a tutti. 

L’ecumenismo irrazionale ha portato alla nuova religione globale-universale e di questo processo di unificazione delle fedi buona parte della Chiesa cattolica è complice. E per una religione globale universale, è necessaria un’etica universale che ne sostenga le istanze. 

Accade così che a Bolzano, diocesi che recentemente si è distinta per ambigue iniziative di annacquamento della fede cattolica come quando ha portato in tour il 13 maggio scorso i fedeli a incontrare la Massoneria, l’ufficio della pastorale ecumenica non vada in ferie neanche ad agosto. 

Stavolta ha inaugurato una mostra proprio nel foyer dell’ospedale chiamata “Ethos universale”. Il taglio del nastro è avvenuto il 6 agosto scorso con una “preghiera interreligiosa” nella cappella centrale dell’ospedale alla presenza di un prete cattolico, di un fedele Ba’hai e di un rappresentante della comunità ebraica. 

La mostra, che resterà aperta fino al 23 agosto è dedicata alle religioni nel mondo, alla pace nel mondo e - appunto - all’etica universale. L’ospedale altoatesino però è soltanto il teatro di questa iniziativa, perché il cervello dell’operazione “ecumenica” è tutto nella curia bolzanina che ha ideato la mostra presentata nel maggio scorso e resa disponibile a parrocchie e associazioni. Si compone di 16 pannelli dedicati alla “convivenza tra persone di diverse religioni e culture”. 

Ovviamente come punto di riferimento c’è il solito dialogo tra le religioni, l’obiettivo è la buona convivenza tra persone di religioni e culture diverse. Il leitmotiv è che “dalla conoscenza, attraverso il dialogo, si arriva alla pace”.

Il cuore - e il messaggio teologico - sono tutti nel titolo: ethos universale. E’ lo stesso responsabile dell’ufficio diocesano per il dialogo interreligioso, don Mario Gretter a osservare che «il programma di un ethos universale fu presentato per la prima volta dal teologo Hans Küng per introdurre un cambio di mentalità globale in campo etico, basato su valori etici comuni».

Ecco il punto: scorrendo i pannelli si intravedono infatti parole cardine come rispetto, sincerità, correttezza, lealtà e non è difficile vedervi illustrate quelle che sono le direttive del pensiero di Küng che nel progettare l’etica comune aveva in mente di riconfigurare completamente i bisogni dell’uomo contemporaneo. Una riformulazione basilare della tradizione teologica, un riplasmare l’etica al motto della necessità di nuovi paradigmi di solidarietà in quello che dovrebbe essere il processo di liberazione dell’uomo.

Liberazione e pace, parole vuote senza l’origine da cui provengono, quel Cristo che di sé ha detto di essere la pace che il mondo non può dare né darsi. Invece, leggendo le istanze di questa mostra promossa da una diocesi italiana, sembra proprio che ad essere al centro ci sia l’uomo. Un uomo che non deve sentirsi “costretto” a orientarsi per forza a Dio per essere libero perché nel momento in cui può guardare ad una sorta di politeismo è così sempre libero e le sue scelte sono comunque sempre buone. 

Pensare questo significa allora sostenere come il professore di Tubinga che «l’esclusivismo religioso è una sottile tecnica di fondamentalismo»? Non è espresso, ma il ragionamento porta a questo. Di sicuro questa mostra pur nella sua esiguità fa comprendere che la cattiva teologia, dal chiuso delle università, porta a frutti avvelenati alla portata di tutti. Anche di chi deve salire le scale di un nosocomio per curarsi.  

L’esperimento di Bolzano è grossolanamente pericoloso perché ha come nume tutelare un teologo che non ha esitato a definire la Dominus Jesus come un misto di “megalomania e arretratezza vaticana”. Negando così l’unicità salvifica di Cristo è facile poi approdare a riscrivere le basi dell’etica cestinando di fatto quelle che la dottrina ha sempre riconosciuto come le virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.  

Sono le cosiddette virtù morali infuse, che il Libro della Sapienza afferma essere ciò che di più utile sono nella vita dell’uomo e che l’apostolo Pietro diceva di ricercare con impegno. Ma che anche Platone e Socrate non negavano affatto. Sono gli abiti che dispongono l’uomo a seguire una ragione illuminata dalla fede e che non hanno come oggetto immediato Dio, ma il bene onesto e ordinano le azioni umane rettamente al fine ultimo soprannaturale. Ma oggi non servono più come base per l’etica perché l’etica universale non vuole cardini, ma solo parole vuote di significato.