a cura di Benedetta Frigerio
  • Nigeria

Un sacerdote è morto in Nigeria, vittima degli scontri etnici che tentava di sedare

 

Si svolgerà il 2 settembre il funerale di David Tanko, il sacerdote ucciso il 29 agosto in Nigeria mentre si stava recando in un villaggio del centro est del paese, Takum, nello stato di Taraba, per tentare di convincere due etnie, i Tiv e i Jukun, a deporre le armi e stipulare un accodo di pace. Gli aggressori, si suppone di etnia Tiv, che gli hanno teso l’agguato, dopo averlo ucciso hanno dato fuoco al suo corpo e alla sua automobile. La diocesi di Jalingo è in lutto. “Abbiamo predicato la pace e fatto sforzi per portare entrambe le parti al tavolo negoziale – ha spiegato Monsignor Charles Michael Hammawa all’agenzia Fides – la nostra preoccupazione principale ora è di dargli una sepoltura adeguata. Non vogliamo che vi sia alcuna rappresaglia che non farà che peggiorare la situazione”. Il 28 agosto era stato ucciso uno studente della ECWA Seminary School. Tiv e Jukun sono in conflitto sembra dagli anni 50 del secolo scorso, probabilmente anche da prima. Da qualche mese gli scontri si sono intensificati, innescati da una disputa sorta ad aprile seguita da un susseguirsi di raid nei villaggi delle due etnie con saccheggi e vittime che si sono estesi anche al vicino stato di Benue. Molti Tiv e Jukun sono Cristiani, ma molti seguono la religione animista e una minoranza di Jukun è di fede musulmana. Il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, ha fatto pervenire alla comunità cattolica e a tutta la popolazione del Taraba le condoglianze del governo federale: “il desiderio di sterminio manifestato da entrambe le parti – ha detto – è una vergogna ed è contrario all’essenza della diversità etnica e religiosa del nostro paese”. Secondo il presidente, che ha ordinato ai governatori e agli anziani del Taraba e del Benue di riunirsi e risolvere la crisi, il conflitto etnico Tiv/Jukun è uno dei più insanabili e persistenti problemi di sicurezza del paese. Oltre ai religiosi vittime di persecuzione, molti religiosi ogni anno pagano con la vita il fatto di voler continuare a svolgere la loro missione in territori pericolosi.