• CASO LAMBERT / L’INTERVISTA

Vincent, appello al Papa: «Non permetta che faccia la fine di mia madre»

«Penso che la madre di Vincent vorrebbe che Papa Francesco desse un nuovo messaggio per suo figlio. Una volta l’ha già fatto ma adesso il tempo stringe», dice alla Nuova BQ Marie-Christine Jeannenot, missionaria francese e amica di Viviane Lambert. «Una voce autorevole come quella del Santo Padre aiuterebbe a fare luce su una norma secondo cui idratazione e nutrizione sono trattamenti che al paziente possono essere tolti. E che invece sono un diritto di base per ognuno di noi!», spiega la religiosa, che racconta la grande fede di Viviane. E confida che con la legge Claeys-Leonetti «hanno tolto la vita anche a mia madre», senza che lei potesse fare nulla per impedirlo.

«Viviane mi ha detto che Vincent ha appena ricevuto, da Vannes, le reliquie di un potentissimo taumaturgo, San Vincenzo Ferreri, un domenicano nato in Spagna a metà del XIV secolo. È successo tutto con l’autorizzazione piena e convinta del vescovo!». Così Marie-Christine Jeannenot, francese residente a Roma, Missionaria della Madonna di Schoenstatt. Amica di Viviane Lambert, madre di Vincent, Marie-Christine è da tempo in comunione d’animo e in costante contatto telefonico con lei. «Combattevo per Charlie Gard e Alfie Evans, poi hanno tolto la vita anche a mia madre. Lotterò sempre e testimonierò per la vita». La Nuova Bussola l’ha incontrata.

Com'è nata la sua amicizia con Viviane Lambert?
L’ho conosciuta il 19 maggio 2018 durante la giornata della Marcia per la Vita, a Roma, e da allora siamo rimaste in stretto contatto. Dal palco Viviane parlò della situazione di suo figlio Vincent, sequestrato nella sua stanza. Disse che non era affatto in uno stato vegetativo, che questa dizione era usata soltanto per screditare la famiglia. Raccontò che suo figlio interagiva - e lo fa ancora oggi! – con lei, con suo marito, con suo fratello David e sua sorella Anna. Viviane mi colpì molto quando gridò che suo figlio Vincent non sarebbe diventato la bandiera dell’eutanasia, bensì la bandiera della vita.

Quali sono le ultime confidenze della madre di Vincent?
L’ho sentita ieri e mi ha detto che il dottor Sanchez, il medico che ha in cura  Vincent, non vuole ascoltare nessuno e che continua imperterrito con il protocollo di fine vita. Viviane mi ha anche detto che porteranno questa vicenda dolorosissima in tribunale.

Di suo figlio cosa dice?
Mi dice che Vincent non è certo in fin di vita, anzi. Muove la testa e gli occhi se glielo si chiede, deglutisce da solo e soprattutto è assolutamente cosciente. Vincent è chiuso a chiave nella sua stanza, non è stato mai curato con la fisioterapia, non ha mai avuto una sedia adatta alla sua condizione di disabile, non è stato mai portato fuori per una passeggiata e in Francia ci sono altre strutture pronte ad accoglierlo. Questo è ciò che mi  racconta.

Viviane Lambert ha 74 anni e da dieci - dal giorno dell’incidente stradale del figlio - convive con una situazione assolutamente angosciante. Come fa a reggere e contemporaneamente ad essere così lucida? Pensiamo ai suoi discorsi pubblici, alle sue lettere a Macron…
Oltre ai suoi avvocati, che hanno lavorato giorno e notte combattendo come leoni, Viviane si è sempre affidata alla sua grande e viva fede. Lei ha un grande cuore di madre: si preoccupa per il suo figlio Vincent, certo, ma la sua battaglia è anche per i 1.700 disabili francesi che sono nelle stesse condizioni del figlio. Lotta per tutti loro ed è da loro che attinge la forza.

Da missionaria porti spesso la Madonna pellegrina tra i letti d’ospedale affinché famiglie e malati trovino conforto. Viviane ti chiede preghiere?
Certo, lei mi ha sempre chiesto di pregare e di far pregare. È un anno che faccio da tramite con i vari gruppi di preghiera e pro-life; per Viviane sapere che non è sola, che intorno a lei c’è una rete spirituale è un grande sollievo. Continua a chiedere preghiere dall’Italia e ringrazia di cuore il nostro paese.

