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Venezuela: spari contro gli aiuti umanitari, rivoluzione più vicina

La crisi del Venezuela ricorda sempre di più le rivoluzioni dell’Est europeo. Maduro rifiuta con sdegno l'arrivo degli aiuti umanitari e chiude le frontiere. I manifestanti sono accolti dai proiettili della Guardia Nazionale. Ma sempre più militari disertano. Oggi a Bogotà (Colombia) si cerca una soluzione diplomatica.

Venezuela, scontri al confine con la Colombia

La crisi del Venezuela ricorda sempre di più le rivoluzioni dell’Est europeo che distrussero dall’interno il blocco comunista, esattamente trent’anni fa. I metodi che Maduro sta adottando, per lo meno, sono gli stessi, classici, metodi dei regimi a “socialismo reale”: la chiusura delle frontiere e il blocco degli aiuti umanitari, visti come un “cavallo di Troia” delle democrazie.

La crisi umanitaria nel Venezuela è conclamata, non da quest’anno, ma almeno dal 2016. Nel 2017 si calcola che i venezuelani abbiano perso, in media, 11 chili di peso. Manca il cibo e il sistema sanitario è al collasso. Mentre Maduro ha sdegnosamente rifiutato gli aiuti umanitari, sia per orgoglio nazionale, sia per la consueta paura di un complotto nordamericano, il presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaidó (riconosciuto presidente ad interim da 50 Paesi nel mondo) ha accettato ed ha, anzi, invitato i camion e i bastimenti carichi di cibo e medicinali ad entrare nel paese. Per sabato, decine di migliaia di manifestanti dell’opposizione si sono accalcati ai confini con Brasile e Colombia, per trasportare gli aiuti nel paese, nonostante il divieto presidenziale. La tensione è cresciuta subito, anche per la presenza di migliaia di attivisti bolivariani, al fianco della polizia e dell’esercito. Il confronto al confine è stato anche musicale. A Cucuta, in Colombia, al confine con il Venezuela, si è tenuto un grande concerto sponsorizzato da Richard Benson (fondatore della Virgin), il Venezuela Live Aid. Anche al di là del confine, i venezuelani hanno potuto sentire i divi della musica latina (fra cui il sempreverde Miguel Bosé) alternarsi sul palco, per perorare la causa degli aiuti umanitari.

Al confine con la Colombia si è verificato l’incidente peggiore, perché, per cercare di mettere le mani sui depositi di aiuti umanitari, una folla di manifestanti si è scontrata con la polizia e la Guardia Nazionale. I militari hanno sparato sia proiettili di gomma che proiettili veri e propri, provocando due morti, fra cui un ragazzino di 14 anni. Tuttavia si sono verificate anche numerose defezioni fra i militari: almeno 60 hanno passato il confine e hanno chiesto asilo in Colombia. Guaidó ha promesso loro l’immunità (quando sarà riconosciuto presidente anche in Venezuela), se passeranno “dalla parte giusta della storia”. Incidenti sanguinosi anche al confine con il Brasile, dove i feriti provocati dalla Guardia Nazionale sono almeno 22, dei quali 18 gravi e trasportati in ospedali brasiliani per cure. La guardia costiera venezuelana, ieri, ha fermato una nave carica di cibo e medicine e l’ha costretta ad attraccare nel territorio olandese oltremare dell’isola di Curaçao.

Oggi si cercherà a Bogotà, Colombia, una soluzione diplomatica. Al vertice è prevista la presenza dei rappresentanti della maggior parte dei paesi latino-americani e di Mike Pence, vicepresidente Usa. Ci sarà anche Guaidó, nonostante Maduro gli abbia vietato di uscire dai confini nazionali. Una presenza, dunque, che è già uno scontro politico al vertice. A far blocco attorno a Maduro sono soprattutto Cuba, Russia e Cina. Mosca, soprattutto, avverte che non tollererà un eventuale intervento statunitense.