a cura di Francesco Boezi
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Via i barboni da piazza San Pietro

barboni

Come raccontano i poliziotti di Borgo Pio la situazione intorno a piazza San Pietro era diventata difficile, anche con risse notturne tra clochard. Il bivacco intorno al colonnato del Bernini è sempre più evidente, reso famoso dal video virale del barbone che defecava e orinava vicino alle “sacre” colonne.

Le autorità vaticane sembrano aver dato un giro di vite alla situazione. Nei giorni scorsi i giardinieri hanno dato un’energica pulita al colonnato accompagnati dalla Gendarmeria che facilitava le operazioni facendo sloggiare eventuali bivacchi lungo il percorso. L’azione del Vaticano è avvenuta inoltre con la collaborazione dell’ispettorato di Polizia di Borgo Pio (alcuni agenti in borghese hanno dato supporto ai gendarmi), con il Comune e con la stessa Ama.

I bagni chimici e le docce per clochard volute da papa Francesco, e poste proprio sotto al colonnato del Bernini, che fine faranno? Pare che non saranno rimosse, i senza tetto potranno continuare a dormire sotto le colonne, ma ora gli viene gentilmente chiesto di liberare gli spazi la mattina per evitare che la piazza assuma le sembianze della latrina a cielo aperto.

Peraltro, anche l’accesso a bagni e docce viene ora presidiato da gendarmi e agenti, visto che si erano manifestati fenomeni di violenza da parte di alcuni clochard nei confronti di altri. Per andare alla toilette “francescana” si chiedeva il pizzo.

L’affollamento di senza tetto nella zona è stato favorito anche dall’apertura del dormitorio a pochi passi dal Vaticano, in via dei Penitenzieri, gestito dalle suore di Madre Teresa. 34 posti in cui si può dormire per al massimo un mese.

Papa Francesco è informato dell’intervento di pulizia e sgombero della piazza. Nel frattempo nella predica a Santa Marta di martedì ha comunque richiamato i fedeli a avvicinarsi ai bisognosi, non aiutarli «da lontano», perché c’è chi è sporco, «non fa la doccia», «puzza».

Greg Burke, direttore della Sala Stampa vaticana, con una nota dice che le ragioni dello sgombero si rifanno a questioni di «buon senso» e «sicurezza»