a cura di Francesco Boezi
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Uno scandalo in Pennsylvania

Settantuno preti della Pennsylvania sono stati accusati di aver compiuto abusi ai danni di minori. La vicenda dovrebbe essersi sviluppata nel corso di almeno settant’anni. Qualcuno parla di un trentennio. Altre fonti, in maniera più specifica, pongono l’accento sul triennio che va dal 1971 al 1974. L’iniziativa del vescovo della diocesi di Harrisburg, però, è notizia di pochi giorni fa.

Monsignor Ronald Gainer ha deciso, optando anche per rinunciare a qualsivolgia diritto di riservatezza, di rendere pubblici i nominativi dei sacerdoti interessati sul portale mediatico diocesano. Il gran giurì, nel dichiarare valide le prove relative alla chiusura delle indagini, aveva fatto registrare un numero ben più alto: trecento sacerdoti accusati di pedofilia e/o, con buone probabilità, di reati attinenti. Questa cifra è riferibile all’intero stato statunitense (diocesi di Allentown, Erie, Greensburg, Harrisburg, Pittsburgh e Scranton), mentre settantuno risultano essere solo i consacrati appartenenti all’episcopato di Harrisburg.

Sarebbero coinvolti anche vescovi presi di mira dalla giustizia ordinaria per aver insabbiato degli episodi. I dettagli non sono stati ancora resi noti. Dopo il caso McCarrick sembra essere arrivata un’altra tempesta in grado, forse, di smuovere qualcosa in Vaticano.

Gli edifici della diocesi presieduta da Gainer che presentassero intitolazioni o riferimenti ai coinvolti, inoltre, dovranno essere rinominati. I sacerdoti presenti in lista non potranno più essere nominati all’interno di discorsi pubblici. Devono, insomma, essere cancellati, secondo le regole più classiche della damnatio memoriae. Ma non è tutto.

La Chiesa americana appare sempre più scossa per quanto emerso su McCarrick. Almeno due vescovi hanno chiesto di aprire un’inchiesta interna.Il cardinale Wuerl ha proposto l’istituzione di una commissione d’inchiesta. La sensazione è che si voglia evitare di prendere una china scivolosa dalla quale potrebbe divenire complesso risalire. Il correntone progressista, quello composto dai cardinali Tobin, Cupich e soprattutto Farrell, continua nella sua opera di rivisitazione dottrinale: nonostante le polemiche sollevate da molti, la presenza di James Martin, gesuita pro Lgbt, all’incontro mondiale delle famiglie di Dublino è confermata.