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Violenza sulle donne, per cosa si dovrebbe marciare

La manifestazione contro la violenza sulle donne? Inutile e controproducente, perché alimenta il conflitto maschio-femmina. Si potrebbero indire manifestazioni contro le vere violenze sulle donne: contro l'aborto, l'utero in affitto, la pornografia, o per la maternità. Ma non si fanno, perché sono politicamente scorrette.

La manifestazione contro la violenza sulle donne (a Torino)

Le manifestazioni contro la violenza sulle donne sono soltanto propaganda, che alimenta uno scontro maschi/femmine assolutamente nocivo, senza ottenere nulla di veramente utile per le donne, gli uomini, la società intera. 

Proviamo ad immaginare una manifestazione oceanica indetta dal gruppo “se non ora quando” o come volete voi, nella “Giornata internazionale contro la rapina a mano armata”. Tutti in piazza contro i rapinatori! Una cosa buona, dirà il lettore. Forse, ma anche un po’ inutile, un po’ ridicola, a meno che non vi sia uno scopo preciso. Se infatti in un determinato paese esistesse una legge che protegge i rapinatori, allora la manifestazione avrebbe il suo significato, altrimenti no. Immaginiamo una manifestazione oceanica contro un altro innegabile male: il tumore. “Tutti in piazza contro il tumore!”...ma forse nessuna persona seria si muoverebbe davvero…

Ora immaginiamo che in Italia esistano leggi che legalizzano la violenza contro le donne. Avrebbe senso scendere in piazza? Sì, per chiedere l’abolizione di tali leggi. Ma in Italia questo non accade: ogni violenza è punibile, leggi alla mano, senza distinzioni di sesso, razza, religione… Dunque contro cosa manifestano le manifestanti? Di solito queste manifestazioni non hanno alcun obiettivo preciso, se non un generico “J’accuse” che alla fin fine è diretto contro l’altra metà del cielo, in toto: i maschi. Come se gli uomini fossero tutti violenti, tutti “animali”, tutti potenziali stupratori. Sì, perchè purtroppo, in assenza di obiettivi precisi, il messaggio che passa è proprio questo. E allora non tarda ad arrivare la risposta, da parte maschile: “anche le donne sanno usare violenza, in altro modo. Quante donne ricattano gli uomini? Quante, con false accuse di violenza, sottraggono loro casa e figli? Quante, scelto l’amante, spediscono fuori dalla sua stessa casa il marito?”. E così via… la battaglia tra i sessi è cominciata, e non finisce più.

Di cosa si parlava pure? Della violenza sulle donne. Ora immaginate che si inserisca anche un cardinale  a caccia di applausi gettando nel dibattito il dipinto della Madonnina con un occhio nero, per fare un po’ il femminsita anche lui: cosa c’entra, si chiederà il fedele cattolico che ormai non capisce più se il Vangelo, per gli uomini di Chiesa, è quello di Cristo o il foglio fondato da Eugenio Scalfari. Forse anche San Giuseppe era violento? Ma torniamo a noi. Dalla violenza sulle donne, siamo finiti a far cagnara su tutto, senza assolutamente affrontare un tema serissimo: quello, appunto, della violenza sulle donne! Eh sì, perchè sì, il tema è importante e andrebbe affrontato. Ma seriamente, concretamente, non scatenando la guerra tra Venere e Marte, per il semplice motivo che tale conflitto non giova a nessuno: se Venere e Marte entrano davvero in collisione totale, finisce l’umanità. Allora sarà bene darsi degli obiettivi concreti.

Ecco, alla manifestazione contro la violenza sulle donne che chiede leggi contro la pornografia, ci andrei anch’io. Non sarebbe una manifestazione contro gli uomini, ma contro una cultura che spinge gli uomini a considerare le donne degli oggetti di piacere, istigandoli di fatto alla violenza. Eppure questa manifestazione purtroppo non la convocherà nessuno. Non i maschi “femministi” a tempo pieno: il mercato porno fa comodo anche a molti di loro. Non i cattolici “aggiornati”, ormai chiacchieroni su tutto, ma afoni nel proporre una visione cattolica dell’esistenza. Non verrebbero neppure molte di quelle femministe che hanno una bella responsabilità nella riduzione della donna ad oggetto. Oltre a qualche cattolico vecchio stampo, si incontrerebbe soltanto qualche femminista stile Eugenia Roccella o Marina Terragni. In verità poca roba.

Proviamo ad immaginare un’altra manifestazione contro la violenza sulle donne: fatta per chiedere il pugno di ferro contro gli uomini che usano le donne come contenitori per figli, comperando ovuli di poveracce o di ragazzotte inesperte e affittando l’utero delle donne indiane, o delle nere d’America. Chi verrebbe a questa manifestazione? Non verrebbero quegli ecclesiastici, vescovi e cardinali, che hanno taciuto in occasione della legge Cirinnà; non verrebbero i gay, sempre pronti a difendere presunti diritti delle donne, ma ancora di più il presunto diritto di due uomini a comperarsi un figlio. Le femministe? Anche in questo caso, molte la darebbero buca: l’ideologia gender ha sempre trovato, in  non poche di loro, uno sponsor entusiasta...

E se provassimo ad organizzare una marcia ricordando che la violenza sulle donne è anche l’aborto, non solo perchè ne uccide in gran numero, ma anche perchè questa pratica, con le conesse sindromi post aborto ecc., è spesso frutto della imposizione o della deresponsabilizzazione del maschio? E se ne facessimo una contro l’educazione sessuale basata sulla pura genitalità, che riduce il sesso ad un mero  godimento egoistico, esaltando di fatto l’impulso sessuale senza controllo (quello stesso istinto che spinge alcuni maschi alla violenza)? Per carità, l’aborto è un diritto e punto! L’educazione sessuale meglio così, che con qualche lezione di stantia morale cattolica sulla fedeltà e il rispetto…

E una manifestazione per i diritti delle madri a farsi riconoscere la maternità come un servizio sociale alla società? Scherziamo! Non vorrai mica dire che la maternità è bella, che è un valore, che è un servzio che merita un riconoscimento! Questo è un discorso maschilista. La maternità è la schiavitù delle donne. 

E vabbè, e allora continuiamo così: urliamoci addosso, uomini contro donne e donne contro uomini. E’ così che vuole l’ideologia; è così che accade quando non si comprende più che l’unica vera urgenza è ritornare ad una sana educazione al rispetto, all’autocontrollo, al sacrificio, alla comprensione della sacralità del rapporto uomo-donna e alla sacralità di ogni vita concepita.