a cura di Benedetta Frigerio
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Una Pasqua nel segno della speranza per i cristiani della piana di Ninive

I cristiani tornati a Mosul e nella piana di Ninive, da cui erano fuggiti nel 2014 per sottrarsi all’Isis, hanno celebrato la Pasqua in un clima di speranza. Quasi la metà delle famiglie si stima sia tornata nonostante le enormi difficoltà dovute a carenza di infrastrutture, problemi economici e non ultima l’inagibilità di migliaia di abitazioni. A creare un clima più sereno ha contribuito la riapertura di molte chiese fino a pochi mesi fa inagibili, la possibilità di organizzare processioni e via crucis e la presenza dell’arcivescovo caldeo di Mosul, monsignor Najib Mikhael Moussa, che ha presieduto le celebrazioni. Don Paolo Thabit Mekki, responsabile della comunità cristiana di Karamles ha raccontato gli eventi della Settimana Santa all’agenzia AsiaNews, evidenziando come fatto più significativo “il ritorno di tanti dei nostri che vivono in Canada, Stati Uniti, Europa, che sono venuti proprio per partecipare alle celebrazioni della Settimana Santa”. Una famiglia da molti anni residente in Canada è tornata per celebrare a Karamles il battesimo della figlia: “La cerimonia si è tenuta nel santuario di Santa Barbara – dice don Paolo – un luogo caro a tutti i cristiani di questa zona. E tante famiglie della diaspora hanno deciso di portare qui figli e nipoti, per far riscoprire le loro radici, il legame con la loro terra”. Molti fedeli hanno anche ripreso l’antica tradizione contadina di piantare dei rami di ulivo benedetto nei campi: “un segno – spiega don Paolo – della nostra appartenenza a questa terra, della decisione che abbiamo preso di restare e che vogliamo ribadire con forza”.