• MIRIANO

Un soldato semplice di nome Costanza

È uscito nei giorni scorsi il nuovo libro di Costanza Miriano, "Diario di un soldato semplice - Il Signore ama vincere con un piccolo esercito" (Ed. Sonzogno). È una raccolta di pezzi usciti sul suo blog, uniti da alcune pagine che lei ha aggiunto, che raccontano la battaglia degli ultimi anni (compresa quella dentro la Chiesa). Pubblichiamo la prefazione di Raffaella Frullone.

La copertina del nuovo libro di Costanza Miriano

Oltre sei milioni di contatti unici, picchi di quarantaduemila accessi, duemilacinquecento post in sette anni, lettori in oltre venti paesi del mondo. I numeri già dicono molto visto che si parla di un blog di nicchia, eppure la notizia non sono i numeri.

Quando è nato, in sordina, nel marzo del 2011, il blog costanzamiriano.com è stato preso d’assalto per un motivo: tutti volevano capire meglio chi fosse colei che aveva osato titolare un libro – il suo primo libro – Sposati e sii sottomessa. Suonava scandaloso. I paladini del politicamente corretto hanno subito accusato Costanza Miriano di essere «integralista», «fondamentalista», «cattotalebana». Quando ho trovato il suo testo in una libreria nella sezione “Cultura islamica”, pensavo di aver visto tutto, invece poco dopo in Spagna le proteste sono arrivate a invocare la censura con l’accusa di «istigazione alla violenza».

Poi c’è stato chi il libro lo ha letto. Lo ha capito. E ha avuto un moto di commozione mista a nostalgia, perché certe cose, scritte così bene, non si sentivano da tempo. Come Costanza Miriano ribadisce nei suoi incontri, nella sostanza non ha inventato nulla, attingendo dalla tradizione bimillenaria della Chiesa, ma è come se lo avesse fatto: perché non solo la tradizione non l’ha rinnegata – cosa che accade continuamente nelle nostre parrocchie – ma ha deciso di indossarla orgogliosamente, accostandola al top nero di paillettes e alle sue borse leopardate.

Perché il mondo può anche arrivare a tollerare che esistano donne così retrograde da andare a messa quotidianamente, ma devono rientrare nel cliché, quindi possibilmente devono essere sciatte, attempate e impegnate in una sorta di lamentatio perenne. Costanza Miriano non ha solo ribaltato tutto questo, ma ha dato voce a un popolo silenzioso che era in sintonia con lei. 

Il blog è presto diventato il punto di incontro per persone di età, provenienza e professione diverse, unite però  dal desiderio di vivere fieramente la propria fede. Così si sono ritrovate mamme che finalmente potevano dire ad alta voce di preferire i figli alla carriera, donne che potevano discutere di come vivere la castità nel fidanzamento, sacerdoti autenticamente appassionati di Cristo, uomini che non rinunciavano alla recita del rosario, nella certezza che supplicare la Regina del Cielo sia l’arma più potente e virile per risolvere i problemi di questa terra.

Nel giro di pochi mesi costanzamiriano.com ha cambiato la geografia delle amicizie di molti (tra cui certamente le mie), anche grazie agli incontri che la sua titolare ha iniziato a tenere su e giù per l’Italia (non mi riferisco tanto alle conferenze, quanto agli incontri a margine che lei tiene con le singole persone prima e dopo le conferenze stesse, in cui raccoglie informazioni dettagliate su vite, figli e famiglia, battendo record di “ascolto” e regali scambiati): amicizie prima virtuali poi divenute reali, persone che hanno iniziato a frequentarsi facendo ore di macchina, donne che hanno iniziato a pregare insieme tra una lacrima, il lavoro e i consigli sul siero antietà, famiglie che si aiutano tra loro, anche economicamente, mariti che discutono dei massimi sistemi. Per tutti era palpabile il desiderio di far parte di una comunità che aiutasse a vivere la fede e a puntare al massimo, la vita eterna (e, visto che ci siamo, pure il centuplo quaggiù). Il blog è diventato una sorta di monastero wi-fi e i suoi lettori ormai sono parte della Compagnia dell’Agnello.

In questi anni sono nate piccole grandi realtà come le Sentinelle in Piedi, la Manif Pour Tous Italia – oggi Generazione Famiglia – i circoli Voglio la Mamma, i Moschettieri dei falsi miti di progresso, il Comitato Articolo 26, Non si tocca la Famiglia, il Comitato difendiamo i nostri figli, il Popolo della Famiglia, e i due storici Family Day organizzati a Roma, nati dal basso, autonomi rispetto agli apparati ecclesiastici, e anche per questo tanto partecipati quanto avversati. Di questo movimento magmatico Costanza Miriano è diventata una protagonista di primo piano, volente o nolente – lei è nolente, «Io non voglio essere leader di niente» mi ripete al telefono. Ma dovrà far pace con il fatto che la sua penna brillante, la sua fede limpida e tenace, e la sua capacità di fare amicizia anche con il palo della luce ne hanno fatto un punto di riferimento.

I suoi interventi sul blog e sui social hanno iniziato a essere ripresi, a essere attaccati, a fare opinione. Anche dentro la Chiesa. Di fatto negli ultimi anni il blog è diventato un po’ anche una casa per tutti quei cattolici che si sentono in qualche modo orfani delle guide che avevano avuto nelle parrocchie, nei movimenti, in parte della Chiesa stessa. «Gli uomini che vivranno in un mondo totalmente programmato» aveva profetizzato Ratzinger nel 1969, «vivranno una solitudine indicibile. Se avranno perduto completamente il senso di Dio, sentiranno tutto l’orrore della loro povertà. Ed essi scopriranno allora la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.» 

Questa è una raccolta del meglio del blog, ma è anche il racconto di un percorso di crescita umana e spirituale dell’autrice, che dopo il primo Family Day in piazza San Giovanni nel gennaio del 2016 scriveva: «Credo che il gesto più impolitico che potessimo fare sia stato scendere in piazza – e lo faremo di nuovo se servirà – per gridare all’uomo la verità su se stesso, per difendere i bambini, per lottare per la felicità dell’uomo, incuranti delle reazioni politiche, delle alleanze. Umili, disinteressati, beati per il sole che ci ha baciati dopo l’acquazzone.»