a cura di Anna Bono
  • Somalia

Una organizzazione criminale controlla gli sfollati di Mogadiscio

 

Oltre mezzo milione di sfollati vivono a Mogadiscio, la capitale della Somalia, e nei suoi dintorni. Molti di essi abitano in campi profughi privati e devono consegnare regolarmente ai loro guardiani una parte delle razioni alimentari mensili che ricevono dalle organizzazioni non governative, come pagamento della quota di soggiorno e per la fornitura di servizi di base. “Prendono metà di tutto ciò che riceviamo – ha spiegato all’agenzia The New Humanitarian una donna sfollata madre di otto figli – tutta la gente che vive nel mio campo per sfollati fa lo stesso. Benché il cibo mi serva tutto, non posso rifiutare di darlo ai guardiani perché se no mi cacciano dal campo”. I guardiani hanno sviluppato una redditizia attività che consiste nel trovare una sistemazione ai profughi, fornire loro protezione e servizi essenziali. Si sostituiscono al governo somalo inetto e al personale Onu che limita a pochi minuti al giorno la propria presenza a causa dell’insicurezza. Di fatto i guardiani fanno parte di una organizzazione criminale che fa da intermediaria tra i donatori e le ong internazionali e gli sfollati. Vi aderiscono capi comunitari, uomini d’affari, miliziani, proprietari di terreni e anche degli sfollati. Al peggio i guardiani considerano gli sfollati come una merce da sfruttare cinicamente controllandone i movimenti e intimidendoli con pratiche che hanno a che vedere anche con la stregoneria. Si ritiene che a Mogadiscio ci siano da 130 a 140 guardiani, in prevalenza donne, che gestiscono uno o più campi e di solito prelevano dal 10 al 30% degli aiuti che gli sfollati ricevono. Ma succede che interi automezzi di aiuti umanitari finiscano venduti nei mercati.