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Venezuela, l'opposizione sfida Maduro in piazza

L'opposizione democratica del Venezuela aveva raccolto regolarmente le firme per un referendum revocatorio, contro il presidente Maduro, dopo che il paese è giunto sull'orlo del collasso. Ma il referendum non viene indetto. Allora migliaia di oppositori sono scesi in piazza. La rivoluzione bolivariana si regge solo sulla forza, ormai.

Protesta a Caracas

In Venezuela ricomincia l’escalation di manifestazioni in piazza contro Maduro. "Stiamo andando verso il confronto in piazza, verso uno scontro violento”, ha avvertito Mons. Roberto Luckert, presidente della Commissione per la Giustizia e la Pace della Conferenza Episcopale Venezuelana (CEV) sottolineando che “Nicolas Maduro non vuole lasciare il potere”.

In tantissime piazze, inclusa la capitale Caracas, l’opposizione si è fatta sentire. La MUD (coalizione anti-chavista) ha deciso di scendere in piazza per indire un referendum revocatorio. Mercoledì 11 maggio migliaia di manifestanti hanno cercato di raggiungere la sede del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), per protestare contro il silenzio da parte dell’organismo che entro il 9 maggio avrebbe dovuto iniziare a verificare le firme (1.800.000) consegnate lo scorso 3 maggio (ne servivano solo 195.000). 

Lo schieramento dei militari ha spaccato Caracas in due. L’ordine di Maduro era impedire che l’opposizione manifestasse: dodici stazioni della metropolitana sono state chiuse e la Guardia Nazionale ha preso il controllo della città. Da una parte il blocco militare, migliaia di oppositori hanno tentato di avvicinarsi al CNE, con il governatore Henrique Capriles e i loro deputati in prima linea; dall’altra parte, la marcia pro-governo convocata all’ultimo minuto da Nicolas Maduro. Il risultato? Repressione con gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro le manifestazioni di opposizione.

Mentre l’opposizione veniva repressa, il presidente venezuelano ha radunato i suoi sostenitori di fronte al palazzo presidenziale per esporre la sua posizione: "Le azioni golpiste, destabilizzanti, anche se sembrano costituzionali, sono impotenti di fronte al potere popolare”, ha detto il delfino di Chavez ribadendo inoltre che la “rivoluzione bolivarista” non sarà rovesciata, “né nel 2016, né nel 2017, né nel 2018, né nel 2030”.

Ma la lotta per la democrazia in Venezuela non si fermerà. La MUD ha organizzato nuove manifestazioni per sabato prossimo. “Tutti noi dobbiamo dimostrare che difenderemo le nostre firme, difenderemo il nostro diritto di cambiare, difenderemo la Costituzione”, ha affermato in conferenza stampa il suo portavoce, Jesus Torrealba, aggiungendo che si avvicina un “periodo di lotta difficile”.

Mentre la tensione è in crescita, si avvicina la visita di Gallagher a Caracas. Fra una decina di giorni il Segretario della sezione per i rapporti con altri Stati, Mons. Paul Gallagher, vivrà da vicino la tensione interna di un paese sbattuto tra il confronto politico e la crisi economica fuori controllo. Il popolo venezuelano guarda la sua visita con speranza ma la realtà del paese sudamericano è ancora più complessa: il presidente Maduro “ha una posizione ideologica chiusa, per quello non c’è nessuna reazione ufficiale alla lettera e ai messaggi del Papa", ha spiegato in una intervista radiofonica l’arcivescovo venezuelano Ramon Ovidio Perez Morales. Per il porporato il problema è il tipo di governo che esiste in Venezuela, “di taglio marxista socialista… che pensa che la religione debba esser cancellata”. Così c'è poca speranza…