• DISGELO

Una breve pace olimpica fra Nord e Sud Corea

L'incontro fra le due delegazioni

Panmunjeom è un luogo della cortina di ferro fra Corea del Nord e Corea del Sud in cui i due schieramenti sono così vicini che possono guardarsi negli occhi. Qui si è firmato l’armistizio del 1953 che ha posto fine (temporaneamente, mai ufficialmente) alla guerra di Corea. E’ solo una tregua lunga mezzo secolo, non una vera e propria pace. Questo è uno dei luoghi privilegiati per i rari incontri di pace fra le due Coree. L’ultimo è avvenuto proprio ieri mattina (ancora notte, nell’ora italiana) ed è durato una decina di ore. Si è parlato di sport, denuclearizzazione, ricongiungimenti familiari, comunicazioni ed esercitazioni militari. Un bel segnale di distensione, dopo tanta tensione militare, ma i risultati che si attendono non sono eclatanti. Sì alla presenza di una delegazione nordcoreana alle Olimpiadi invernali, in Corea del Sud. Nessun accordo su tutti gli altri punti di discussione.

A guidare le delegazioni diplomatiche sono stati due ministri: Cho Myoung-gyon, ministro per l’Unificazione sudcoreano; per Pyongyang c’era Ri Son-gwon, presidente del Comitato per la Riunificazione Pacifica della Nazione. Su questo incontro si è investito molto, soprattutto emotivamente, specie dopo il test nucleare e i numerosi lanci di missili nordcoreani nel Mar del Giappone. Papa Francesco ha annoverato i colloqui nordcoreani fra i primissimi argomenti dell’agenda internazionale, nel suo discorso di lunedì al corpo diplomatico della Santa Sede. “E’ di primaria importanza – ha detto il pontefice - che si possa sostenere ogni tentativo di dialogo nella penisola coreana, al fine di trovare nuove strade per superare le attuali contrapposizioni, accrescere la fiducia reciproca e assicurare un futuro di pace al popolo coreano e al mondo intero”. “C’è un detto secondo due un viaggio dura più a lungo se lo si fa in due”, ha premesso il nordcoreano Ri, aggiungendo che sia sua intenzione “presentarmi con un regalo prezioso per il mio popolo, in occasione del nuovo anno”. Dal canto suo, Cho Myoung-gyon, a nome del Sud ha auspicato colloqui di pace e di riconciliazione fra le due Coree e si è detto convinto che le prossime Olimpiadi invernali, che si terranno nel suo paese, saranno “delle Olimpiadi di pace”.

L’unica ad esprimere perplessità sulle trattative inter-coreane pare essere l’amministrazione Trump negli Stati Uniti. Ieri, la Casa Bianca ha avvertito che il dialogo potrebbe essere un escamotage usato dal dittatore Kim Jong-un per dividere la Corea del Sud dagli alleati statunitensi. Il sospetto è più che fondato. Dopo i colloqui inter-coreani, il capo della delegazione nordcoreana ha smentito che si sia raggiunto alcun accordo sul programma nucleare del suo paese. Proprio perché le armi nucleari di Pyongyang, sono “puntate unicamente sugli Stati Uniti”. “Non sono puntate sui nostri fratelli, né sulla Russia, né sulla Cina”. Ma solo sugli Stati Uniti. E’ un chiaro messaggio intimidatorio. E leva un po’ di poesia a tutte le dichiarazioni di speranza e di pace che hanno accompagnato questo incontro. Di fatto il messaggio di Pyongyang è questo: noi abbiamo sviluppato armi nucleari per minacciare gli Usa. Se state alla larga dagli Usa, non rischiate nulla. Ma se continuate a rimanere alleati…

Lo scopo immediato dei colloqui di ieri era sulla presenza di una delegazione atletica nordcoreana alle Olimpiadi invernali che si terranno il prossimo febbraio. E alle successive Paralimpiadi che si terranno in marzo. Su questo punto non ci sono stati problemi: i nordcoreani parteciperanno ai Giochi. Per facilitare un accordo, i sudcoreani e gli americani, di comune accordo, hanno accettato di rinviare le prossime manovre militari Key Resolve e Foal Eagle, che avrebbero finito col rovinare anche i Giochi. Secondo gli esperti militari della Federation of American Scientists, la Corea del Nord rimanderà tutte le provocazioni a dopo i Giochi. Ma poi userà le nuove manovre militari sudcoreane come pretesto per condurre i nuovi test missilistici. Quindi i nordcoreani accettano la pace olimpica, mandano le loro squadre di sportivi nel Sud, ma poi nemici come prima. Questo è ciò che ci si deve ragionevolmente attendere nei prossimi mesi. E’ quel che si attende anche Chun Yung-woo ex consigliere presidenziale per la sicurezza sudcoreano, che al Wall Street Journal dichiara che il regime di Pyongyang stia solo cercando di prendere tempo. Le sanzioni economiche internazionali imposte sul "regno eremita", a seguito dei suoi test missilistici illegali, sono molto pesanti. Dunque il regime di Kim ha la necessità di spezzare, almeno temporaneamente, il suo isolamento internazionale e garantire un minimo di respiro alla sua economia. Poi sarà, probabilmente, tutto come prima: il programma nucleare e missilistico è già molto avanzato ed è pressoché impossibile pensare che possa essere terminato nel nome dello sport.