La madre di Vincent si aspetta che Papa Francesco si pronunci ancora per scongiurare la sua morte?
Certamente! Penso che lei vorrebbe che Papa Francesco desse un nuovo messaggio per suo figlio. Una volta l’ha già fatto ma adesso il tempo stringe. Era il 15 aprile 2018 e il Santo Padre chiese preghiere per quelle «persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi paesi che vivono in stato di grave infermità». Ricordo benissimo che al termine del Regina Coeli il Papa pregò «perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione. Con grande rispetto della vita».

A suo parere, è in atto un’adeguata mobilitazione per Vincent Lambert?
So che i centralini di Santa Marta sono intasati da tutti coloro che stanno telefonando o scrivendo perché il Santo Padre dica una parola forte affinché per Vincent si fermi l’esecuzione. È una mobilitazione che nasce dal basso, dal semplice passa parola delle persone. Sicuramente Papa Francesco sta già pregando per lui, ma se vorrà tornare a dire qualcosa in difesa di Vincent, spero che lo faccia presto. Molte persone di buona volontà, cattolici, gruppi pro-life si aspettano parole forti dal nostro Santo Padre, sia per Vincent che contro le leggi mortifere delle nostre “democrazie”.

Crede che potrebbero servire ancora le parole del Papa?
Certo! La “legge Claeys-Leonetti” permette la sedazione profonda del paziente fino a procurargli la morte. Una voce autorevole aiuterebbe comunque a fare luce su una norma secondo cui idratazione e nutrizione sono trattamenti che al paziente possono essere tolti. Ma quelle non sono medicine! È un diritto base per ognuno di noi! Vede, la morte è il passaggio più delicato nel tragitto dell’uomo su questa terra, le persone vanno accompagnate con rispetto e amore. Questi protocolli che tolgono la vita prima - e a volte molto, molto tempo prima - sono una barbarie. Viviane mi parla sempre di un «sistema mostruoso».

Molti cattolici però sembrano tiepidi, disinteressati.
Vorrei anche dire ai cattolici e alle persone di buona volontà che anche noi siamo responsabili e che non possiamo esimerci dall’informare le persone su queste derive. Anche in Italia bisognerebbe dire chiaramente, almeno ai cattolici, che le DAT (Disposizione Anticipate di Trattamento) non vanno assolutamente accettate. Dobbiamo anche lottare contro la proposta sull’eutanasia già in Parlamento. Insomma, Viviane e suo figlio Vincent ci insegnano che non è questo il tempo della tiepidezza.

Anche tu hai dovuto confrontarti con la triste realtà della legge “Claeys-Leonetti” per via della malattia di tua madre.
Purtroppo sì. L’anno scorso, poco tempo dopo aver conosciuto la signora Viviane, sono dovuta tornare in Francia perché mia madre si è ammalata di tumore. Non mi hanno mai fatto incontrare l’oncologo. Malgrado cercassi in ogni modo un contatto con lui, era un continuo sviare. Continuavano a ripetere se fossi io «la persona fiduciaria». Avevo seguito la vicenda di Charlie Gard e di Alfie Evans ma malgrado ciò sono stata ingenua e purtroppo non ho agito in tempo contro il terribile disegno...

Quale?
Mia madre era perfettamente lucida ma loro mi dicevano che era «confusa». Poi ho capito: se una persona non è capace di intendere e di volere, con la legge “Claeys-Leonetti” sono autorizzati a farla fuori. Hanno aspettato che partissi qualche giorno per l’Italia e me l’hanno portata via. Avevo capito le loro intenzioni e stavo cercando un nuovo ospedale per scappare da lì. Purtroppo sono stati velocissimi...

Cosa si può ancora fare per Vincent Lambert?
A questo punto è indispensabile che la gente comprenda l’orrore. Innanzitutto ascoltando i non pochi medici francesi sconvolti dalla scelta di uccidere l’ex infermiere francese. Intervistato dai media francesi, il professor Xavier Ducrocq, capo del Dipartimento di Neurologia del CHR a Metz-Thionville, continua a dire che Vincent «non è assolutamente in una situazione di fine vita». Aggiungendo che uccidere Vincent Lambert significa, ad un tempo «affidare alle cure palliative una missione diametralmente contraria ai suoi principi fondanti; disonorare una medicina che non supporta i suoi fallimenti; e seppellire definitivamente Ippocrate».